I Totarella, fotografia di LuBriglia

Revival di zampogne, ciaramelle e  surduline: a Natale vecchi pastori e nuovi suonatori soffiano negli otri la voce di Dio 

di Donata Marrazzo | 14 Dicembre  2017

È quel suono della terra che preannuncia il Natale. Suono aspro, caprino, di “uno strumento creato dal Padreterno”. Soffiato da chi va transumando per valli, passi e fiumare. Melodie di una geografia mitica, pastorale, di un pezzo di Sud che sta scomparendo ma non scompare, come bene racconta Vinicio Capossela nel libro Il paese dei coppoloni (Feltrinelli), ritorno alle origini (irpine le sue), dove la zampogna, “questa capra che suona”, rivela la sua manifattura divina. Un mito già descritto da Giuseppe Colitti, ricercatore e studioso di fonti orali (‘Il tamburo del diavolo, Donzelli Editore).

Il suono magico del Natale

Dionisiache o religiose, le feste del Sud sono contraddistinte da suonate tradizionali. E quello della zampogna è per antonomasia il suono magico del Natale. «Il Natale non si fa se non c’è la zampogna», declamava  Salvatore Barreca,  suonatore e cantore della Locride. E in questi giorni, in vista della Novena, nelle aree interne della Calabria  si pulisce lo strumento  con l'olio, lo si accorda con la cera. Il pastore, “amico degli angeli, a metà strada tra terra e cielo, compagno dei messaggeri,  dei due clandestini nella grotta”, ancora nell’evocativa ricostruzione del cantautore-scrittore, ha pronta la cappa di panno scuro da indossare fino alla chiesa, per una suonata a Gesù Bambino, come fu a Betlemme.  E il motivo non è solo quello di di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori Tu scendi dalle stelle.

 

Le suonate arbereshe di Alessandria del Carretto

Ad Alessandria del Carretto, comune circondato dalle comunità albanesi del Pollino, ad esempio, è tradizione  eseguire le Sonatë da stellë e delle Sonatë du bambëniellë . «Cambiano da paese a paese e si tramandano a orecchio», racconta Paolo Napoli, antropologo, suonatore di surdulina (zampogna più piccola, con due bordoni e due chanter di pari lunghezza)  e non musicista. Ci tiene a sottolinearlo: «Il mio approccio alla zampogna è stato diretto, faceva parte della mia vita quotidiana, degli insegnamenti di mio nonno che suonava l'organetto. Nulla di accademico». Molti zampognari, infatti,  non conoscono la musica, non l'hanno mai studiata, ma con l'ascolto hanno educato l'orecchio.

I Totarella, dal Pollino all' Occitania, alla Setmana Calabreisa della musica tradizionale

Paolo è appena rientrato da  Colombières-sur-Orb, nella regione dell’Occitania, dove ha partecipato ai  festeggiamenti della  Setmana Calabreisa  (qui trovate le foto del bellissimo reportage di Yakabd Marc Deckers). Con lui ha viaggiato Pino Salamone di Terranova del Pollino,  piccolo centro appena oltre il confine calabrese, in Basilicata. E li ha raggiunti tutto il gruppo dei Totarella, che è il nome dialettale dell'oboe popolare: totarella è lo strumento che accompagna abitualmente la zampogna a chiave. In altri posti è detta ciaramella, trummetë o pipita. Al raduno in Francia, oltre agli occitani,  c'erano suonatori della Catalogna e di Maiorca. E fra loro  molte donne.

