'A Chiana che non ti aspetti: a Cittanova  bancomat hi-tech per le multinazionali dello sportello elettronico (Atm) 

di Annamaria Crupi | 12 Gennaio  2018

A Cittanova, paesino popoloso  che guarda dal punto più alto la Piana di Gioia Tauro, si arriva percorrendo l’autostrada del Mediterraneo fino a Rosarno, incrociando autotreni ricolmi di arance. È quell’abbondanza che non basta e non paga, e che non fa più la ricchezza di questa terra e dei suoi abitanti, residenti o rifugiati che siano.  In alternativa si può raggiungere il centro dalla costa jonica, attraversando un tratto della statale 106, tagliando l’Aspromonte, oltre il valico della Limina in direzione del Mar Tirreno fino all’uscita di Polistena:  sullo sfondo le gru del porto, Vulcano e le Eolie.

Per raggiungere la zona industriale (il centro abitato è sulla destra del torrente Serra) si costeggiano agrumeti e uliveti secolari. A terra, marce, un tappeto di arance. E anche un cimitero di imprese. Non ce l'hanno fatta, sotto il peso della crisi, della criminalità,   di uno Stato quantomeno disattento o per l'incapacità di fior di im-prenditori, quelli "furbi" a caccia di contributi e via.

Le aziende che resistono

Ma ci sono anche aziende che, invece, al pari degli ulivi dalle radici più nerborute, resistono, crescono e producono frutti. È il caso di quella di Domenico Morano, ingegnere meccanico a capo di “McmCostruzioni”, proprio quel genere di impresa che non ti aspetti di trovare nella provincia reggina calabrese.  Produce sistemi di sicurezza per i bancomat e le casse continue di banche e uffici postali di tutta Italia. I loro clienti? Ncr, Diebold, Wincord, le tre multinazionali leader mondiali del mercato degli ATMs (Automated Teller Machine) che riforniscono i maggiori gruppi bancari. 
 

La Rete Antiracket

Nella compagine sociale anche l'architetta Maria Teresa,  sorella di Domenico,  responsabile per la Calabria del progetto Rete Antiracket (una convenzione tra la Federazione delle associazioni Antiracket italiane e ministero dell’Interno) e consigliera di Trame, la fondazione che da anni organizza il Trame Festival di Lamezia Terme, evento culturale dedicato ai libri contro le mafie, contro il muro dell’omertà. Maria Teresa Morano conduce la battaglia avviata negli anni ’90 dal padre Girolamo, vittima di tentativi di estorsione. È stato lui, con 12 imprenditori cittanovesi, a costituire l’Acipac, la prima associazione calabrese di commercianti, imprenditori, professionisti e artigiani di Cittanova (oggi sono più di 80),  a combattere  intimidazioni e ritorsioni, a opporsi alle pressioni delle cosche, costituendosi parte civile nei processi. 

Mcm, tra le prime in Italia

Il settore della sicurezza bancaria è tra i pochi in questi anni a non temere crisi. L’innovazione tecnologica ha aumentato i servizi per il cliente ma allo stesso tempo anche i rischi di attacchi fisici (passivi) e logici (attivi) ai sistemi informativi e di pagamento delle banche. 

È così che MCM, da azienda artigianale con prodotti a basso valore aggiunto (costruiva macchine agricole) è diventata una realtà industriale che oggi propone dispositivi con un significativo contenuto d’innovazione. Un passaggio reso possibile  anche grazie ai contributi della legge 488/92.  Con Domenico, un concentrato di preparazione, entusiasmo e pragmatismo visionario,  l'azienda, che ha uno stabilimento anche a Garlasco, si è posizionata tra le prime del settore in Italia, con un fatturato di circa 2.3 mln di euro, di cui il 20% ottenuto grazie alle esportazioni in Francia, Germania, Ungheria.  Venti i dipendenti, tra i quali  anche alcuni giovanissimi diplomati dell’Itis “Conte Milano” di Polistena, istituto industriale all’avanguardia, vanto di tutta la provincia: officina meccanica, casa domotica, planetario, 4 diversi indirizzi di specializzazione. L’ennesimo fattore che spiega il vantaggio di cui gode questa realtà di eccellenza tutta meridionale.

Maria Teresa Morano

Da Girolamo a Domenico, 50 anni di storia

Girolamo Morano negli anni '60 lavora come fabbro. Sono tempi in cui nella Piana  funzionano centinaia di frantoi e lui costruisce macchine agricole cernitrici per la pulitura delle olive.  Il cambiamento di rotta arriva nel 2003 con Domenico e la scelta è avvenuta per caso. A lui il merito di averla saputa sfruttare.  «Allora avevo una società di consulenza, abitavo a Genova e non pensavo  di tornare in Calabria a fare il mestiere di mio padre - racconta -  Quando ero piccolo  vivevamo a Torino. Poi un giorno mio padre decise di rientrare con la famiglia a Cittanova. Allora non ho compreso la sua scelta e appena ho potuto sono andato via. L’università è stato il pretesto. Ho lavorato anche come assistente alla facoltà di Ingegneria dell’università di Genova e ho aperto una società di consulenza aziendale. Finché un giorno, un mio cliente mi fece presente un problema: aveva urgentemente bisogno di alcuni piastroni di ferro per fissare dei bancomat». E qui un'illuminazione: «Il pezzo non prevedeva un grande lavoro, ma  per un’impresa di grandi dimensioni era una richiesta complessa. In quel momento ho pensato all’officina di mio padre e a come risolvere il problema, senza farmi troppe domande. In una settimana la fornitura era già in consegna. E ho ricominciato,  ho rimesso in gioco il mio lavoro, la mia vita e ho capito la scelta fatta anni prima da mio padre. Finalmente mi era chiaro il suo punto di vista, che poi è diventato anche il mio».

