Cultura, tecnologia e resilienza. Le sfide della "Soft Revolution" nel libro di Filomena Tucci

Molti centri al Sud vantano una élite modernizzatrice  capace di generare nuovi servizi, valorizzare il patrimonio artistico, culturale, umano. Attraverso l’autoimpiego, l’imprenditoria, l’associazionismo e il volontariato.

di Roberta Caruso  

Foto di Serena Savantonio

Coraggio, resilienza, visione di bellezza, giovinezza, creatività, coinvolgimento, cultura, etica, umanità e trasparenza. Questi sono gli ingredienti dell’uomo nuovo descritto da Filomena Tucci in “Soft Revolution”, il libro edito da L’Erudita nel dicembre 2016.

Originaria di Cosenza, Filomena ha maturato un’esperienza pluriennale nell’ambito dell’innovazione sociale e tecnologica.  Advisor in istituzioni nazionali, aziende, enti e startup, si è occupata di Smart cities, è mentor di numerosi startup weekend e ha curato il Patto con i Giovani in Basilicata nel team di Istituto Piepoli.

“Soft Revolution è un libro che nasce da 3 anni di ricerca. Dal 2013 al 2014 ho studiato per il dottorato di ricerca. Al termine di questo percorso ho capito che gli esiti del mio studio non potevano rimanere rinchiusi nelle pubblicazioni universitarie, per soli addetti ai lavori, che non ne avrebbero fatto ciò che io volevo farne, uno stimolo per i cittadini a diventare i nuovi rivoluzionari dolci della nostra società. Così ho continuato a studiare, ho intervistato personaggi illustri del nostro tempo, ho guardato agli esempi positivi della Calabria, ma non solo. Ho scritto e inviato il testo alla casa editrice che in tre giorni mi ha dato l’ok per la pubblicazione del libro”.

Parla di Soft Revolution come di un viaggio nell’anima dell’Italia, ricca di spinte vitali, di donne e di giovani, fatta di desiderio di umanesimo, bisogno di solidarietà, di etica e riconciliazione tra mondi in conflitto. La spaccatura tra le generazioni, tra donne e uomini, tra governanti e governati, tra nord e sud può essere risolta con le armi proprie di una “rivoluzione dolce”.

“Mi sono accorta che i problemi analizzati negli anni precedenti sono ancora attuali, questioni irrisolte oggi come ieri. E questo è un segno della incapacità della classe dirigente di trovare soluzioni adeguate al corso degli eventi. La discrepanza tra Stato e comunità civile è troppo forte perché le soluzioni possano provenire soltanto dai palazzi. C’è bisogno di partecipazione attiva dei cittadini, c’è bisogno che la politica diventi coinvolgente nelle azioni quotidiane di chi abita i territori”.

Quello che propone il libro di Filomena Tucci è un decalogo di formule nuove che ci aiutino a superare i conflitti, anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie, che non possono più essere intese come strumenti divisori, ma devono essere inquadrate come strumenti abilitanti. Il 2.0 consente l’accesso allo studio, al lavoro, alla risoluzione di problemi che oggi ancora  sono senza risposta.

Molte città hanno iniziato a capirlo anche in Italia. Siena, ad esempio, per ripartire sta investendo in cultura e turismo. E molti centri  del sud stanno facendo altrettanto. “Vantano una élite modernizzatrice che finora è stata costretta al silenzio, ma è quella capace di generare nuovi servizi, valorizzare il patrimonio artistico, culturale, umano”. E lo fa attraverso l’autoimpiego, l’imprenditoria, l’associazionismo e il volontariato.

Soft Revolution, la copertina

Nel libro l’autrice cita esempi virtuosi, come Anna Laura Orrico, fondatrice del Talent Garden di Cosenza. Ha lasciato un lavoro da dipendente in un’altra azienda per puntare sulla scommessa del Tag, che oggi è un punto di riferimento di spicco per tutta la nuova imprenditoria giovanile calabrese. Stessa cosa per l’avvocata  Debora De Rose che oggi gestisce interazioni Creative a Cosenza, un’associazione che mette a disposizione di creativi e artigiani uno spazio di coworking stimolante e da cui nascono progetti innovativi.  E poi altre eccellenze di rilievo nazionale e internazionale, come ViaggiArt, premiata lo scorso anno anche dalla Presidenza della Repubblica e Eco4Cloud, che unisce ecososteniblità e trasparenza al mondo delle nuove tecnologie.

Ma l’eccellenza non è solo imprenditoriale in Calabria. Appartiene anche al mondo del volontariato, come testimonia Don Valerio Chiovaro, che con l’associazione onlus “Attendiamoci”, nata a Reggio Calabria, offre ogni giorno concrete alternative di crescita ai giovani.

Questa è la soft revolution e ha molto a che fare con la disobbedienza civile, “intesa come stato culturale - precisa Filomena Tucci -  È l’esercizio dello spirito critico, che deriva dall’attenzione riservata da ciascuno alla cultura. Non basta più sfogliare un solo giornale al mattino o leggere un solo libro su un determinato argomento. Bisogna avere sete. Conoscere più punti di vista, approcciarsi a un problema su più fronti, per creare da sé la propria opinione e quindi sviluppare il proprio spirito critico nei confronti della realtà. Domandare e non ritirarsi a vita privata. Rimanere rintanati nei palazzi, come fa la classe dirigente, vuol dire non coltivare la curiosità. Solo attraverso l’interlocuzione costante si può pensare di generare il nuovo, la soluzione comune e quindi la risoluzione dei conflitti sociali”.

I prossimi incontri con l’autrice sono fissati il 7 a Siena presso il Santa Chiara Lab, poi a Modena il 23 insieme a Comune e a Confindustria, poi a Salerno con Jacopo Mele, tra i giovani più promettenti della nostra contemporaneità. “ E poi forse torno a casa, a Reggio - conclude Filomena - per praticare la resilienza di ogni giorno insieme agli altri calabresi che con me condividono questo valore”.

Good News/Archivio 

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