53 STORIE DI NAUFRAGI, GUERRE, RIFIUTI E INTEGRAZIONE FELICE RACCONTATE DA OGNI ANGOLO DEL MEDITERRANEO

Cosenza ospita la prima edizione di MyArt Film Festival, una rassegna cinematografica  pensata per valorizzare  registi, tendenze e nuovi linguaggi audiovisivi provenienti dai paesi bagnati dal Mare Nostrum, toccando temi di grande attualità. A cominiciare dall'operato delle Ong.

di CalabriaCult | 25/04/2017

Che ci fanno le Ong nel Mediterraneo? La risposta è scontata (per molti ma non per tutti!) e fra le le migliori spiegazioni possibili c'è anche quella di Astral, documentario sulla storia di uno yacht extralusso e del suo proprietario italiano Livio Lo Monaco (re dei materassi in Spagna), che invece di bere champagne  a bordo dell' imbarcazione ha scelto di donarla a un’associazione non governativa catalana (Proactiva Open Arms) che si occupa del salvataggio dei migranti in mare. Dallo scorso maggio il veliero soccorre i naufraghi pattugliando il cosiddetto triangolo di Lampedusa, tra le coste della Libia e quelle italiane. La pellicola, girata da Jordi Évole, è una delle opere del  MyArt International Film Festival di Cosenza, rassegna sul cinema indipendente - dal 28 al 30 aprile, presso le sale del Morelli e del San Nicola - dedicata alle molteplici questioni (e visioni) mediterranee. La manifestazione, che  debutta quest'anno con un'edizione ricca di contenuti, è finanziata dal Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale della Presidenza del Consiglio dei ministri e approfondisce i temi legati all’immigrazione, l’integrazione e l’intercultura.  Astral è il primo documentario della sezione Fuori concorso e sarà proiettato il 28 aprile alle 17 Cinema Teatro Morelli. 

Migrazioni e diritti umani

Migrazioni e diritti umani sono, dunque, il filo conduttore di un evento organizzato con grande coinvolgimento dell'associazione culturale e multietnica cosentina La Kasbah che ha selezionato 154 opere pervenute da  Palestina, Iran, Libano, Croazia, Turchia, Serbia, Grecia, Egitto, Israele, Marocco, Kosovo, Spagna, Francia, Portogallo, Svizzera, Belgio, Germania, Regno Unito, Svezia, Polonia, Canada. E anche dall'Italia, Calabria compresa. Che con alcuni titoli in concorso e personaggi di spicco coinvolti nell'organizzazione conferma l'eccezionale vitalità del nuovo cinema calabrese. In programma, 12 documentari, 12 cortometraggi e 9 minidocu. ventile opere fuori concorso.

Castro, il trailer

Castro, storia (e sogni) di un'occupazione

Si parte dai margini con Castro, fra i primi documentari in concorso, scritto e diretto da Paolo Civati (29 aprile alle 22, Cinema San Nicola): il Castro era a Roma un palazzo occupato, un rifugio di 5 piani  per gli esclusi, in zona San Giovanni,  una casa per tanti ma di nessuno. Per più di dieci anni ha rappresentato una possibilità  per molte famiglie. Civati la rappresenta come una torre di Babele, in cui si parla con una lingua dai mille accenti ma per  raccontarsi solo rifiuti e diritti negati. Per un periodo il palazzo è stato trasformato in centro di assistenza alloggiativa temporanea: ci viveva Sara, che voleva  aprire un ristorante. E Claudio, agli arresti domiciliari, desideroso di ricostruire la propria vita con Deborah. Roberto e il suo gatto. E Khalil con suo figlio, al  dodicesimo anno di occupazione. 

Strane straniere, Elisa Amoruso

Donne, tra diritti negati e nuove identità

Arriva dall'Iran Prison sisters,  il viaggio di due giovani donne uscite di prigione in Afghanistan. Sara e Najibeh una volta fuori una hanno tregua, solo minacce di morte e violenza. La loro condizione di ex-carcerate le priva del diritto di esistere. Il documentario è del giornalista Nima Sarvestani e sarà proiettato il 30 aprile alle 17,30 al Cinema San Nicola. Un'altra firma iraniana in concorso per il corto Posso Entrare: è quella di Kamkari Fariborz, di origini curde, che racconta di Simona e Barbara. Lavorano con passione nel centro che accoglie donne immigrate vittime di violenza. Barbara è la coordinatrice e Simona la responsabile legale.

Ancora donne nel documentario di Elisa Amoruso Strane Straniere: Ana, Ljuba, Radi, Sihem e Sonia sono arrivate in Italia da Paesi diversi, per amore, lavoro, curiosità o forse per destino. Ognuna di loro è riuscita a dar vita a un’attività propria, reinventandosi e integrandosi con successo in una nuova realtà. Distanti per esperienza e provenienza, vicine  per essere straniere, capaci di costruirsi una nuova identità.