I dispositivi per la sicurezza bancaria

L’ufficio tecnico è il motore da cui parte ogni nuovo progetto, dai prodotti più complessi e brevettati alle soluzioni semplicemente migliorative. Da lì all’officina il passaggio è breve. «Il vantaggio rispetto ad altri competitori - spiega l’ingegnere - è dato dal know how e dalla flessibilità del processo. Riusciamo a progettare, prototipare e mettere in produzione con ritmi sostenuti, utilizzando al meglio la capacità produttiva».  Morano descrive meticolosamente i progetti che li hanno fatti conoscere e crescere nel mercato italiano.

Come l’Anti Cash Trapping o il Sop box (intelligente), un meccanismo applicato ai bancomat che impedisce di intrappolare le banconote o il dispositivo antiskimmer, contro la lettura e clonazione delle carte bancomat. Parlando di ricerca industriale, si parte necessariamente dallo studio delle problematiche e dalla casistica degli attacchi a cui possono essere sottoposti i sistemi. L’ultima immagine arrivata sul suo computer  riprende quel che è rimasto di uno sportello a seguito di una grave deflagrazione. «Il pericolo maggiore, in questi casi, non riguarda tanto il denaro che viene sottratto - spiega - ma la stabilità degli immobili che vengono interessati dall’attacco».

Nuovi progetti per gli esercizi commerciali

Accanto a lui Giorgio, un giovanissimo ingegnere meccanico che Domenico ha convinto a rientrare in Calabria. In ufficio anche Giuseppe, un neo-diplomato del vicino Istituto tecnico industriale al quale sta insegnando il mestiere. Matita e quaderno sul tavolo per le bozze di sintesi e i calcoli più semplici e al pc un sofisticato software per la progettazione 3D.

In questo momento è in fase di studio un particolare modello di cassa per il pagamento in contanti negli esercizi commerciali:  un dispositivo elettronico e una soluzione meccanica ad hoc consentirà di evitare all’impiegato, soprattutto per motivi igienici, il contatto diretto col denaro. «E’ la tendenza del prossimo futuro. In questo modo il meccanismo diventa più intelligente e sicuro». aggiunge l'ingegnere.

Gli  stabilimenti (uno è al Nord)

Nello stabilimento  sono esposti i vari prototipi dei sistemi di sicurezza realizzati e diffusi in tutta Italia. Stanno lì a dimostrazione della loro efficienza, ma anche per immaginarne di migliori in tempi sempre più ridotti. Il settore della sicurezza bancaria richiede continui aggiornamenti. Il rischio obsolescenza di programmi e strumenti si traduce per l’istituto in maggiori probabilità di essere oggetto di attacchi.

In questi giorni l’azienda lavora a pieno regime: c’è una consegna importante per un primario istituto bancario nazionale. Ogni settimana, a partire dal 2010, un autotreno parte alla volta dello stabilimento lombardo di Garlasco per il montaggio, l’immagazzinamento e la distribuzione dei prodotti, all’occorrenza anche dell’installazione. Il saldatore più anziano, Francesco, si riconosce anche con la maschera di protezione: alle spalle ha 40 anni di esperienza, si muove con sicurezza, dirige l’officina, controlla il lavoro automatizzato degli impianti e quello manuale degli altri operai, in particolare dei più giovani, come Marco e Dylan. 

«Da quando ho preso in mano l’azienda sono cambiate molte cose -  continua l'imprenditore - Ho dovuto rafforzare la parte di progettazione, spingere sui contenuti di ricerca e sviluppo, riconfigurare il layout degli impianti, migliorare l’intero processo produttivo. Qui, nell’hinterland, non c’era nessuna impresa da cui io potessi approvvigionarmi o demandare una parte della lavorazione delle componenti per i bancomat che produco». Uno svantaggio di contesto che gli ha offerto l’occasione per distinguersi e diventare indipendente, costringendolo a internalizzare tutte le fasi della produzione (fatta eccezione per la sola componente elettronica). Oggi grazie a macchine a controllo numerico, impianto per il taglio laser, isola robotizzata per la saldatura, impianto di verniciatura a polvere, può dire di avere tutto sotto controllo. O quasi.   

Perché in Calabria?

«Nella zona manca ancora la fibra,  le infrastrutture e in generale i servizi  non sono sufficienti. Ma la vita qui non teme paragoni. Ho vissuto molti anni fuori regione al Nord e mi sono trovato bene. In Calabria tuttavia mi concedo la possibilità di vivere meglio: ho il mio lavoro e nonostante le difficoltà riesco a gestirlo secondo le mie aspettative e i valori che ho ereditato, lo concilio comodamente con le esigenze della mia famiglia, perché abito a 10 minuti dallo stabilimento, sono circondato da un paesaggio meraviglioso di cui cerco di godere appieno». La sua passione? Le passeggiate in bicicletta con i  tre figli tra i percorsi sterrati in collina, sull’Aspromonte.  

Domenico Morano

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