foto di Letizia Lucignano

Racconto la mia terra gurdandola da Lisbona

Sono nato a Catanzaro e sono cesciuto a Marcellinara, tra Catanzaro e Lamezia Terme, dove l’Appennino si interrompe. Ho però orgogliosamente origini reggine, perché il mio bisnonno proviene dal paese di Bianco, in provincia di Reggio, una zona della Calabria che amo e a cui mi sento molto legato.

Come l’80% di chi allora faceva il liceo e voleva continuare gli studi, nel 2000, a 18 anni, ho lasciato la Calabria per fare l’università a Bologna. Allora l’università di Cosenza non era come è oggi, quindi uscire dalla Calabria era ancora una tappa abbastanza forzata.

Un mio carissimo amico era andato a studiare Filosofia a Bologna e quindi lo seguii.

Ho studiato Scienze delle Comunicazioni che in quel momento rappresentava una sorta di moda. In realtà mi sono in parte pentito di questa scelta, ma mai rassegnato. Completata la triennale ho frequentato il Dams Cinema, dopo una bellissima esperienza nel 2001 con Orfeo TV, creata dagli autori di Radio Alice, nata nel 1977 a Bologna. Fu una televisione di strada, di quartiere. Così ho allenato il mio sguardo digitale, attraverso l’uso delle telecamere. E ha avuto inizio una passione, i miei primi reportage e una casa di produzione fondata con altri ragazzi, la ElenfantFilm. Io del gruppo ero (e sono) in particolare il montatore video, soprattutto per documentari  e reportage.

Per dieci anni, durante la mia vita a Bologna, tornavo in Calabria da migrante, una delle cose più epiche dell’essere umano. E non a caso io lavoro spesso sul tema della migrazione, proprio perché in parte l’ho vissuta da dentro. D’estate, a Natale, a volte durante altri periodi dell’anno. Ricordo i viaggi sull’ Espresso con la gente che sbucava fuori dal finestrino.

Dopo Bologna ho cercato cose nuove a Torino, anche in seguito a una storia d’amore. Torino non aveva alcuna ragione specifica. Sia io sia la mia ragazza volevamo lasciare le nostre rispettive città. Sembrava un periodo tranquillo, finché è nata una ribellione tardiva che mi ha portato ad abbracciare per tre anni il movimento anarchico della città e condividere un anno di lotta No Tav nel 2011 in Val Susa. Ma da quella lotta intensa è sorto un sentimento.. mi sono reso conto che l’atteggiamento distruttivo non era ciò che realmente cercavo per me. Ho  rischiato la galera! Abbiamo deciso di ripartire ma per fuggire, fuggire da un pericolo.

BERTA FILAVA

Ed eccoci a Lisbona. Dal 2012 non ho più lasciato il Portogallo. Per due anni ho vissuto in una zona di montagna, tra Coimbra e la Serra d’Estrela,  una parentesi sabbatica in cui mi sono immerso nella natura, ho imparato a lavorare la terra e ho avuto l’opportunità di conoscere contadini, produttori di miele e le affascinanti regole della Natura. Avrei potuto vivere la stessa esperienza in Calabria, ma il destino ha voluto che io lo facessi in Portogallo, un paese che in fondo mi ricorda molto il sud d’Italia, ma senza la mafia, con altre dinamiche e problemi, ma senza la mafia. E sono andato in montagna, ricordandomi della Sila, delle montagne calabresi. Ho imparato a stare da solo, per acquisire la vera capacità di stare con gli altri. E da quest’esperienza è nata la voglia, forte e cosciente, di fare film.

 

Mentre ero a Torino avevo realizzato due cortometraggi in Calabria con la mia casa di produzione bolognese. Uno mi è stato richiesto da un’associazione di donne Marcellinara. Ho scritto la storia di una badante polacca in Calabria. Il corto, al quale hanno collaborato solo attori non professionisti, e fra questi  mia nonna, ha vinto vari premi, tra cui il Riace Film Festival. A 30 anni ho potuto girare nei luoghi della mia infanzia, riunendomi con la mia terra  facendo il mio mestiere.

Da questa esperienza ne è nato un altro volta più personale e meno sociologico, girato a Decollatura, in Sila (https://vimeo.com/189360544).

Oggi cerco continuamente contatti con la Calabria, per assistere al suo risveglio. Sento di voler contribuire. Non credo sia necessario vivere in Calabria per aiutare la mia terra, e questi cortometraggi ne sono la prova. Ricordo ancora in Veneto, a Verona, ero davanti a una platea di 500 persone a raccontare la mia terra e all'uscita del cinema due signore mi ringraziarono per aver cambiato con quel piccolo film l'idea sbagliata che avevano della regione.

Oggi a Lisbona ho appena finito di girare un episodio di una serie prodotta da Elenfant Film, scritto da me. Mi piace intrecciare documentario e finzione. Così la storia non è più solo mia, ma mi giunge da quel mondo narrativo che sono andato a visitare come antropologo. Il viaggio fa parte della mia attitudine e non smetterò mai di cercare ed esplorare il nuovo. Non dimentico però che si parte da un luogo per tornarvi prima o poi, con il corpo o con la mente, un po' come il mito del ritorno di Ulisse a Itaca.

EUCANTU
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