CRONACA DI UN RISVEGLIO ANNUCIATO: «LA CALABRIA SOFFRE DI UN DEFICIT DI RAPPRESENTAZIONE, MA IL MUTAMENTO E' IN ATTO» 

L'editore Florindo  Rubbettino interpreta il pensiero di Corrado Alvaro e la sua profezia: «Un mondo nuovo pulsa col suo motore nel più piccolo villaggio». E ristampa Un treno nel Sud

di Donata Marrazzo  6/04/2017

Foto di Pino Mangione

E’ stato snobbato per anni Corrado Alvaro. Nativo di San Luca, con l’assillo morale per la Calabria, lirico nello stile, lacerato da fughe e rimpianti, destino e nostalgia, tempo e memoria, “utopista insofferente”, contrario però a ogni retorica identitaria, lo scrittore si riprende il suo posto in letteratura tra i grandi autori del ‘900. Tra Vittorini e Moravia, Carlo Levi e Pasolini. E, a 60 anni dalla sua morte, torna attuale per la sua visione di calabrese mediterraneo ed europeizzato, il realismo meridionalista, il pensiero decadente, la coscienza laica e liberale, le intermittenze del cuore. Nel 1933 scriveva: «La civiltà europea è ormai come il mantello di Cristo, diviso in parti diverse, in tutte ugualmente sacro, ma finito nella sua unità inconsutile».

La ristampa di Rubbettino

Florindo Rubbettino, editore militante (in nome della sua terra e del pensiero liberale) a Soveria Mannelli dove ha ereditato l’azienda tipografica di famiglia, sensibile ai temi della Calabria e del Mezzogiorno, con la sua storica casa editrice, punto di riferimento di livello nazionale per la saggistica in materia di economia, politica e scienze sociali, ha ristampato "Un treno nel Sud", pubblicato la prima volta da Bompiani nel 1958. Una ricognizione utile a chi ha a cuore la Calabria intorno a un autore che ha sempre guardato alla cultura come «un potente strumento per mutare condizione». Il saggio introduttivo è di Vito Teti. 

Un deficit di rappresentazione

«La Calabria soffre di un deficit di rappresentazione - esordisce l’editore -  e con questa ristampa abbiamo voluto dare un contributo alla raffigurazione di un grande narratore, talmente attuale da poter essere considerato un classico della letteratura».

Eccoci qui, 60 anni dopo Alvaro

Osservatore penetrante, Alvaro - che fu anche giornalista del Corriere della Sera e corrispondente per Il Mondo - colse allora una trasformazione in atto che nei decenni a seguire però fu interrotta. Adesso se ne avverte la ripresa: «La Calabria è nel suo momento di mutamento - scriveva  -  In pochi anni sono sorti miracolosamente ponti e strade che formavano l’aspirazione di secoli, il mondo nuovo pulsa col suo motore nel più piccolo villaggio. Già qualcuno pensa a un museo di curiosità popolari, che è l’archeologia dei luoghi. Di qui a cinquant’anni, se ai moti esteriori della civiltà risponderanno quelli interiori, la Calabria sarà una regione totalmente cambiata». Ed eccoci qua, più di 50 anni dopo, in evidente ritardo: «E’ vero - aggiunge Rubbettino - lo scrittore per primo percepì quel cambiamento di cui successivamente però si è persa traccia, quando chi avrebbe potuto contribuire allo sviluppo e alla crescita di questa terra - penso alle fasce intermedie della società, la borghesia, ad esempio - è rimasto plasticamente assente, chiuso nel guscio, condizionando la vita delle nostre comunità. Oggi si sente di nuovo qualcosa fiorire, qualche nuovo elemento sta modificando il profilo della nostra regione».

Corrado Alvaro

Corrado Alvaro

Cambiamento puntiforme

Una situazione puntiforme, quella cui accenna l’editore calabrese, di cui non si intravvede ancora la linea di congiunzione: «Vedo il fermento, parte dal basso, sta nel ritorno all’agricoltura, nell’innovazione sociale, nella cultura intesa come modello di sviluppo. In alcune eccellenze accademiche, nell’interesse dei media, anche internazionali. Ma dobbiamo fare attenzione - avverte l'editore -  perché il sistema è ancora molto fragile».

