"La musica basta", storia di un amore

tra un uomo e la sua chitarra (battente)

 di Annamaria Crupi | 18 Agosto 2017

«A me basta la musica, non mi serve né il canto né la parola». Francesco Loccisano, 42 anni, è un talento della chitarra battente. La vive più che suonarla, con uno stile e un metodo personalissimi, riconosciuti nel mondo. Trasforma il suono in linguaggio.

Radici nella musica etno- folk, ma lunghi rami ovunque: «Non mi sento di appartenere ad alcun genere. Ho suonato con americani, russi, egiziani, rumeni. Suono la musica del mondo, che è fatta di contaminazioni, intrecci continui di esperienze diverse, al di là di ogni classificazione», dice Loccisano.  Gli piace la musica nuda, strumentale. La musica come essenza,  «come espressione di dignità dei  popoli»,  spiega  il musicista originario di Marina di Gioiosa Ionica.

Francesco Locciano in concerto

Sul palco del Roccella Jazz Festival

Si racconta senza l'ausilio del suo strumento, solo latte di mandorle e pasta alla crema, come nella migliore tradizione  locale. Reduce dall'ultima edizione del Roccella Jazz Festival (sul palco grandi nomi del panorama musicale interazionale da Antonella Ruggieri a James Taylor e Jonathan Finlayson), dove si è esibito con il Carafa Quartet - un ensemble composto da Carmelo Coglitore al Sassofono, Nicola Scagliozzi, al Contrabbasso, Tonino Palamara alle Percussioni e Federico Placanica alla batteria - e ha tenuto una master class di chitarra battente, ripercorre la sua storia artistica:  un percorso fitto di collaborazioni con i protagonisti della musica popolare calabrese, come Mimmo Cavallaro che tra poco inaugura la nuova edizione del Kaulonia Tarantella Festival. Con big del calibro di Eugenio Bennato, con cui ha condiviso un'esperienza di cinque anni, portando il Grande Sud fino a Sanremo. «In quell’occasione Eugenio mi chiese di provare una chitarra elettrica. L’ho tenuta in mano per 30 secondi, poi gli dissi che non avrei potuto suonare una cosa che mi sembrava morta!». Parla del colore dei suoni Francesco, della loro rotondità e vitalità, dei timbri e dell'armonia: lui  ritrova tutto solo nella sua chitarra,  5 corde doppie e fondo bombato a fascia alta.  Il sole intorno al rosone dello strumento. Lo stesso che spunta dalla manica della camicia, tatuato sul polso.

Trent'anni di chitarra battente

Francesco è un artista poliedrico, senza lacci, escluso quello con la terra. Calabrese per scelta oltre che per nascita. «Sono spesso in giro per lavoro ma parto sempre per ritornare. Perché è da qui che bisogna ricominciare ogni volta! Quando sei a casa sei molto più vulnerabile, c’è chi crede in te e chi no. Roccella mi ha capito e questo ha per me un grande significato».

Il suo amore per la chitarra dura da almeno 30 anni: ha studiato chitarra classica al conservatorio Giacomantonio di Cosenza e poi quella flamenca a Siviglia. Fino a che un giorno “ho preso in mano la chitarra battente  di mio zio Pasquale.  È stato lui a invogliarmi.  Non l'ho più abbandonata».

Grandi collaborazioni

Dal 2010 ha scelto la strada del solista.  Il suo obiettivo è ridare centralità artistica alla chitarra battente, che ha sempre avuto un ruolo di accompagnamento al canto, elaborando un repertorio del tutto originale. Così ha richiamato l’attenzione di artisti di fama internazionale,  come Bob Brozman con la sua dobro guitar, Vinicio Capossela con cui ha condiviso un momento indimenticabile durante il  “Concerto contro il demone meridiano”, con il suo contributo al pezzo “La bestia nel grano”. Magico l'incontro a Soverato con Gianna Nannini che ora vuole portare i ritmi della taranta nel suo rock italiano.

Il chitarrista con Gianna Nannini

Il metodo Loccisano

La sua chitarra battente è al centro  di un progetto musicale innovativo che parte dalla storia della musica per farne uno stumento contemporaneo. Dagli studi di Loccisano e dal suo stile è nato un metodo (contenuto in un libro edito da Fingerpicking.net) che porta il suo nome e che oggi guida i giovani chitarristi.

Il suo primo cd da solista, “Battente italiana”, è del 2010. “Mastrìa” esce tre anni dopo. Oggi l'artista è in tour per presentare “Solstizio”. Un titolo che rimanda alle note del suo brano, declinato in Sol, ma anche all’avvicendarsi miracoloso del giorno e della notte.  E al sole, il simbolo che è inciso sulla sua chitarra e sulla sua pelle. 

Ha un sogno Loccisano: «Mi piacerebbe creare un Guitar Festival in Calabria. Se si mettessero insieme la chitarra francese, quella flamenca, la messicana e le altre che si ritrovano nel mondo, forse, con una punta di presunzione, direi che si scoprirebbe che la battente, la calabrese, è la regina di tutte».

Francesco Locciano alla chitarra | Foto di Pino Passarelli

Storia della chitarra battente

In epoca rinascimentale era uno strumento colto, suonato nelle corti e reso virtuoso dal compositore e musicista pavese Francesco Corbetta. «Deriva dalla chitarra barocca ma ha corde lunghissime di metallo: partono dalla paletta per arrivare fino in fondo», spiega Loccisano. Al Sud ha avuto un ruolo importante a partire dalla fine dell'800: in Calabria, in particolare,  la tradizione fu recuperata da una famiglia di liutai ebrei, i De Bonis, che da Venezia si trasferirono a Bisignano e ripresero a costruire lo strumento e a perfezionarlo.

Divenne quindi la cosiddetta “chitarra del vino”, lo strumento  del contadino, come la zampogna lo era per il pastore. Simbolo di una tradizione che si considerava perduta e che invece ora torna ad animare vaste aree del Meridione. Succede in Sicilia, in Puglia con la pizzica, in Calabria con la tarantella, in Campania con la tammurriata. Ritmi frenetici e movenze convulse. «Sono stati la cura di piccole comunità per alleviare i mali del corpo e della mente - racconta il musicista - Oggi esistono gli antidepressivi, una volta si guariva con la musica». Ride.  Una formula sciamanica contro  la “tarantula”, esorcismo musicale contro i morsi dei ragni e le isterie.

 

Loccisano accompagna La Jota di Saura

In Spagna la chitarra battente accompagna la Jota, danza tipica dell'Aragona, con molte varianti regionali.  Il regista Carlos Saura (premio Oscar per “Tango”) ha dedicato a questo ballo tradizionale un documentario, che è un viaggio fra i canti e le danze più primitive e radicate alla terra. Il docufim è stato presentato per la prima volta l’anno scorso al Festival Internazionale del Film di Toronto: Francesco Loccisano con i suoi suoni ha incantato il Maestro Sauro. E così il musicista calabrese  ha portato la sua chitarra battente e il suo talento su un territorio nuovo. Un altro incrocio, un innesto, una contaminazione.

 

Il trailer de La Jota di Carlos Saura

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