Il Comune di Cosenza

batte un colpo

Avviato un tavolo tecnico

per la gestione partecipata del patrimonio urbano

Il dito

nella

piaga

plus 2

         

Vista sul vecchio liceo classico B. Telesio (convitto nazionale) dall'Istituto di carità delle Vergini

L'amministrazione comunale di Cosenza c'è e batte un colpo. Accusata di disinteressarsi alla realtà del centro storico, di ignorarne i problemi e di restare indifferente alle soluzioni praticabili, approva il regolamento sui Beni comuni e propone la gestione partecipata del patrimonio urbano, con il coinvolgimento di cittadini e associazioni. A cominciare dal centro storico. Un'iniziativa che ha preso spunto dagli incontri organizzati dal Comitato area storica Cosenza. Così, si è arrivati - con grande ritardo, bisogna dire -  alla conclusione che la città vecchia sia di fatto un volano della ripresa culturale ed economica di Cosenza, un luogo che necessita sempre di più, per la sua rinascita, di una partecipazione attiva e condivisa e di un modello nuovo di gestione della città.


La consigliera comunale Alessandra De Rosa, delegata del sindaco Mario Occhiuto al terzo settore e presidente della commissione consiliare Cultura di Palazzo dei Bruzi, parte da una premessa complicata ma fondamentale: «Per la cura del patrimonio pubblico è necessario un cambio di mentalità». Per essere subito operativa, l'amministrazione avvierà nei prossimi mesi  una campagna di promozione e sensibilizzazione sulla gestione dei beni pubblici, a cominciare dalle scuole e dai comitati di quartiere, per poi inoltrare più capillarmente il messaggio nelle aree più periferiche della città, "dove si rende indispensabile stravolgere la percezione dello spazio pubblico come spazio neutro ed elitario, dando forza e forma alla figura del cittadino attivo", si legge in una nota del Comune.


È stato anche istituito un ufficio, coordinato dall’architetta Angela Carbone, per la ricezione delle richieste di collaborazione e di adozione degli spazi pubblici, che  ha già avviato alcuni processi di collaborazione con associazioni e privati per la cura e la rigenerazione di spazi nel centro storico.

Si è arrivati - con grande ritardo, bisogna dire -  alla conclusione che la città vecchia sia di fatto un volano della ripresa culturale ed economica di Cosenza, un luogo che necessita sempre di più, per la sua rinascita, di una partecipazione attiva e condivisa e di un modello nuovo di gestione della città.

In collaborazione con l’Associazione Centrale dell’Arte, è partito "gUd | Giardini Urbani Diffusi”,  progetto di rigenerazione urbana e di rivalutazione del patrimonio ambientale e paesaggistico di Cosenza Vecchia. Una iniziativa per la rivalutazione di porzioni del territorio attraverso la partecipazione attiva dei cittadini. «Di spazi verde del centro storico che spesso vengono poco considerati - ha spiegato l'architetto Francesco De Rose, coordinatore della Centrale dell’Arte - e che rappresentano la chiave di volta per una riqualificazione completa della città vecchia».

 

Un primo passo, certo.  Apprezzabile, certo. «Ma siamo sicuri che sia questo l'ordine delle priorità rispetto alle questioni - strutturali, sociali, abitative - che affliggono il centro storico?», dichiara l'ingegnere Mimmo Gimigliano, fra i fondatori dell'associazione "Prima che tutto crolli". Ritengo più che valida, direi ammirevole l'iniziativa dell’amministrazione comunale di Cosenza. Un grande plauso soprattutto alla consigliera Alessandra De Rosa per aver voluto fare un primo passo, certo, in direzione della rigenerazione urbana del centro storico, ma soprattutto per aver portato, suppongo faticosamente, su quel prezioso quanto trascurato quartiere l’attenzione dell'amministrazione. Voglio però anche esprimere un dubbio che, lungi dall’essere una critica, intende invece mettere “il dito nella piaga” in un progetto partecipato quale “Giardini Urbani Diffusi”. L’idea dell'amministrazione è di iniziare dal verde pubblico: vorrei tanto sbagliarmi, ma ritengo che sia proprio questo il problema. 

 

«La gestione partecipata dei beni comuni - continua Gimigliano -  poggia fondamentalmente sul convincimento dei cittadini a curare un patrimonio che è di tutti e quindi anche loro. La mia domanda è: come si fa a convincere un cittadino, poniamo, a gestire spazi verdi o ad abbellire alcuni "percorsi che valorizzano e mettono in risalto il patrimonio architettonico esistente” quando questo patrimonio è crollato o rischia di crollare, quando quei percorsi diventano fiumi se solo piove un po’ di più, quando in mezzo ai fiori troverà mucchi di spazzatura abbandonati?  Quel cittadino riterrà sicuramente prioritari sicurezza, disagio sociale, decoro urbano, servizi.  Quello che voglio dire - conclude Gimigliano -  è che sarà molto difficile ottenere la partecipazione degli abitanti, almeno fino a quando non si darà loro un segnale forte, ma proprio forte, di voler fare anche altro. Ad ora, me lo si lasci dire, questo segnale non c’è. Ma, come dicevo, vorrei sbagliarmi, perché il progetto è bello».

 

«La riqualificazione urbana del centro storico non può prescindere dalla tutela e dalla salvaguardia del suo patrimonio ambientale e paesaggistico in quanto parte di un “ecosistema urbano” costituito da aree edificate e da aree verdi interagenti tra loro», rimarca da parte sua l'architetto De Rose. L’idea dell'amministrazione è di iniziare dal verde pubblico per fare così esperienza di amministrazione condivisa, vale a dire, fondata sul rapporto di collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione nella cura e nella custodia di beni comuni coinvolgendo le proprietà private, connettendo gli spazi verdi ai quali spetterà il ruolo attivo di attrattori turistici e di spazi di mediazione sociale. «Partendo da tale presupposto – conclude De Rose - sono stati individuati alcuni percorsi che valorizzano e mettono in risalto il patrimonio architettonico esistente rappresentato da palazzi nobiliari, chiese, ma anche da piazzette, vicoli, ruderi particolarmente caratteristici e che, al contempo, intercettano giardini e orti».

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