Valentina e le altre:

le 6 foodblogger che diffondono in rete

- da Crotone a Oakland -  

la nuova Calabria enogastronomica

di Veronica Otranto Godano  | 27 Novembre 2017

Conoscono alla perfezione ricette,  ingredienti, cotture.  Risalgono alle origini dei piatti,  ne evocano la storia descrivendo circostanze e sapori. Si cimentano ai fornelli e rendono attuale la cucina delle tradizioni. Diffondono l'essenza culturale della Calabria celebrando la dieta mediterranea. Quella di Nicotera che, dal 30 ottobre, una legge regionale valorizza e tutela. Un atto che  riguarda innanzitutto  le pratiche sociali e agricole della nostra terra, le identità e le produzioni locali.
Qua e là, in Calabria, nel resto d'Italia, ma anche Oltreoceano, in California,  c'è una donna  che racconta su un blog la magia della cucina calabrese. Sperimentale e contemporanea,  l'ha definita il New York Times. Lidia Bastianich per tutte è un faro:  ambasciatrice delle eccellenze enogastronomiche della Calabria in America,  comprende il senso dei luoghi, lo spirito e i valori di una terra che a tavola si colora di mille sfumature. La racconta nei suoi libri  e  in tivù sul network Pbs.

E le altre foodblogger?

Eccole, ne abbiamo selezionato 6 per un viaggio nei piatti della nostra tradizione attraverso le ricette, le storie e le visioni  di chi condivide in rete la cucina calabrese.

Calabrians do it better: Rosetta Costantino 

Pasta fresca fatta in casa, polpette di carne, coniglio arrosto con patate e dulcis in fundo gelato di fichi. E’ il menù di una domenica in stile calabrese, ma Oltreoceano, a Oakland, a casa di Rosetta Costantino, foodblogger nata a Verbicaro (Cs),  emigrata in America all’età di 14 anni. La donna, dopo vent’anni di carriera come ingegnere chimico nella  Silicon Valley, ha lasciato tutto per dedicarsi alla cucina e al suo orto che le fornisce le materie prime per realizzare le sue ricette.

«L’ho fatto per i miei figli - spiega - affinché non dimenticassero il sapore buono della Calabria, tant’è che quando vengo in Italia, sono loro che mi chiedono di  portare a casa pomodori e peperoni secchi».  La Calabria è il  filo conduttore della sua esistenza.  «Negli anni  '90 si parlava solo di cucina toscana qui. Sentivo che dovevo far qualcosa per la mia terra».

 

Dal 2007 inizia la sua attività ai fornelli con il blog Cooking with Rosetta, che presto diventa un riferimento   per tutti gli americani interessati alla cucina calabrese nella baia di San Francisco. E da lì prendono il via altre attività correlate. I suoi corsi registrano il tutto esaurito: c’è quello per imparare a fare la pasta oppure per apprendere l’uso della ricotta dall’antipasto al dolce. E i tour enogastronomici in Italia del 2018 sono già sold out. 

Rosetta deve molto della sua fortuna ai suoi genitori: furono loro a portare i semi dell'orto dalla Calabria. Così  continuarono a raccogliere pomodori dall’altra parte del mondo. Nel 2010 ha pubblicato  il primo libro, My Calabria, edito da W.W. Norton, una delle più famose case editrici in America. Ha svelato agli americani i segreti gastronomici della Calabria . «All’inizio l'editore mi chiedeva  di cambiare alcune ricette, gli sembravano troppo semplici. Ma io mi sono imposta e non ho modificato nemmeno un ingrediente». E così dopo la prima pubblicazione, è arrivata la seconda dedicata ai dolci del Sud (Southern Italian Desserts).

My Calabria di Rosetta Costantino

Anna Laura Mattesini: la storyteller del cibo

La sua pitta 'mpigliata? Una crema  arricchita da uno sciroppo di fichi servita dentro  un bicchiere. Anna Laura Mattesini rivisita, così, su due piedi, uno dei piatti simbolo della tradizione natalizia della nostra regione e  regala la ricetta a  Calabria Cult (la trovate qui). Non l'ha tirata fuori da  un cassettone shabby chic né ha ritrovato le istruzioni tra tutte quelle pubblicate sul web. È stato un attimo di ispirazione. Perché la cucina appartiene  alla sfera delle emozioni. E le ricette (soprattutto quelle di famiglia e quelle che appartengono ai luoghi delle origini) sono pezzi di memoria che improvvisamente vengono a galla e si trasformano in un gioco nuovo, di unioni e destrutturazioni.  Sono “moderne tradizioni”, come recita il sottotitolo del suo Eat Parade Blog  in cui primeggiano piatti e prodotti tipici. 

