Mammalia Calabra, in una mostra la bellezza primitiva della Calabria e della sua

fauna autoctona 

di Donata Marrazzo | 21 Settembre 2017

Ci sono tanti modi per tutelare l'immenso patrimonio di “naturalità” della Calabria, la sua biodiversità talmente ricca da custodire 71 dei 230 habitat protetti a livello europeo. Questa nostra Arcadia, a tratti selvaggia e rigogliosa come la Scozia o montuosa come un piccolo Tibet. Rurale, rustica, marginale. Spesso fragile. Dove le razze tradizionali degli animali rappresentano un bene prezioso. I bovini di razza Podolica, la capra  Nicastrese, la Rustica di Calabria. Quella dell'Aspromonte. La Pecora Moscia. Il Suino Nero. Il raro Cavallo Calabrese. A rischio di erosione genetica. Razze locali che non competono per "resa" con quelle iperproduttive. Allevate, nutrite,  munte -  a seconda della specie - con metodi tradizionali,  o condotte  in transumanza sui pascoli da madriani e pastori. Un mondo antico che pure resiste.  È la mistica della terra.

Vacche Podoliche in transumanza sul Fiume Tacina

Lo sguardo ulteriore di Franco Scarpino

Con  sguardo contemplativo, il fotografo Franco Scarpino (è calabrese, ma vive e lavora a Milano come webdesigner), si è concentrato sulle razze domestiche autoctone, ha rintracciato gli esemplari nei loro territori, con una vocazione tutta naturalistica: è la cifra del suo fotografare. Uno sguardo "ulteriore", che  trasforma ciò che guarda in idea, trasparenza, eternità. Che travalica i segni della Storia, le strutture urbane e del paesaggio, le parole, per porci in immediato contatto con le cose.

In silenzio e con grande pazienza, ha osservato i comportamenti degli animali, ne ha seguito gli spostamenti.  Ha trascorso giornate intere con i pastori. E riletto l'opera del naturalista calabrese Armando Lucifero. Fu il primo, alla fine dell'800, a catalogare tutti i mammiferi presenti in Calabria, con il loro nome scientifico, in italiano e in dialetto, pubblicando i suoi studi e le sue raccolte sulla Rivista delle Scienze naturali. «Ho utilizzato la fotografia come strumento di culto, come medium per rendere visibile un mondo quasi sconosciuto ma ricco di bellezza, storia e cultura - spiega l'autore -  Esiste un’altra Calabria che vive oltre i confini dei paesi sul mare, tra le montagne e nelle zone definite marginali. È la Calabria degli armenti, quella che custodisce l’eredità culturale della regione. Più volte mi sono soffermato davanti al primo piano di una capra e contemplandola ho percepito la sacralità della sua presenza. Osservare la transumanza di una mandria di vacche podoliche che si abbevera nelle acque del Fiume Tacina, tra le province di Crotone e Catanzaro, è un’esperienza straordinaria. Da secoli, ogni anno, nel mese di giugno le mandrie si spostano verso la montagna in cerca di pascoli verdi, attraversando paesi e campagne. Un rituale antico e prezioso, eppure molti di noi non ne sanno nulla».

Mammalia Calabra, il progetto

Così è nato il progetto  Mammalia Calabra:  scienza, antropologia e fotografia, uomini, animali e natura. Un racconto per immagini che è documento ma soprattutto un elogio alla primitiva e originale bellezza del patrimonio zootecnico della Calabria,  a un sistema identitario irripetibile. Che, continuando a indagare sulla condizione degli animali e dell'ambiente, ripropone in formato digitale l'opera di Lucifero. E va oltre. Scarpino ha partecipato, ad esempio,  al programma di recupero del cane da pastore della Sila. Ne ha seguito la comunicazione. È un esemplare bellissimo  che ha il colore delle capre autoctone calabresi. Il manto  nero, nero focato (jelino, dicono i pastori) o con diverse gradazioni di colore come lo zibellino. Orecchie pendule, pelo semilungo, taglia grande. Vive in simbiosi con il bestiame ed è particolarmente efficace nel tenere lontano il lupo. Il pastore della Sila oggi non è più una razza estinta. Così lo descriveva Lucifero: “Il cane da pastore calabrese è alto di statura quasi quanto un cane di Terranova, ha il pelo lungo appena ondulato,  coda fioccata, muso aguzzo, orecchie corte, ma penzolanti; mantello bruno-fulvo uniforme nella parte superiore e biancastro nella parte inferiore, che talvolta si tramuta in bianco.  Incontrasi qualche lieve anomalia nelle tinte, ma essa proviene da incroci con altre razze che degenerano  il tipo primitivo, e non è certo stabile. Ha forma e robustezza non comune e sa servirsene nelle evenienze.  Questi cani seguono durante il giorno la greggia pascolante e nella notte la custodiscono con somma avvedutezza  negli ovili e nelle siepi, ove suol essere rinchiusa”.

L'allevamento del Cane da pastore  della Sila

 

Oggi li alleva una giovane zootecnica di San Giovanni in Fiore, Isabella Biafora: i cani da pastore della Sila sono richiesti da pastori e allevatori che li impiegano a protezione di mandrie e greggi. In Calabria ma anche nel resto d'Italia. «Ho conosciuto il progetto di recupero di questa razza proprio grazie all'incontro con Isabella Biafora, attenta ricercatrice cosentina che, con l’aiuto dello storico Serafino Caligiuri e con altri membri del Club Italiano Pastore della Sila ha recuperato una razza autoctona antichissima. Oltre al lavoro di ricerca dei vari ceppi di cani ancora presenti nelle mandrie di capre della Sila e alle indagini genetiche presso il laboratorio Vetogene di Milano, Isabella ha creato il Centro di Selezione di Jurevetere, un posto meraviglioso a due passi dai ruderi del Protocenobio di Gioacchino da Fiore, dove da alcuni  anni alleva e seleziona quello che oggi è riconosciuto a livello nazionale come il “Cane da Pastore della Sila” »,  racconta Scarpino. E continua: «A differenza di altre regioni d’Italia la Calabria è rimasta indietro rispetto al riconoscimento e alla valorizzazione del proprio patrimonio zootecnico. Ci sono razze che non sono state ancora riconosciute e che non hanno un registro anagrafico. È il caso dell’Asino Calabrese o della Pecora Moscia di cui parla Lucifero».

Cane da Pastore della Sila

Le iniziative con il supporto del Parco della Sila

Con il supporto del Parco della Sila, che ha compreso il valore dell'opera e la sua forza comunicativa, Mammalia Calabra sarà una mostra itinerante (presto saranno fissate le date) che varcherà  anche i confini regionali, riproponendo anche in e-book la straordinaria opera di Lucifero. In programma percorsi didattici. L'intento dell'autore  è che il progetto diventi uno strumento di facile consultazione per quanti vorranno avvicinarsi e approfondire il variegato mondo della fauna calabrese, partendo da quella che è l'opera storica più completa in tema di mammiferi: «Le razze autoctone - conclude Scarpino - sono la risposta  naturale alle esigenze del territorio e rappresentano un patrimonio  inestimabile per la biodiversità calabrese».

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