(PAESAGGI UMANI)

Stefania nel paese dei comignoli

Un decennio vissuto a Roma per poi scoprire che un bel giorno le motivazioni per restare sono deboli e che visceralmente “tornare a casa” in Calabria è il pensiero dominante.

Un furgone in noleggio con 12 anni di vita dentro, senza sapere esattamente cosa fare della nuova esistenza in Calabria e solo dopo scoprire che sarà una vera e propria “resistenza”.

Dello “stare in Calabria” non avevo alcuna idea precisa, solo ricordi di adolescenza ormai congelati. Telefonicamente avevo proposto ai miei genitori di andare a vivere a Civita, il paese dei nonni, e non pensavo che avrebbero accolto la proposta al volo. Le cose si sono svolte fluidamente, come quando devono accadere per cui le energie concordano tutte verso i nostri desideri. La casa dei nonni era ancora in ristrutturazione ed io ero già lì con un materasso a terra e senza porte. Mi sentivo a casa!

I primi anni sono stati una vera e propria “prova”, nulla di preciso che sostanziasse la mia vita – a parte le escursioni lungo il paesello e intorno fino a perdermi. Scoprivo per la prima volta un luogo vissuto da bambina, ma che percorrevo senza spingermi oltre i suoi confini e che non guardavo per “vedere” quello che oggi suscita in me emozioni e ispirazioni -  che da bambina a mia insaputa davano l’imprinting geografico ed estetico alle mie corde. Amavo andare in giro con la fotocamera a tracolla e lungo le spirali di stradine del villaggio per immortalare porte, batacchi, comignoli e atmosfere familiari. Fino a quando tra le foto scattate apparve una singolare faccia di pietra che era una casa, ma che non era una casa e basta. Mostrai a mio padre le foto e gli chiesi se anche lui vedeva una faccia in quelle case e, naturalmente, fu concorde.

Ma le cose non andarono proprio così. In realtà quelle case erano state immortalate ancor prima da mio cugino e un giorno volle mostrarmele - poi il fato lo strappò a questa vita – ma quelle case le ho ritrovate.

 

Nel 2006 iniziavano i lavori di ristrutturazione di una vecchia casa acquistata un anno prima. Intendevo realizzare un bed and breakfast, quello che oggi è “Il Comignolo di Sofia” – anche se ancor prima volevo ricavarci un locale, ma forse un giorno lo farò. Un b&b mi sembrava l’idea ottimale a Civita, un paese molto visitato per le sue bellezze e la cultura autoctona.

Al mio b&b, nel corso di 3 anni se ne aggiunsero altri 15. Erano tempi buoni per la realizzazione di ospitalità diffusa e Civita seppe cogliere l’occasione, grazie alla quale oggi si distingue per il numero di bed and breakfast, divenendo una vera e propria “community turistica”.

In quegli anni svolgevo la carica amministrativa di assessore, quella che ha cambiato la mia vita a Civita e per la quale “mi sono fatta tanti nemici” senza volermeli fare, per la quale ho imparato per la prima volta che ruolo istituzionale, responsabilità sociale e politica non sono comunemente compatibili e che la politica troppo spesso è un gioco sulla pelle delle persone. Da allora ne sto fuori, con qualche cicatrice, anche se la politica la faccio tutti i giorni scegliendo con coerenza le cose e le persone di cui sostanziare la mia vita. So che da soli il cammino è più lungo, ma non per questo mi fermo, magari per strada incontro qualcuno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E intanto, quelle case antropomorfe, dall’espressione basita, tra lo stupore e lo sgomento contro l’indifferenza, con l’urlo simile a quello di Munch, sono divenute il mio segno grafico e l’ispirazione per oggetti artistici, illustrazioni e chissà cosa. Sul perché della loro denominazione “Kodra” c’è tutta una vicenda, anch’essa fortuita, ma che dimostra come nella nostra esistenza nulla sia imputabile ad un caso isolato. Tra il ’97 e il ’98 si recò a Civita un’artista post cubista albanese, di fama internazionale, Ibrahim Kodra, amico di Picasso, che ebbi la fortuna di conoscere attraverso amici di mio padre e cofondatori della Fondazione Ibrahim Kodra a Milano. Il maestro Kodra, era una persona singolare, un’opera d’arte lui stesso, con i suoi occhi stretti e acuti che non sapevi mai se ti guardassero o ti ignorassero e le sue pitture colorate e piene di magia. Dedicò a Civita alcune opere in cui raffigurò i comignoli. Il ricordo del Maestro tornò alla luce l’anno della sua scomparsa, avvenuta il 2006, e ho deciso di denominare le casette antropomorfe, “Case Kodra”, in sua memoria. Nel corso degli anni ne ho trovate altre lungo il villaggio e nel 2008 ho realizzato un itinerario turistico e ho pubblicato la mini guida tascabile “Camminate civitesi”, il frutto dei miei primi anni a Civita a gironzolare tra mulattiere e vicoletti. Una guida per consentire ai visitatori di percorrere autonomamente il paese. Nel 2010 “Camminate civitesi” ha visto una seconda pubblicazione in 10 mila copie da parte del Comune di Civita e nel 2014 – poiché esaurite -  ho pubblicato autonomamente la terza edizione aggiornata. Nel corso di 10 anni le Case Kodra sono diventate un’attrattiva turistica, al pari dei comignoli e del ponte del diavolo. Vedere tanti turisti percorrere il paese con la guida tra le mani mi riempie di soddisfazione – “ho fatto una cosa utile” mi dico.

Attualmente “Case Kodra” è un progetto in evoluzione; ne ho depositato il nome e la grafica e sto producendo delle illustrazioni, oltre a distribuire presso il mio bed and breakfast le guide e gli oggetti che realizzo. Le ho disegnate sui sassi, le ho realizzate con la stoffa e la terracotta e raccolgo input e percezioni dei miei ospiti che sono i tester ideali. E’ grazie al loro incoraggiamento se oggi ho in mente di farne qualcosa con questa intuizione. Sto preparando il nuovo sito web de “Il Comignolo di Sofia” che sarà l’ingresso in un mondo tutto da scoprire attraverso le “Case Kodra”. Perché oltre le case ci sono le storie e le storie “le scriviamo” noi ogni giorno perché qualcuno possa raccontarle.

Civita, le case Kodra

Le casette antropomorfe  dipinte sui sassi

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