La food blogger è nata a Reggio Calabria da padre toscano e madre piemontese: ricorda di  una valigetta contenente  le lettere del papà indirizzate alla mamma.  In ogni rigo traspariva l’amore per la Calabria e per il mare.  Trovò lavoro in Calabria e così mise su famiglia a Reggio. E per Anna Laura   Mattesini la sua terra è diventata una musa ispiratrice. Ha lasciato l'agenzia finanziaria per cui lavorava e oggi si propone  come chef a domicilio,  organizza eventi, tiene corsi nella sua scuola di cucina per bambini e adulti.

Anna Laura è responsabile dell’associazione “RistoWorld Italy”, recensisce locali e contribuisce al progetto “Calendario del Cibo”, in collaborazione con l’associazione italiana Food blogger. Ma tra gli interessi più forti ce n’è uno di carattere sociale: «Collaboro con un’associazione composta da ragazzi disabili- spiega Anna Laura Mattesini- con cui organizziamo dei veri e propri  show cooking durante le fiere o le sagre. E’ un’emozione ogni volta».

Secondo Anna Laura a fare la differenza in cucina  è la conoscenza degli alimenti. «Non si può parlare di cibo se non lo si conosce» sottolinea,  indicando la sua biblioteca personale.

Per lei una vera cena calabrese è una “cena raccontata”, format che si è inventata per esaltare la convivialità della tavola. Un esperimento di successo che è richiesto sempre di più nei ristoranti del cosentino, per i matrimoni e nelle gallerie d’arte,  dove si è trovata a gestire, ad esempio,  una serata dedicata alle ricette di Salvador Dalì. 

Teresa Balzano, una vita tra pc e fornelli

Teresa Balzano è crotonese, ma ha vinto recentemente la tappa di Milano del campionato di pesto al mortaio (il 17 gennaio a Genova la finale). Passa con maestria da un risotto alla milanese alle polpette al sugo, di sicura tradizione meridionale,  e nella sua valigia porta in giro per l’Italia  olive schiacciate,  provola affumicata e origano selvatico. Un po' meno la nduja, «perché copre troppo i sapori».

Teresa (laurea in Psicologia del marketing,  master in Digital & Social Media Marketing) è una food blogger con un approccio molto visual.  Osserva il cibo da dietro la lente di una Reflex, sperimenta ricette, poi le racconta sul web. Ha lavorato per Pomì, Hotpoint Ariston, Donna Moderna, Gruppo San Pellegrno, Nostromo. «Spesso - afferma - le aziende mi chiamano per rappresentare la Calabria. Per Montana, ad esempio,  ho dovuto realizzare un panino che raccontasse la mia regione». Con hamburger, patate, cicorie, salsiccia al finocchietto e caciocavallo.

Si è trasferita a Milano per motivi di studio. All'inizio cucinava per gli amici  (cavatelli al ragù e soprattutto peperoni e patate , il piatto che ha dato il nome al suo blog) e nel 2010 ha lanciato il suo sito, pensato come un luogo dove celebrare i piatti della sua terra rendendoli però attuali:  cucina mediterranea 2.0. «Web e cucina hanno cambiato la mia vita in meglio, hanno definito la mia professione e mi hanno spinto a vivere di ciò che amo».

Fra le sue ricette più calabresi? Paté di  frisulimiti ( nel cosentino scarafuagli), carne di scarto  del maiale con  pomodori secchi, il pepe rosso ovviamente piccante, l'origano profumatissimo e i capperi "che crescono in qualunque roccia guardi il sole". 

Il suo sogno? Innamorata perdutamente del mare, del peperoncino e del sole del Sud, spera di poter aprire, un giorno, una scuola di cucina a Crotone.

Paté di frisulimiti

Jsaura Frisco: la food blogger innamorata di Calabria e cannella

«Sono una cannella addicted. La metterei ovunque». Jsaura Frisco è pugliese di origini, ma calabrese per amore. Otto anni fa ha iniziato  la sua avventura con Cinnamon girl: il sito  le ha dato l’opportunità di reinventarsi dopo un passato all’interno di uno studio medico.

«Mi ero trasferita da poco in Calabria e trascorrevo  diverso tempo a casa. Ero alla ricerca di un impiego duraturo e sebbene, prima, non cucinassi tantissimo, mi sono approcciata alla cucina con naturalezza e dedizione». 

Dalla Svizzera (dove è nata) alla Puglia fino alla Calabria, Jsaura  ha messo insieme  ingredienti e sapori diversi. Perfino la sua cheescake prevede una declinazione in calabrese, con  una base di taralli di grano arso,  mousse al caprino e marmellata al peperoncino. «La cucina mi ha aiutato a integrarmi e a ricostruirmi la vita  – spiega  Jsaura - benché le tradizioni gastronomiche di Puglia e Calabria si somiglino molto». 

