Barbara Aiello,

a Serrastretta la prima "rabbi" italiana 

con la Kippah

di Franco Scarpino | 9 Marzo 2018

L’appuntamento è sul corso di Serrastretta. Alle 9 in punto Barbara Aiello, la prima rabbina donna d’Italia, fra i membri del ramo "ricostruzionista" dell’Ebraismo, è sulla porta del bar Gallo. Sorride. Un caffè e subito ci incamminiamo verso la sua sinagoga. Lungo la strada, i giardini e gli orti curati, le fioriere colorate sui balconi delle case esposte al sole rendono  Serrastretta luminosa e accogliente.

È un susseguirsi di curve limitate da faggi, querce e castagni che da Lamezia conduce al piccolo borgo, tutto racchiuso in una strettoia tra due monti e due mari, nel verde delle pendici della Sila catanzarese. Serrastretta è rinomata per la lavorazione del legno e delle sedie impagliate con i fili di sala, una pianta palustre, chiamata “vuda” nel gergo locale. A viverci, si contano all’incirca 3000 anime.

Radici anusim

«Sono figlia di emigrati calabresi - esordisce Barbara Aiello -  sono nata a Pittsburgh, negli Stati Uniti, e sono cresciuta tra i racconti e i ricordi della mia terra d’origine, la Calabria». 

La sua famiglia apparteneva agli anusim, discendenti degli ebrei costretti a convertirsi al cristianesimo durante l’inquisizione. «Furono Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia nel 1481 a ordinare l’espulsione degli Ebrei dal Regno di Spagna, che allora comprendeva anche la Sardegna e la Sicilia. Quelli che volevano continuare a vivere nel regno dovevano rinnegare la propria fede e convertirsi al cristianesimo», spiega aprendo il cancello.

Il cancello della sinagoga con la Stella di Davide stilizzata

Nella sinagoga “Ner Tamid del Sud”  (Luce Eterna del Sud) tra kippah, talled e shofar

La sinagoga è un luogo sobrio e modesto, ricavato all’interno della vecchia casa di pietra. Un grande drappo con raffigurata al centro la stella di Davide è fissato sulla parete centrale, le sedie sono disposte in modo frontale ai lati dell'antico simbolo del re di Giuda, come vuole la tradizione sefardita (riferita in particolare alla penisola iberica). All’entrata un cesto di vimini raccoglie le kippah (copricapi ebraici) e i talled (scialli di preghiera) con le immancabili strisce blu. Adagiati su un tavolo ci sono una serie di shofar ricavati dalle corna di montoni e arieti, suonati dalla rabbina durante le funzioni.

«Questi talled li ho trovati qui a Serrastretta, sono realizzati con fili di ginestra e di seta e ognuno di questi scialli è tessuto con una striscia blu che ci ricorda che Dio sta sopra di noi.  A portare la lavorazione di queste fibre in Calabria furono molto probabilmente proprio gli ebrei», aggiunge la rabbina, kippah  in testa e orecchini a forma di stella di Davide.  La fase di lavorazione della seta va eseguita con particolare cura. Ancora oggi molti rabbini, realizzano gli zizzit (le frange dei talled) con la seta che viene filata a mano da un ebreo tenuto all’osservanza di regole antichissime.

L'Ebraismo ricostruzionista

«Nella corrente ortodossa dell’ebraismo - racconta Rabbi Barbara -  è vietato alle donne  indossare la kippah. Per noi invece non c’è alcuna differenza tra l’essere uomo o donna. Il nostro è un approccio pluralistico. Siamo tutti uguali». L'Ebraismo ricostruzionista è un movimento fondato negli Stati Uniti verso la metà degli anni'60,  democratico e inclusivo: non fa distinzione di sesso o di razza. Per questo la sinagoga “Luce Eterna del Sud” di Serrastretta è aperta a tutti e il desiderio della rabbina  è che la Calabria e il Meridione d’Italia, come scriveva Cesare Colafemmina, uno dei più grandi studiosi dell’ebraismo al Sud, torni ad essere “una delle aiuole più vivaci e belle dell’ebraismo della diaspora”.  In passato, intere famiglie sefardite furono accolte in tutto il Mezzogiorno, gli altri pur di non fuggire dalla propria terra, abbracciarono la nuova religione restando profondamente ebrei nei sentimenti e nelle abitudini.

