TELL ME THE WORLD, ALL'UNICAL PROGETTO SPERIMENTALE DI INCLUSIONE SOCIALE CON TECNOLOGIE DIGITALI 

L'associazione culturale calabrese Zagreus, specializzata in educazione non convenzionale, in collaborazione con alcune  organizzazioni europee, ha ospitato giovani provenienti da Italia, Romania, Lituania e Svezia  per sviluppare uno studio innovativo sull'integrazione.

di Roberta Caruso | 2/05/2017

Il puntatore posizionato sulla fronte di Josephine ci spalanca un mondo. Basta cliccare e la donna nigeriana inizia a raccontare la sua storia. La chiamano "Mama Africa", ha 3 figli,  e fa il resoconto di una vita, le vicende più drammatiche, gli abbandoni  familiari, ma anche i suoi gusti, la musica che le piace, il tempo che trascorre con gli amici. Oggi aiuta i rifugiati africani a trovare la loro strada in Italia, a integrarsi preservando la propria identità. Canta, parla, balla. C'è una storia scritta negli occhi, sul naso, sulle sue labbra, e anche più di una. Una mappa dettagliata, tracciata sul volto che rivela la sua esistenza. E' il progetto sperimentale di Zagreus, associazione culturale con sede a Simeri Crichi (in provincia di Catanzaro), specializzata in educazione non convenzionale. Sulla piattaforma Tell me the world tutti i volti sono mappe, anche quello di tre rifugiati,  Magd originario della Palestina, Lazarus,  studente dell’Unical proveniente dal Burkina Fasu,  e Shams, che è partito da Kabul,  ha girato il mondo e poi è arrivato in Italia.

La Face Map di Josephine

L'obiettivo? "Potenziare empatia e inclusione sociale attraverso lo storytelling digitale", spiega Maria Scalese presidente di Zagreus e ideatrice del progetto. L'iniziativa, svolta in collaborazione con Alessandro Senato, Ismaele Masiello e Fortunato Greco, ha coinvolto all'interno dell'Unical 45 ragazzi provenienti da Italia, Romania, Lituania e Svezia, grazie al contibuto di Asociatia GEYC, Hello Youth e Asociacija "aktyvus jaunimas". Per 10 giorni i giovani hanno svolto laboratori "face to face" con i 4 immigrati, producendo video, tracce audio, immagini e altri contenuti con cui poi sono state composte le Face Maps.

La Face Map di Josephine

Un'indagine per favorire l'intergrazione

Il risultato è un'indagine che è anche antropologica,sociologica, giornalistica. Un approfondimento nel genere umano che  svela i misteri che si celano nei volti delle persone, nel loro sguardo o tra le rughe del viso.“Ogni tratto distintivo del volto di ciascuno di noi descrive un vissuto, una storia”, spiega Maria Scalese. E dobbiamo imparare a leggerla.

Attraverso i workshop  i 45 ragazzi selezionati per l'innovativo percorso di formazione hanno vissuto a contatto con i propri testimoni di riferimento per 10 giorni, intercettando e  documentato ogni sfumatura del  vissuto di Josephine, Magd, Lazars e Shamd. “E' stato per tutti un invito a uscire dalla propria zona di comfort, per entrare veramente in contatto con mondi lontanissimi, superando  i muri del silenzio, apprezzando e considerando le differenze”, aggiunge Maria.

I laboratori di Tell me the world

Collaborazioni internazionali

Per definire la piattaforma digitale, Zagreus ha utilizzato alcuni strumenti messi a disposizione dall'università di Chicago, sul sito del Knight Lab, specializzato in giornalismo, comunicazione e marketing. A monte un finanziamento europeo di 25mila euro per gli  scambi interculturali, nell'ambito del programma Erasmus +.

"Siamo stati travolti dalla vitalità con cui hanno partecipato i giovani - aggiunge Maria Scalese -  tanto che abbiamo integrato più contenuti di quanti ne avevamo previsto". Durante la formazione i ragazzi hanno incontrato Enza Papa che dal 2015 lavora per il Servizio centrale dello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) dell'Anci. E' lei che monitora le attività delle province di Reggio Calabria, Catanzaro e Vibo Valentia e che ha seguito i Lighthouses, laboratori di progettazione e di contaminazione sul sistema di accoglienza italiano. In aula, fra gli altri,  Meryem Maktoum, mediatrice volontaria nell'isola di Lampedusa,  i rappresentanti del Moci (Movimento Cooperazione Internazione),le Officine Babilonia che lavorano a Cosenza da anni per diffondere buone pratiche di accoglienza tra i cittadini e l'associazione multietcnica La Kasbah.

Maria Scalese

Il futuro di Tell me the world

"Raccontare le storie di tre rifugiati e una immigrata economica, che si sono integrati completamente nel tessuto sociale locale, è stata una straordinaria opportunità. Dare la dimensione del possibile è uno degli obiettivi di questo progetto, che si propone come un eccezionale strumento di inclusione sociale". Contro ignoranza, rifiuto e indifferenza. “Per il futuro - conclude la presidente di Zagreus - ci proponiamo di dar vita a un sistema capillare di digitalstorytelling e storymapping, prodotti in open source".

Josephine

Magd

Lazarus

Shams

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