A Gerusalemme il cannone del Ramadam

Nella sezione documentari brevi, c'è  Graffiti,  del palestinese Nasir Fidaa: il suo sguardo si posa sui i disegni anonimi tracciati sui muri di Hebron che parlano di amore al tempo della guerra. E' realizzato a 4 mani, invece, da un palestinese e un israeliano - Atta Awisat e Nimrod Shanit - The ramadan cannon of Jerusalem: da 120 anni a Gerusalemme la famiglia di Rajae Sanduka ha il compito di far sparare, mattina e sera, un cannone durante il mese del Ramadan. Rajae, attore e burattinaio, difende questa eredità lottando contro le difficoltà quotidiane di un palestinese residente in Terra Santa. Per fare i conti con la sua frustrazione senza correre rischi, mette in scena un’opera satirica nell’unico teatro palestinese rimasto in città.

The Ramadam cannon of Jerusalem

Il Mediterraneo si racconta

Del Festival cosentino se ne sentiva il bisogno: in 35 giorni hanno aderito documentaristi e videomaker da tutti i paesi del Mediterraneo, quel mare che ha tante voci e ognuna racconta una storia. «Siamo rimasti stupiti dal livello qualitativo delle opere e dalla risposta immediata all'avviso pubblico: in poco più di un mese si sono candidati al concorso in 154 e il lavoro di selezione delle opere è stato davvero difficile», spiega Alessandro Gordano, che è il direttore artistico del festival, ma anche videomaker e produttore con LAGOfilm: il documentario Redemption Song, della regista calabrese Cristina Mantis,

Redemption Song

da lui coprodotto, è stato premiato nel 2015 al Festival Internazionale del documentario Visioni dal Mondo di Rai Cinema. Racconta il sogno di redenzione che  Cissoko, protagonista africano della storia, invoca per la sua gente e la sua terra. Giunto in Italia dalla guerra in Libia, documenta con una cinepresa la shiavitù in Europa dei suoi fratelli immigrati. E torna in Africa per mostrare i suoi filmati  nelle scuole e nei villaggi, per contribuire al risveglio della sua gente. Il viaggio lo porterà fino in Brasile a omaggiare i discendenti degli schiavi che tuttora risiedono nelle comunità dei quilombi e che, ancor oggi, mantengono vive le origini africane. 

 

Il viaggio parallelo di Bianca

E' in corsa al MyArt Moby Dick di Nicola Sorcinelli che ha vinto il nastro d’argento per il miglior cortometraggio fiction del 2017. Interpretato da Kasia Smutniak, prodotto da Diego Loreggian per Time Film in co-produzione con Simmetrico Cultura e distribuito da Zen Movie, è stato girato in Puglia: racconta la storia di due viaggi paralleli, quello di Bianca e quello di una giovane donna clandestina che arrivano a sovrapporsi, alla ricerca di una salvezza impossibile.

Kasia Smutniak durante le riprese di Moby Dick

La traversata di Loza e il viaje musicale di Casamance

E c'è anche il viaggio di Loza, che ha 5  anni ed è nata in Sudan. Nel maggio 2016 ha lasciato il suo paese con suo fratello e la madre Nada, per sfuggire alla dittatura. I trafficanti avevano promesso un passaggio sicuro verso l’Europa per 2.500 dollari, ma la traversata del Mediterraneo si è trasformata in un incubo. Nada non è riuscita a salire sulla barca a causa delle onde e Loza  è rimasta sola a bordo con 400 migranti. Uno di loro si è preso cura di lei.
Ora vivono in un paese vicino a Cannes,  hanno trovato rifugio da Hubert, operatore umanitario e coordinatore dell’associazione Habitat et Citoyenneté. Lo racconta in un minidocu il francese Jean-Sébastien Desbordes.

La spagnola Paloma Zapata, documenta in Casamance, la banda sonora de un viajem il viaggio musicale e avventuroso di Jairo Zavala, cantante spagnolo di origini africane e latinoamericane: un percorso che rivela l’importanza della musica nella cultura africana e la sua diffusione nel mondo.