 A scuola (di vita e di musica) dagli anziani

La musica dei Totarella (7 i componenti: Paolo Napoli, Pino Salomone, Domenico Miraglia,  Mauro Semeraro, Antonio Arvia, Saverio Marino, Rocco Adduci) nasce da un lavoro di ricerca sui pezzi orali della tradizione calabrese e lucana. «Ma soprattutto -  spiega Paolo - dalle nostre esperienze che ci hanno consentito di raccogliere direttamente l'eredità musicale pastorale e contadina  dalla generazione che ci ha preceduti». Tante le figure ispiratrici:  Carmine Salamone, Leonardo Lanza e  altri anziani suonatori e costruttori di  strumenti. «Sono loro che ci  hanno consegnato saperi antichi guidandoci fino alle nostre radici», racconta Paolo, citando a modello anche Zi Pavałë i Sciafferë e  Zi Vicienzë i revałë e le  loro indimenticabili "passate". E fra i maestri ancora attivi Leonardo Rago di Albidona. «Conserviamo intatto  il ricordo di Andrea Pisilli, di Farneta,   filosofo e  poeta. L'unico che permetteva ai bambini  di toccare gli strumenti. Gli altri suonatori anziani erano più scontrosi».

I Totarella in strada al Festival de Cabras

Pino Salamone

Gli strumenti di Pino Salamone

Prima ancora che per i riti religiosi, quella della zampogna (e della sordulina, del tamburo, dell'organetto e della ciramella) è musica nata per ballare. O per accompagnare il pastore durante il pascolo. Nella Ciocaria come in Abruzzo, in Molise, in Puglia, in Sicilia, così in Calabria. E adesso grazie ai  giovani che la suonano e la studiano, quella musica,  pur restando arcaica e mitologica,  si proietta nel futuro.

Con il tempo molti suonatori sono passati dalla zampogna all'organetto e su di esso hanno trasferito tutto il reportorio: tecnicamente simile, produce il suono non con il fiato ma  con l'aria del mantice che passa tra le ance, accompagnando interminabili tarantelle e "sonate a ballu". Così la musica ha acquistato ritmo e colori, velocità e modernità. «Ma la zampogna non passa mai, anzi, c'è un grande ritorno a questo strumento antico», assicura Pino Salamone che la zampogna la costruisce e la suona. Sceglie con cura i legni migliori, d'ulivo in genere, per realizzare le canne. Per le campane, l'acero.  Altrove si utilizza anche l'ebano, il ciliegio, l'erica e il sorbo. Gelso nero per il ceppo.

Identikit della zampogna

Ma com'è fatta una zampogna? È un aerofono a sacco dotato di 4 o 5 canne inserite in un ceppo collegato all'otre, cucito con pelle di capra. Due canne sono strumento di canto mentre le altre fanno da bordone, suonando una nota fissa. La loro lunghezza si misura prevalentemente a palmo. C'è la zampogna a moderna  che appartiene all'area dell'Aspromonte greco, quella a paru  (le canne delle melodie sono di uguale misura) diffusa nella provincia di Reggio Calabria, la  zampogna  ottocentesca a chiave delle Serre Calabresi,  tipica del Vibonese e della provincia di Catanzaro, ma suonata anche  a Rogliano, nei pressi di Cosenza .  Le canne melodiche (o fusa), a seconda delle zone dove viene suonata, prendono il nome di destra e manca,  le altre cardìu (cardellino), quarta,  trumbuni. Oppure zumbico, quarta e fischietto.  La zampogna nostrale o conflentana è del Reventino e della pre-Sila catanzarese (Giuseppe Muraca è fra i suonatori più virtuosi), la surdulina invece delle province di Catanzaro, Cosenza e Crotone è tipica di molte comunità albanesi. Quella a chiave calabro-lucana appartiene alla zona del Pollino.   

L'associazione degli Zampognari di Cardeto

A Cardeto, nella Calabria Greca,  gli zampognari si sono riuniti in associazione e formano le nuove leve con corsi di zampogna a paru e a moderna, di tamburello, organetto a due bassi, lira calabrese, fischiotto di castagno, armonica da bocca e danza aspromontana cardoledda. Un'attività che si svolge tutto l'anno e coinvolge oltre ai suonatori, costruttori e danzatori.  Workshop sulla zampogna a paru, sulle danze della Calabria meridionale e il Sonu a ballu grecanico sono stati organizzati nel Borgo di Gallicianò che presto inaugurerà Spiti ti Musikì, la Casa della Musica. A Nocera Terinese la  sindaca Fernanda Gigliotti ha in progetto una scuola di formazione per il recupero delle attività artigiane, artistiche, musicali e delle  liuterie.