A parte l'uso esagerato del peperoncino (tutto calabrese), cui Jsaura si è dovuta adattare! Ma ha ceduto presto alla piccantina (tipo 'nduja extra strong) e alla cipolla rossa di Tropea​ con le sue Roselline calabresi.

Da circa un anno collabora con Ifood e ha in cantiere tanti  progetti:  ha appena tenuto uno show-cooking a Lamezia Terme targato Scavolini e Ifood. Ha collaborato, inoltre, con Rigoni di Asiago e SilikoMart.

Roselline Calabresi

Valentina Oliveri, le passioni di una cuciniera

I racconti di Valentina Oliveri sono musicali: quando parla di cucina si sente il suono della crosta del pane, il movimento delle mani infarinate. Le sue parole sono anche una combinazione di odori. Rimandano a un viaggio, a un piatto assaggiato in un tempo lontano. Molte volte,  sono storie di donne. «Il femminismo comincia in cucina - spiega Valentina - l’angelo del focolare non è mai esistito, è un’invenzione  borghese. Non ho mai conosciuto una donna di cucina che fosse sottomessa». Lei che da piccola voleva fare la “cuciniera” - disse questo alla mamma - si ritrova oggi a impastare cibo e parole. 

Laurea in Economia a Cosenza, master in Cultura dell’alimentazione presso l’Università di Bologna. Inizia così il suo percorso, studindo, approfondendo.

Si scopre poco a poco Valentina e alla fine di ogni suo aneddoto (che è sempre una lezione breve di enogastronomia), dice sempre: «Io vivo di passioni. Ho bisogno di una vita piena».

Calabria in cucina di Valentina Oliveri, palloni di fichi, collane di peperoncini

L’Elibelinde è stato prima il nome del suo ristorante a Rende (Cs), ora del suo Home-Restaurant a Carolei (Cs)  e anche del suo blog. È una parola turca e sta a indicare la dea madre, raffigurata fin dal Neolitico nei tappeti Kilim. «L’immagine è di una donna - spiega Valentina - con le mani sui fianchi». Donne all’ennesima potenza, quelle di cui parla  Valentina, che in cucina hanno fatto la rivoluzione, consentendo a ingredienti poveri come la patata e il peperoncino di farsi cultura gastronomica. «Sono una secchiona», dice di sè con ironia. Studia e approfondisce da anni il rapporto tra donne e cibo, con diverse difficoltà nel reperimento delle fonti: qualche decennio fa le donne non sapevano scrivere. Ma la ricerca di Elibelinde vuole recuperare la memoria di chi c’è stato prima e guardare al futuro sperimentando nuovi piatti. Per questo insegue le contaminazioni, la fusion: Valentina si è già cimentata in banchetti arabi, medievali, di cucina persiana, dolci africani, cinesi, indonesiani e ha animato con le sue pietanze anche un matrimonio magno-greco da diciannove portate.

Nel 2014 è arrivata la consacrazione come scrittrice con il libro Calabria in Cucina-The flavours of Calabria, rivolto sia al pubblico italiano sia a quello americano.  Un ricettario ma soprattutto un'indagine che, alla fine, dimostra come la cucina calabrese sia matrice  di tante altre cucine. 

Vanessa D’Epiro: cucinare per colore

Una foodblogger emergente, un solo profilo social su Instagram (che in un anno è cresciuto vertiginosamente) e una fetta di pane di Rogliano con bresaola della Valtellina a rappresentare la sua idea di cucina. Ecco un’altra calabrese ai fornelli e alla tastiera, con il cuore tra Nord e Sud Italia.

Vanessa d'Epiro è nata a Cosenza e dal 2005 per ragioni affettive vive a Padova. Ingegnere pentito (non del tutto, dice), adora la cucina, specie quella calabrese: «Solida, senza fronzoli, di sostanza, con una materia prima fantastica». Collabora da tempo al blog Peperoncino di Calabria. @mangiarecongliocchi su Instagram è il suo album quotidiano, dove sperimenta ricette e accostamenti  cromatici. 

Tutto è cominciato un anno fa con una cupolina di cous cous al basilico, menta e bergamotto e un cuore morbido di melanzane e crema calda alla curcuma.

Pane di Rogliano con

rosamarina di Amantea

«Le foto devono parlare, si devono sentire gli odori solo a guardarle», spiega.

Il suo stile è ricercato e mira alla sperimentazione, ma allo stesso tempo guarda al passato. «Bisogna ricordarsi delle proprie radici per poter andare oltre - afferma   - La cucina è un viaggio in cui tutte le esperienze si mescolano» .  Per questo una volta ha condito la polenta con il peperoncino.  

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Il progetto non ha scopo di lucro: tutte le collaborazioni  si intendono a titolo gratuito

© Cambiamo il finale!

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