«Quando le nazioni che si affacciano su questo mare si accorgeranno meglio di far parte dello stesso sistema naturale, d’una stessa tradizione di storia e cultura, pur essendo di differenti razze e religioni, si aprirà un novo periodo della storia d’Europa, rinascerà un nuovo universalismo e ancora una volta il Mediterraneo sarà il cuore del mondo»: è Alvaro che parla con sentimento mediterraneo, unitario. Una visione che sposta sull’Italia e sulla Calabria. Condivisa da Rubbettino: «E’ questo lo spirito che deve spingerci per sostenere questa startup della Calabria, con una politica consapevole del suo ruolo,  della necessità di una nuova narrazione e di un brand che incorpori i valori immateriali della nostra terra».

Frammenti di Calabria

A cominciare dal paesaggio, quello biancheggiante delle serre joniche, sempre suggestivo e solenne: «Ho ritrovato la mia terra più bella di quanto non sospettassi io stesso, coi suoi altopiani interni che paiono di una contrada boreale d’Europa e la sua vecchia consunta sponda greca dell’Jonio», scriveva Alvaro a ogni suo ritorno. Così, invece, parla di donne in "Un treno nel Sud": «E mentre fuggivo, a Bovalino Marina mi trovai in un caffè a bere qualcosa e a disputare col conducente per pagare io il gelato mattutino, buono nell’aria sottile tra mare e monte, sotto un cielo riflesso dal mare. Si stava bene in quel caffè, dove dal banco sorrideva con un largo sorriso una prospera ragazza. Senonché quel sorriso mostrava tutti i suoi denti, quei denti che qui le donne confidano al solo sguardo dell’uomo che amano. E scoprii, da una sua risposta, che quello era un sorriso di valle padana. Si trovava ella qui, su questa marina greca dove il mare deserto si posa come dipinto da un bambino, sulla costa disegnata ad arco bianca e solitaria. Ella solida, ricca dei suoi fianchi e del suo orgoglio di donna che sa mandare avanti un negozio e sorride e dice grazie prendendo il suo denaro. Ed era l’immagine stessa di un miraggio. Avrei dovuto accorgermene prima, dagli occhi attoniti degli uomini che l’assaporavano nel loro gelato di crema e fragola». E poi, il mare che «sboccava sul letto del torrente, il mare veniva incontro con le sue onde bianche come un armento, e non arrivava mai, e tornava indietro, e le fronde dure dei pioppi tremavano alla brezza crepitando in un sordo concerto».

Migrare è votare con i piedi

Recuperare Alvaro, scrittore, poeta, traduttore e sceneggiatore -  il suo lirismo e la nostalgia, il dopoguerra, i viaggi e il suo sradicamento - e riportarlo nel firmamento della grande letteratura, è un’operazione che oltre a un valore culturale ne ha uno sociale. E’ un’occasione per ricostruire la nostra identità: il suo sguardo aperto sul mondo, carico di passione civile e prospettiva europea, contiene sempre frammenti di Calabria, del suo paesaggio, che non è mai sfondo o cornice ma elemento costitutivo del racconto. «Oggi sappiamo, perché siamo più consapevoli, quanto sia importante la fisionomia del territorio, con i suoi elementi naturali, l’arte e l’architettura, per lo sviluppo di questa regione. E sappiamo che dobbiamo assumerci noi per primi la responsabilità dei nostri fallimenti. Qui possiamo continuare a scegliere in due modi: nelle urne elettorali o con i piedi, emigrando, fuggendo, girando le spalle a questa terra. La cattiva coscienza dell'Italia è solo un fattore aggiuntivo»

Corrado Alvaro al prossimo Salone del Libro

Lo scrittore calabrese torna, dunque, a pieno titolo al centro del dibattito culturale: Rubbettino gli dedicherà un ampio  spazio al prossimo Salone del Libro di Torino. Anche per sottolineare la vitalità della letteratura calabrese. Come dimostra il Premio strega di quest'anno - Alvaro lo vinse  nel 1951  con "Quasi una vita" (Bompiani): tra i finalisti Soldati, Levi, Moravia, Rea - al quale partecipa Domenico Dara di Girifalco, con il romanzo "Appunti di meccanica celeste" (ed. Nutrimenti), presentato da  Valeria Parrella e Andrea Vitali.

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