Beppe Fiorello e il regista calabrese Vincenzo Caricari durante il backstage

Beppe Fiorello è Mimmo Lucano

nel borgo dell'accoglienza

che piace al cinema di tutto il mondo

 

 

A Riace la realtà supera la fiction. E così il piccolo borgo della Locride continua a essere un ambitissimo set cinematografico: Beppe Fiorello porta in tivù l’utopia del Sindaco Mimmo Lucano, il suo modello di accoglienza (e umanità) verso i migranti che con la retorica non ha nulla a che fare. “Tutto il mondo è paese” è il titolo della miniserie che andrà in onda nei primi mesi del 2018, prodotto da Rai Fiction e della Calabria Film Commission che, nel suo assetto rinnovato, sta impiegando fondi e risorse umane per far emergere i talenti della nuova cinematografia calabrese.

Prima di Fiorello, altri protagonisti del grande cinema internazionale hanno raccontato storie di emigranti in fuga e di un Sud solidale e fattivo. Storie di naufraghi e di ospitalità a braccia aperte ambientate a Riace, come quella del regista tedesco Wim Wenders che nel 2009 girò “Il volo”, il primo cortometraggio 3D della storia, con Ben Gazzara nei panni di Lucano.

Il cinema documenta nuove forme di accoglienza

Meno di un anno fa le registe italofrancesi Shu Aiello e Caterine Catella hanno realizzato “Un paese di Calabria”, il docufilm che comunica al mondo, attraverso la visione del sindaco di Riace Mimmo Lucano, ex maestro di scuola, quel  messaggio che i calabresi hanno sempre custodito: l’accoglienza. Riace è «un paese che ha visto la sua gente partire, lasciare gli altri», ha sottolineato Caterina Catella per rafforzare il messaggio, in occasione della presentazione dell’opera in Senato.

E si parla di Riace anche in "Dove vanno le nuvole", un viaggio attraverso l’Italia e l’emergenza migranti di Massimo Ferrari (per Sky Arte): modelli di convivenza sorprendenti, umanità in movimento.

Wim Wenders con  il bambino

afghano protagonista del suo corto

di Annamaria Crupi | 10 Luglio 2017

Beppe Fiorello con  i profughi-attori di Tutto il mondo è paese

L'inclusione conviene a tutti, parola di Lucano

“A me non sembra di aver fatto niente di straordinario, ho solo portato avanti i miei valori e la mia idea di umanità. Tutto è venuto naturalmente”. Domenico Lucano ha aperto le case del suo borgo abbandonato ai profughi. «L’inclusione conviene a tutti», va spiegando il sindaco. Volendo dire che è un vantaggio per i residenti, perché in paese riaprono scuole e ristoranti, rivive tutto il centro storico. E lo è anche per i rifugiati che trovano casa e aprono botteghe: tessono, ricamano, lavorano il vetro, il legno, il cioccolato. Ormai a Riace la natalità supera la mortalità.

Qualche giorno fa, appena rientrato dal Forum mondiale “Dialoghi aperti” di Buenos Aires, dove ha ribadito la necessità di accogliere chi fugge dalle guerre e dalla fame, da solo a rappresentare l’Italia,  Lucano ha  festeggiato l’ultimo ciak della fiction “Tutto il mondo è paese” insieme a  Beppe Fiorello, al regista Giulio Manfredonia, a Eleonora Andeatta, direttrice di Rai Fiction, e  Roberto Sessa per Picomedia  (che insieme a Ibla Film e Rai Fiction produce la serie).

Attori e maestranza calabresi

La produzione ha impiegato 60 attori calabresi (tra di loro anche professionisti, come Carlo Gallo, Antonio Tallura, Michele Macrì e Daniela Marra) e 30 maestranze. Lele Nucera, attore originario di Siderno, che con Alberto Gatto nei Birdland Studios insegna ai giovani della Locride il mestiere del cinema, è stato assistente alla regia. Il regista Vincenzo Caricari, che vanta partecipazioni in importanti festival internazionali, si è occupato delle riprese del backstage. E che dirige il Riace in Festival, rassegna cinematografica  in programma quest'anno dal 3 al 6 agosto.

«Porteremo Riace nelle case degli italiani - ha dichiarato Eleonora Andreatta- Beppe Fiorello affronta spesso le storie di eroi contemporanei, di uomini che hanno fatto delle scelte coraggiose. Questa fiction posa uno sguardo diverso sulla questione dell’immigrazione, caldissima in questo momento. Sviluppando una idea nuova, che fa pensare ai migranti come individui e non come fenomeno».

Il sindaco Mimmo Lucano a Riace 

 Un uomo semplice che non fa cose semplici

“Amministrare un piccolo comune non può essere solo occuparsi delle opere pubbliche e delle beghe d’ufficio - ha sottolineato Lucano -  Un sindaco deve portare qualcosa in più, magari provare a incidere sulle coscienze, condurle verso ideali di giustizia, di umanità. In Argentina mi hanno chiesto se fosse possibile chiudere i porti. Ho risposto che per me è come se si chiudesse la vita”.

Un uomo semplice, Lucano, che non fa cose semplici. E che forse per questo ha ispirato Fiorello, da anni impegnato a portare sul piccolo schermo storie di impegno sociale. Un’esperienza forte per l’attore siciliano che in Lucano ha confessato di aver ritrovato tratti di suo padre: «Era un appuntato della Guardia di Finanza in un piccolo paese della Sicilia di altri tempi. Prima gli altri e poi la famiglia, ripeteva. Così Mimmo, non ha altro interesse che condividere le sue idee, metterle a disposizione degli altri».

Le coccole del paese (compresa la nduja)

La gente del paese lo ha coccolato, si è presa cura di lui e della troupe come solo i riacesi (anche quelli acquisiti) sanno fare. Fiorello durante le riprese ha scelto di abitare proprio in una delle case del borgo. “Abbiamo sconvolto tutto qui, ma  abbiamo trovato ospitalità e collaborazione - racconta - Ho mangiato i piatti calabresi e quelliafricani. Grazie alle mie vicine di casa, non mi è mai mancato niente, nemmeno la ‘nduja! Ma ora però sento di dire che è necessario che la gente ricominci a indignarsi. Nella Locride, in Calabria, ovunque ce ne sia bisogno. Mi fa paura una certa impassibilità, chi non reagisce all’ingiustizia. Chi non ha speranza».

«Mimmo mi ricorda mio padre»

Le chiavi della città

Colpo di scena sul finale: visibilmente commosso, il sindaco ha consegnato a Beppe Fiorello le chiavi della città in segno di riconoscimento per aver raccontare gli ultimi 20 anni della storia di Riace, facendosene ambasciatore.  L’attore se ne va da cittadino onorario.

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