«Ricostruiamo la nostra identità attraverso la musica e gli strumenti del patrimonio culturale calabrese. E un pizzico di digitale, q.b.»

Insieme alla sua compagna Sara Bitonti, esperta di comunicazione, il musicista torna nel suo paese d'origine con un progetto per il recupero delle tradizioni orali. A partire dal Carnevale.

di Donata Marrazzo  6/02/2017

Pierluigi Virelli è un musicista pre-moderno. Ricerca i paesaggi sonori della Calabria e gli elementi musicali della natura: il richiamo delle mandrie e le voci dei pastori, il canto dei contadini nei campi e quello dei pescatori di pescespada, le nenie delle donne, le formule magiche delle magare. In quel Sud dove “c’era una volta il blues italiano”, come scrisse l’etnomusicologo Alan Lomax, in occasione del suo viaggio in Calabria.  E “dove le persone sono luoghi”, aggiunge Pierluigi.

Nonostante la sua attitudine social e un minimo di dimestichezza con il digitale, Pierluigi, 34 anni, ricci fitti e neri, un accenno di barba e una chitarra battente in spalla sempre pronta a suonare, gentile, forbito nel linguaggio, ritmico anche nella gestualità, contiene in sé quella parte arcaica propria della sua terra, mistica e potente.

Innesti, un progetto per il recupero delle tradizioni orali

Dopo dieci anni trascorsi tra l’America e l’Europa, torna stabilmente a Cutro con Innesti, progetto per il recupero e la promozione delle tradizioni orali, che condivide con la sua compagna Sara Bitonti, esperta di web strategy e social media. Sara, di Cotronei, laurea in cooperazione internazionale, lascia Roma per vivere in Calabria un’avventura musicale piena di contenuti sociali. Che è anche una storia d’amore: “Il primo innesto siamo noi”, dichiara Sara. Con l'obiettivo di dar vita a una nuova piattaforma per la musica tradizionale e le sue evoluzioni.

"A scattatu Carnalivari", martedì grasso a Cutro

Insieme, Sara e Pierluigi stanno lavorando alla prossima edizione del Carnevale di Cutro, "A scattatu Carnalivari": il 28 febbraio animeranno il martedì grasso con una lunga processione per celebrare in chiave burlesca l’ultimo atto di un rito pagano al quale partecipa tutta la popolazione. Invitata a “mascherarsi in maniera grottesca, con abiti e oggetti di fortuna. Rievocando lo stile popolano e modesto delle comunità agro-pastorali calabresi e secondo il principio dei contrari, uomo da donna, giovane da anziano, ebete da genio, ricco da povero”. “Il Carnevale ha un carattere purificatorio che giustifica noi come esseri umani, con le nostre pulsioni e la creatività - spiega Pierluigi - Ed è un giorno di giustizia, perché è il Capodanno del popolo”. Pierluigi sarà in testa al corteo con i suoi tamburi tradizionali.

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L'identità calabrese frantumata

Una frantumazione identitaria che ha toccato l’apice durante il fascismo: “Con Mussolini gli strumenti rurali furono banditi perché rafforzavano l’identità locale a discapito di quella nazionale. Ma c’è anche una motivazione più profonda: quegli strumenti generano suoni armonici naturali, che raggiungono particolari livelli di Hertz. Li colgono soprattutto di animali. Quei suoni, studiati anche da Pitagora, producono una struttura sinfonica complessa, arcaica, spirituale, ipnotica, una musica che nasce dal cosmo. Fuori controllo”. E’ ecologia sonora.

A scuola dai pastori

Pierluigi ha imparato a suonare dai pastori. E a costruirsi da solo gli strumenti con la pelle di capra: “Santino Bufanio, di Cetraro, viveva in 15 mq in cui dormiva, faceva il formaggio e con la pelle di capra realizzava tamburi e zampogne. Ho imparato da lui. Obbligò mio padre a una promessa. Permettermi di portare la zampogna nel mondo. Non è stato facile, ma è proprio quello che sto facendo”.

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Pierluigi Virelli abbraccia  la sua chitarra battente, foto di Marco Garofalo

Pierluigi Virelli con gli strumenti della musica popolare 

Il patriminio musicale calabrese è unico in Europa

Appassionato di musica popolare, Pierluigi ha condotto una vera e propria ricerca scientifica e antropologica sugli strumenti musicali calabresi: campane, campanacci, tamburi e tamburelli, zucu (tamburo a frizione), malarrunu (scaccia pensieri), frischettara e zumbettana (flauto armonico) frischiattu (flauto) zampogna e chitarra battente. “Il nostro patrimonio musicale è unico in Europa anche per la sua dotazione di strumenti - spiega Pierluigi - abbiamo ben sette diverse zampogne. E’ importante che le scuole diffondano la cultura popolare, e che oltre ai grandi musicisti del passato si racconti la musica della nostra tradizione”.
“Per anni ci hanno insegnato a buttare via i gesti, i vestiti, i dialetti, la musica e le danze per non sembrare calabresi, ci hanno obbligato a destrutturarci per diventare altro - afferma il musicista - disperdendo la nostra identità. Ora dobbiamo riappropriarcene. Sarà utile per programmare il futuro di questa terra e dunque anche il nostro”.

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