La storia di Loza, bambina sudanese, fra i minidocu

Documentari, corti e minidocu made in Calabria

Spiccano anche per intensità e partecipazione tutti i lavori made in Calabria (una decina quelli di registi calabresi o ambientati nella regione). Come Nera la notte di Saverio Caracciolo girato nella tendopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, dove vivono più di 1000 immigrati braccianti, in condizioni disumane. Tra loro anche bambini e ragazzi che non compaiono davanti alla telecamera ma di cui si vedono giochi e panni appesi, testimonianza della loro presenza.  The black sheep di Antonio Martino è la Libia prima e dopo Gheddafi. E' il caos tra anni dopo la rivoluzione: il Paese diviso dalle innumerevoli guerre tribali e una visione sempre più estremista della religione. Parlare di libertà di pensiero è diventato pericoloso, parlare di libertà di fede impossibile. Chi non si adegua rischia la vita ogni giorno di più. Ausman è a un bivio: rinnegare quello che pensa, omologandosi al pensiero dominante o continuare a combattere per la sua libertà di fede, di parola e di pensiero, a rischio della propria vita?

Fuori campo di Sergio Panariello parte da Cosenza per arrivare a Bolzano, raccontando storie di Rom e Sinti, fuori dalle cornici stereotipate, mostrando le vite quotidiane di uomini e donne che vivono fuori dai campi e hanno accesso alle case. 

A Pannone il premio Mario Gallo

Tra gli eventi fuori concorso (sezione da non perdere), Lascia stare i Santi docufilm di Gianfranco Pannone (in giuria per i documentari). L'opera, prodotta dall’Istituto Luce è un viaggio lungo un secolo nella devozione religiosa popolare italiana, nel quale il regista di Latina tiene insieme “Santi antichi e più recenti, madonne bianche e nere, processioni devozionali…espressioni di un bisogno di sacro in apparenza molto lontano da noi, ma che così lontano non è”. Il Sud ne sa qualcosa. Ei suoni proposti  da Ambrogio Sparagna ne sono una chiara testimonianza. "Il prezioso repertorio dell’Archivio Luce, composto di documentari e cinegiornali d’epoca, asseconda questo viaggio nel mondo della religione popolare, che Gianfranco Pannone, con sguardo laico, rimescola in un percorso emozionale tra passato e presente. Le immagini religiose di oggi assumono un posto di rilievo in quest’epoca che non sembra più anelare al sacro, ma di cui nel profondo tanta gente sente ancora il bisogno, in Veneto come in Sicilia, nel Lazio come in Puglia. E le voci di alcuni intellettuali sono lì a ricordarcelo: da Silone a Pasolini, da Rocco Scotellaro a Mario Soldati, fino a Gramsci".
A Gianfranco Pannone sarà anche conferito il Premio Mario Gallo 2017,  riconoscimento che ogni anno la Cineteca della Calabria – con il sostegno del MIBACT – conferisce a personaggi di spicco del cinema italiano e internazionale. 

Gramsci 44

Gramsci a Ustica (un piccolo capolavoro)

E dopo i Santi, un focus su Antonio Gramsci, una delle figure italiane e internazionali più importanti del Novecento, attraverso il docufilm di Emiliano Barbucci Gramsci 44  (RamFilm, con Peppino Mazzotta, e la fotografia di Daniele Ciprì). Siamo a Ustica, all’inizio del 1900, e l’arrivo del vaporetto è un evento che richiama al molo tutti gli isolani. Dal 1926 il battello a vapore porta anche uomini in catene, criminali e confinati politici, inviati lì per non nuocere al regime fascista. Fra loro  Antonio Gramsci, intellettuale comunista deputato del Parlamento Italiano, confinato ad Ustica nel dicembre del 1926 dal Regime Fascista. Gramsci rimane sull'isola 44 giorni. Ed è lì che ritrova il suo Sud, prima di essere trasferito a San Vittore. Nell'isola Gramsci istituisce la Scuola dei confinati politici, in cui coinvolge  cittadini di ogni età e stato sociale per contrastare l'analfabetismo.

La giuria

In giuria, per i documentari, il regista Gianfranco Pannone, il produttore Mario Mazzarotto, il regista e sceneggiatore Fabio Mollo, di origini reggine, autore del dietro le quinte della serie capolavoro di Paolo Sorrentino The Young Pope (proiezione fuori concorso), e il critico cinematografico Giuseppe Scarpelli. 

A valutare i cortometraggi in concorso Emiliano Barbucci, Jessica Resteghini, Giancarlo Lancioni, Emanuele Milasi. I minidocu, invece, saranno giudicati dalla direzione artistica del MyArt Film Festival, che esprimerà un voto tecnico,  e da una delegazione di studenti delle scuole partner del festival, che invece esprimerà una valutazione sull’efficacia narrativa delle proiezioni. La media dei voti espressi designerà il vincitore della sezione “shortdoc”.

I premi

Lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) premia il miglior documentario con 3.000 euro. La fondazione Migrantes (Conferenza Episcopale Italiana) assegna in premio al miglior cortometraggio 1.500 euro. Cinquecento al miglior documentario.

INFO E PROGRAMMA SUL SITO http://myartfilmfestival.com/ REALIZZATO DA POLIGONILAB (VALE UNA VISITA)

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