Antiche Torah scritte a mano sui papiri

Nell’Armadio Sacro che profuma di ebano e di libri antichi, sono custodite le Torah ricevute in dono dalla sinagoga. Una di queste risale al 1783 ed è scritta a mano su fogli di papiro. L’altra, donata da un museo degli Stati Uniti, è posta sul grande leggìo al centro della sala. La rabbina, con l’aiuto dello yad, il puntatore a forma di mano che guida la lettura, recita i versetti, da destra verso sinistra. I raggi del sole illuminano una preziosa collezione  di Menorah, candelabri a sette bracci che nell'antichità venivano accesi all'interno del Tempio di Gerusalemme.

 

Le marmellate di Enrico

Anche nove gatti  hanno trovato casa nella sinagoga e  sonnecchiano sotto un  tiepido sole invernale. A parte Tullione, gli altri hanno tutti nomi ebraici. L’ultimo arrivato si chiama Tobia. È nascosto tra i gigli,  le petunie e i gerani da poco in fiore. Nel giardino si preparano alla primavera  decine di alberi da frutto che Enrico, il marito della rabbina, coltiva in modo rigorosamente biologico per poi farne liquori, sciroppi e marmellate. Più in là c'è il pergolato, dove si celebrano le cerimonie ebraiche per i più giovani.

 

Barbara Aiello con Tobia

Torna a Reggio Calabria  l'incunabolo del rabbino Salomone Isaacide 

 Nel piccolo centro del Reventino, come nel resto della Calabria, resistono da secoli tradizioni e usanze riconducibili a riti ebraici. In molti musei della cultura contadina è possibile trovare, nella parte dedicata alla vita quotidiana, delle sedie basse alle quali solitamente vi si associa la funzione di seduta da camino, ma in realtà erano parte del corredo funerario del rito ebraico. Erano come degli inginocchiatoi per piangere il morto durante la settimana del lutto, come prevede la shivah.

Nella toponomastica calabrese molti  nomi sono di origine ebraica.  In diversi paesi e città della Calabria esistono ancora oggi quartieri, strade e vicoli, che rimandano  alla presenza degli Ebrei. Tra i cognomi figurano Mazza, Scalise, Gigliotti, Sicilia, Aiello e molti altri. Una storia che si ricompone pezzo per pezzo. E presto se ne aggiungerà un altro: il Commento al Pentateuco stampato 500 anni fa nella Giudecca di Reggio Calabria e custodito a Parma, all'interno della Biblioteca Palatina  - primo volume edito in caratteri ebraici della Storia con data certa, scritto dal rabbino francese Salomone Isaacide  -  torna nella sua città d'origine, su richiesta del presidente della Regione Mario Oliverio.

 

Abraham ben Garton, il tipografo ebreo

della Giudecca di Reggio Calabria che 500 anni fa

stampò il Commento al Pentateuco

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Incunabolo Ebraico - Franco Scarpino
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Un'iniziativa volta a rilanciare la presenza storica degli ebrei in Calabria, una regione che vanta  numerose mete di interesse turistico e culturale, come i resti della sinagoga di Bova Marina, le  giudecche di  Nicotera, Catanzaro, Nicastro, Cosenza, Rossano.Importanti comunità di ebrei vivevano sparse su tutto il territorio.

 

Incontri segreti di preghiera

È grazie ai racconti dei nonni e dei suoi genitori, ai desideri e alle tradizioni sussurrate di generazione in generazione, che nel 2005 Barbara Aiello ha deciso di tornare in Calabria con l'intento di fondare la Sinagoga “Ner Tamid del Sud” e insieme un centro culturale per la ricerca e lo studio sugli ebrei in Calabria e Sicilia.

«Il mio bisnonno Saverio Scalise studiò a Montreal, in Canada, - ricorda ancora la Aiello -  e portò tutto il suo sapere in Calabria. In gran segreto, nella vecchia casa di famiglia, teneva incontri di preghiera con la piccola comunità di Serrastretta».

Oggi quella casa ha ripreso a vivere come una volta, illuminata dalla “Luce del Sud”: ospita incontri di preghiera, corsi e cerimonie senza più il timore della persecuzione. Rabbi Barbara è entusiasta del forte coinvolgimento dei calabresi.

Giudecche, sinagoghe e scuole rabbiniche, sulle tracce degli Ebrei di Calabria, da Bova a Cutro

Dai ritrovamenti archeologici e dalle fonti storiche interpretate dagli studiosi, non si è riuscito a stabilire con esattezza a quando risalga il primo arrivo degli ebrei in Calabria. Un numero cospicuo approdò nella città di Reggio Calabria intorno al 70 d.C. con la prima diaspora, quando l’Imperatore Tito ordinò la distruzione di Gerusalemme. A Bova Marina, in località San Pasquale, nel 1985 è stata riportata alla luce la seconda sinagoga più antica della diaspora ebraica scoperta in Occidente dopo quella di Ostia (RM), risalente al IV secolo d.C.

