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Profumo di giunchiglie a Cosenza?

  Sono i fiori di  Michele

che annuciano la primavera

Fotografie di Michele Fiorillo (nipote di Michele) | 24 Aprile 2018

«Non confondete le giunchiglie con i narcisi che quelli non sono tanto profumati». Michele Maritato, 86 anni, a ogni primavera raccoglie fiori nei boschi. Ieri mattina era a Croce di Magara, in Sila, a recidere le giunchiglie selvatiche che annunciano la bella stagione.  Di solito parte molto presto, appena fa giorno: si infila nella sua utilitaria portandosi appresso   un cesto di vimini rosso e dei laccetti di raso. Guida fino al primo prato fiorito, a quello che gli sembra il più bello, con i boccioli appena schiusi. Quando non ha voglia di raggiungere la Sila, dalla sua casa in via Popilia, tira dritto e prende la strada per Malvito, il paese di cui è originario. Oppure va più a sud, verso Monte Cocuzzo dove c'è una collina puntellata di  bianco.

Michele gli anni se li porta bene. Sulle spalle una vita da ambulante, da boscaiolo, da contadino e una pensione che è una miseria. I ricordi della guerra, di sua moglie Maria scomparsa da qualche mese, delle due figlie «così belle» che ancora sono il suo orgoglio. Come i nipoti, quattro. E otto pronipoti. La gioventù alla Massa, nel centro storico, poi con la famiglia e i figli piccoli in una casa della periferia, da cui oggi quasi si tocca il ponte di Calatrava. Il teatro e le balere a Serra Spiga. «Eccome se è cambiata, Cosenza - racconta Michele - prima era piccola come un paese, tutto si concentrava nella parte vecchia della città. Negli anni si è ingrandita, hanno costruito i palazzi, le piazze. È diventata più bella. Per tanto tempo ho avuto un banco di frutta e verdura davanti alla Villa Nuova e mi piaceva parlare con la gente, con i clienti che tutti giorni compravano qualcosa e scambiavano due parole con me». A quel contatto umano Michele non ci ha rinunciato.

Una volta in pensione («con il collirio e le medicine da comprare») si è inventato un'altra vita. Aggiungendo un tocco di poesia alla sua quotidianità: offrire mazzetti di giunchiglie («e mi raccomando, non sono narcisi!», insiste) ai passanti di Corso Mazzini, a chi fa shopping, a chi passeggia o corre da un ufficio a un altro. Preannunciando la primavera. Come un'icona antica, Michele, capelli bianchi e vaporosi, fisico asciutto,  affianca ignaro la Testa di Medusa di Giacomo Manzù, sfiora Ettore e Andromaca (scultura in bronzo di Giorgio De Chirico), sosta accanto a San Giorgio e il Drago. Senza aver certo considerato di trovarsi di fronte a un'opera di Salvator Dalì . Così è Cosenza, quando regala magie. 

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