Sonu a ballu con Filippo Spanò e Peppe Casilione

Pierluigi Virelli, a destra, con Mastru 'Lissandru

Pierluigi Virelli e la Sonata del nascituru

Pierluigi  Virelli è un fenomeno nuovo della musica popolare calabrese. Un anno fa è tornato nella sua Cutro (Crotone) dopo un lungo pellegrinaggio intorno al mondo con un progetto per il recupero e la promozione delle tradizioni orali.  Oggi è fra i suonatori più richiesti della regione. Ricerca i paesaggi sonori della Calabria e gli elementi musicali della natura: il richiamo delle mandrie e le voci dei pastori, il canto dei contadini nei campi e quello dei pescatori di pescespada, le nenie delle donne, le formule magiche delle magare.  Ha imparato a suonare dai pastori. E a costruirsi da solo gli strumenti: «Santino Bufanio, di Cetraro, viveva in 15 mq in cui dormiva, faceva il formaggio e con la pelle di capra realizzava tamburi e zampogne. È stato il mio primo maestro».  Quest'anno per sferrare le sue zampogne è salito in Sila, da Alessandro Perri (Mastru 'Lissandru), pastore esperto di otri e sonate. E ora che è tempo di Strenne (A Strina), ha pronto tutto il repertorio.  Fra le musiche  tradizionali di questo Natale (quelle del Dormidormi o quella alla Madonna, ad esempio) che Pierluigi porterà in molti centri della Calabria con alcuni pastori di Mesoraca, una sarà proprio per lui, anzi per il suo bambino: papà da qualche giorno del piccolo Francesco,   consegnerà suo figlio  allo zampognaro (con l'approvazione della mamma) che gli  dedicherà la Suonata del nascituro: il pastore cingerà zampogna e neonato nello stesso abbraccio. «Lo zampognaro è come il prete che porta la benedizione di Dio . Anche in occasione di un matrimonio, ad esempio, i suoni propiziatori delle zampogne si eseguono intorno al letto nuziale - continua Pierluigi - Il nostro patrimonio musicale è unico in Europa, ma per anni ci hanno insegnato a disfarci di gestualità,  dialetti,  musica e  danze per non sembrare calabresi, ci hanno obbligato a destrutturarci per diventare altro disperdendo la nostra identità. Ora è il momento di riappropriarcene». 

Nicola Pelle con la zampogna, Giulio Antonetti con il tamburello

Una zampogna per i 18 anni di Nicola

Nicole Pelle, di Antonimina, in Aspromonte,  ha 30 anni e suona  la zampogna a paru da quando ne aveva 18: ha chiesto lo strumento come regalo per la sua maggiore età. In paese gli altri suonatori sono giovanissimi: Silvio, Marco, Cristian e Rocco hanno tra gli 11 e i 17 anni. «Io sono andato a scuola da Mastro Peppino. Fin da piccolo, quando ancora non ero pronto per la zampogna, mi portava con lui a suonare il tamburello alle feste di piazza o nelle processioni o alle serenate, prima dei matrimoni, o nei raduni di tarantella».  Nicola conferma l'interesse per la zampogna da parte dei più giovani: «È merito anche di alcuni nuovi  gruppi che spopolano in Calabria, come i Parafonè, collettivo musicale che si rifà alla musica tradizionale rendendola contemporanea, senza però modificarne l'essenza». Il gruppo, alla ricerca delle identità culturali locali, suona chitarra battente, zampogna, lira, organetto, tamburello, fischiotti.