Pasquale Faenza, conservatore dei Beni Culturali, ha curato il restauro del mosaico pavimentale della sinagoga: «È una delle sinagoghe più antiche del Mediterraneo. L'edificio era riccamente decorato da un pavimento musivo - spiega - realizzato nel IV sec. d. C. e successivamente integrato con una piccola porzione di mosaico, intorno ai primi del VI sec. d. C., quando la sinagoga fu munita di un’abside. Il mosaico è composto da una serie di riquadri figurati circordati da ghirlande di fiori e frutti. All'interno dei riquadri si alternano le immagini del Nodo di Salomone e di una rosetta mentre in uno si staglia un menorah (simbolo per eccellenza della religione ebraica) affiancato da altri elementi: sul lato destro un cedro e un ramo di palma, su quello sinistro uno shofar, lo strumento a fiato ricavato dal corno dell'ariete. 

Accanto l'edificio di culto vi era  un ambiente,

 

 

identificato come una scuola rabbinica o uno ospizio di viaggiatori e poveri. Tutto ciò autorizza a pensare che Bova fosse  un importante centro religioso, tra i più ricchi della Calabria Tardo Antica, come la costa ionica e le riviere della Sicilia dove fiorivano piccole e grandi comunità giudaiche in stretto rapporto con il Nord Africa. Lo dimostrano sia i resti ceramici rinvenuti sia lo stile del mosaico sinagogale, decisamente in linea con le mode artistiche tunisine del IV secolo d. C.».

 

Sempre sulla costa ionica, nel crotonese, alle spalle del borgo di San Leonardo di Cutro, si trova un’area denominata “Acqua delo Judeo”. Dai registri custoditi nella chiesa di San Leonardo, risulta che fino alla fine dell’ottocento una delle famiglie più numerose del paese erano i Gigliotti, probabili discendenti di quegli anusim che trovarono in Calabria un posto dove poter vivere in pace. «La presenza di comunità ebraiche nel Marchesato Crotonese è registrata già dal Medioevo - come  racconta lo studioso, archivista e sociologo Andrea Pesavento - Già nell' XI secolo in un documento del vescovo di Isola Capo Rizzuto viene citato il toponimo “Judeo”». A Cutro in località Torre Tacina era presente una grossa comunità di Ebrei. Ci sono resti di giudecche a Caccuri, Santa Severina, Belcastro, Cirò. Durante l’occupazione angioina nei primi anni del Trecento, è segnalata a Crotone la presenza di una sinagoga. In un altro documento risulta che gli ebrei nel 1507 oltre a formare la comunità più numerosa della Calabria e quindi anche la più ricca e tassata, rappresentavano circa l’ottava parte della popolazione di Crotone.

Lo yad per leggere la Torah

Le candele dello Shabbat contro la paura

«Mia nonna paterna il venerdì sera chiudeva tutte le finestre di casa o si nascondeva in cantina per accendere le candele dello Shabbat, la festa ebraica del riposo. Quando poi emigrarono negli Stati Uniti, mio padre le spiegò che non c’era più nulla di cui avere paura, che quel rito faceva ormai parte solo della nostra tradizione».  Eppure la donna, nonostante le rassicurazioni, restò sempre diffidente. Il padre di Barbara, Antonio Abramo, durante la Resistenza, partecipò alla liberazione del campo di concentramento di Buchenwald, in Germania. Storie antiche, dolorose, oggi lenite dalla presenza e dalla partecipazione di tanti fedeli: «Arrivano da varie parti della regione per ritrovare le proprie radici. Mi raccontano di abitudini ancora oggi presenti nelle proprie famiglie che appartengono alla tradizione ebraica». 

 

Rabbina 2.0

Sono ebrei del Canada, degli Stati Uniti, dell’Australia, dell’Inghilterra. Hanno studiato la lingua  antica, la religione, la storia e il senso profondo della propria identità anche attraverso i corsi di preparazione tenuti da Barbara Aiello via Skype. Per la celebrazione della Bat Mitzvah ( la cerimonia per il raggiungimento della maturità) è necessario saper leggere la Torah e recitare le preghiere, i salmi e i canti per il servizio nella sinagoga.

Per questo, durante l’anno la rabbina di Serrastretta tiene dei corsi di lingua ebraica anche per i più piccoli che, attraverso l’utilizzo di illustrazioni, giochi e schede didattiche imparano la lingua dei propri avi. Sul sito ( www.rabbibarbara.com ), oltre a un'app e ai podcast registrati settimanalmente, è possibile seguire anche i programmi di Radio Rabbi. Per tutti ormai Barbara Aiello è la Rabbina 2.0.

Franco Scarpino
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