Il trailer di "Vita, morte e miracoli nel paese più povero d'Italia", di Massimo De Pascale

Nostalgia di Nardodipace,

Bucaneve e devozione alla processione

della Madonna, quella per antonomasia

di Antonio Cavallaro | 8 Settembre 2017

L'8 settembre è uno di quei giorni dell'anno in cui la nostalgia fa vibrare tutte le corde del mio cuore.
Da bambino mia mamma mi portava su un vecchio autobus, lungo una stradina stretta e piena di precipizi, nel vecchio abitato di Nardodipace per la festa della Patrona, la Madonna della Natività. Così come il vecchio paese alluvionato era rimasto per tutti "Lu Pajisi", il paese, così la Madonna della Natività era semplicemente "La Madonna". Quella per antonomasia.

 

Il negozio di Maria a lu pajisi

Arrivati all'inizio del paese c'era il negozio di Maria. L'unico del paese. In una stanza c'era una cantina dove gli uomini la sera trascorrevano il tempo giocando a carte, a fianco una specie di emporio dove si vendeva un po' di tutto. Entravamo lì e mia mamma mi comprava un "tubo" di Bucaneve (partivamo presto con l'autobus e non facevo in tempo a fare colazione a casa). Con il tubo di biscotti in una mano e infilando l'indice dell'altra per afferrare i singoli biscotti cercando di non rompere l'involucro, cominciavamo a fare il giro delle visite di amici, "cummari e cumpari" e parenti. Lungo le strade del paese era un continuo vociare che proveniva dagli usci aperti a metà (in orizzontale!), odori di sugo, di terra, di campagna, talvolta persino di stabbio usato per concimare gli orti che si celavano dietro la lunga fila di case che ricordava un po' un treno, quel treno che negli anni aveva svuotato quel paese.
Dopo la Messa cominciava una lunga e faticosa processione (oggi il percorso è molto più breve) che si snodava lungo strette stradine, scendendo e risalendo scalinate costruite alla meno peggio. Ricordo la fatica degli uomini che portavano la pesante statua lignea unita a quella dei musicisti della banda che in alcuni momenti, con il fiato corto, smettevano di suonare. Dalle finestre, dai balconi, dalle "mezze porte", tante, tantissime persone che si affacciavano per toccare la Madonna, per baciare quel legno.

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Nardodipace, Le dimore d'assenza, progetto fotografico di Salvatore Federico 

Una catenina d'oro al collo della Vergine

Un giorno una donna che aveva perso da poco il marito per una brutta malattia e che stava perdendo per la stessa causa anche il figlio fece cenno ai portantini di avvicinare la statua al balcone dal quale si era affacciata. Si tolse la catenina d'oro che portava al collo e, piangendo, la mise al collo della Vergine. Quanto amore e quanta pietà in quel gesto dal sapore antico!

Il paese si svuotava rapidamente. Era più che dimezzato rispetto al passato. La Confraternita del Sacro Cuore che per più di cento anni aveva regolato aspetti civili e religiosi della comunità non esisteva più. Sul registro dei confratelli, accanto ai nomi, c'è segnato con una matita rossa: "emigrato", talvolta semplicemente "America". Eppure nel mio ricordo quel paese continuava ad essere pieno. Ci penso spesso quando leggo o ascolto Vito Teti che, parlando dei paesi di Calabria, dice che dove prima c'era il troppo pieno adesso c'è il vuoto. Quello che prima sembrava invivibile perché quasi soffocante, adesso lo è perché desolante.

Le case mute come a Betlemme

Quante storie ci sarebbero da raccontare! Quante vicende dietro quelle pietre, quelle case oggi mute. Quanti uomini e donne dietro quelle porta oramai chiuse!

La liturgia del giorno prevede alla prima lettura, un brano del Profeta Michea che comincia dicendo "E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui. che deve essere il dominatore in Israele...". Quel brano, letto tra le mura della vecchia Chiesa di Nardodipace, aveva un sapore particolare... in fondo anche Betlemme era uno sperduto paese della Palestina...

Al Vecchio Abitato oggi non ci vive quasi più nessuno. Quella festa continua a vivere perché per tutti rimane "la festa della Madonna". La processione si è dimezzata e non si snoda più lungo l'antico percorso. Alcune case sono crollate. Le strade si rianimano per qualche ora e in molte case gli antichi abitanti tornano per trascorrere la giornata di festa. Si sente persino l'odore di sugo provenire da qualche porta. Ma è come quel rito che in alcuni paesi di Calabria si svolge mangiando sulle tombe dei parenti defunti. È un modo per elaborare il lutto e la morte di un piccolo mondo antico che non tornerà più.

Il video di De Pascale e il quadro di Tassone

Di recente, un regista calabrese, allievo di Luigi Di Gianni, Massimo De Pascale ha tentato di fermare qualche momento di questa storia, di queste storie, in un film intitolato “Vita, morte e miracoli nel paese più povero d’Italia”. Massimo ha registrato lo smarrimento degli anziani e degli abitanti rispetto a un mondo in rapido disfacimento.ho chiesto a Vitantonio Tassone, un amico pittore di Serra San Bruno, di dipingermi un quadro raffigurante il Vecchio Abitato e la Madonna della Natività, la Madonna dell'8 Settembre.

È un quadro che ho voluto per casa mia, per il mio studio. Per tenere sempre desta l'attenzione su un pezzo del mio cuore perduto per sempre.

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