I nuovi suonatori di Antonimina

Dinastie di costruttori e suonatori

Fu durante la processione di San Nicola, ad Antonimina, che Nicola ricevette l'investitura: «Mastro Peppino suonava con le mani indolenzite per l'artrite - ricorda  - A un certo punto si è  girato verso di me e mi ha passato lo strumento. È stata la mia prima esibizione in pubblico».  

Ormai di suonatori anziani in zona ne sono rimasti pochi. Nella Locride fa ancora scuola Giuseppe Romano, costruttore di zampogne. A San Giorgio Morgeto, nella Piana di Gioia Tauro, erano preziosi gli strumenti di Michelangelo Monteleone e  anche quelli di Leonardo Tassone, figlio di Brunu lu Nigru, costruttore e suonatoredella zampogna a chiave delle Serre, con il suo laboratorio a Spadola, nel Vibonese.  Pasquale Raffa, genero di Monteleone, ha suonato la sua passata La Cadenza fino al 2013: dagli etnomusicologi è riconosciuto come un pezzo di grande pregio ed elevata difficoltà. Ma San Giorgio resta uno dei principali centri  di produzione di strumenti musicali tradizionali.

La Monrealese 

Le zampogne di Attilio Vaccaro a Nocera Terinese

Il paese dei Vattienti della Pasqua, Nocera Terinese,   in provincia di Catanzaro,  dedica una mostra natalizia alla zampogna. Tutti pezzi realizzati dall'artigiano Attilio Vaccaro, originario di Nocera, ma dal '63 residente al nord, vicino a Busto Arsizio, dove per tanti anni ha lavorato come operaio in un'industria tessile.

Nel laboratorio allestito all'interno della sua casa

vicino Varese si è portato tutto il necessario dalla Calabria, soprattutto i legni stagionati per realizzare le canne. «Da bambino ascoltavo gli anziani suonare. Da ragazzo poi ho iniziato a costruire le zampogne ma non ero capace a montare la chiave. Provavo e riprovavo, poi  una notte mi sono svegliato  di soprassalto. Avevo capito dov'era l'errore. Oggi costruisco qualunque tipo di zampogna, la Sibetana, in Si bemolle, la Dorina in Do, la 15 in Mi, la 17 grande in Do, la Romana, la Menzetta, la 18 a 6 elementi». È Attilio che racconta la sua storia ed è pieno di orgoglio: la sua mostra inaugurata qualche giorno fa sta richiamando tanti visitatori.

Fiore all'occhiello dell'artigiano,  la  zampogna monrealese, che realizza eseguendo alla perfezione il disegno barocco della campana. Una delle sue "creature" è esposta all'interno del  Museo internazionale della zampogna di Isernia.

 

La zampogna nel patrimonio culturale dell'Unesco

«Questa mostra  è il frutto di un lungo lavoro per rendere nuovamente  protagonista la nostra storia e le nostre tradizioni e con esse ogni espressione culturale, artistica e artigiana  del nostro territorio, ogni talento che ci rappresenta anche fuori dai confini regionali. Se per molti anni la nostra identità economica, culturale e musicale è stata ostaggio di  un’amnesia collettiva, quasi come se il nostro passato fosse un fardello non solo da dimenticare ma da nascondere al mondo,  perché non  era proprio in linea con la modernità e con le sue regole di mercato,  oggi finalmente, forse anche per la crisi del modello economico  del mondo globale, scopriamo che tutto ciò ci rende unici e in quanto tale non replicabili altrove. Indispensabili  per uno sviluppo economico unico e sostenibile», dichiara la sindaca di Nocera Terinese Fernanda Gigliotti. Una visione pragmatica la sua, unita a una profonda conoscenza della musica e delle tradizioni locali. 

Ed è evidentemente la direzione giusta, se si considera che già da qualche anno  è stata richiesta l’iscrizione dei “Repertori e tecniche costruttive della zampogna tradizionale italiana" nella lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell’Unesco.

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