E' NATO BORGO DI FIUME, ALBERGO DIFFUSO CHE  E' ANCHE PRESIDIO SOCIALE PER TURISTI, RESIDENTI E PRODUTTORI LOCALI

Laboratorio
di Tecniche narrative
applicate allo Storytelling Giornalistico e Corporate

Sarà Fiumefreddo, quest’anno, il Borgo più bello d’Italia? il piccolo comune sul Tirreno cosentino partecipa al concorso “Borgo dei Borghi”, lanciato dal programma di Rai 3 Kilimangiaro.  La Calabria si mobilita: fino al 2 aprile è possibile votare sul sito www.kilimangiaro.rai.it. Info su  www.fiumefreddobruziotraiborghipiubelliditalia.com.   
A strapiombo sul mare, il paesino conserva il suo impianto medioevale, chiese con preziosi altari in stile barocco e una pala lignea del IX secolo, ma soprattutto le opere di  Salvatore Fiume. L’artista siciliano negli anni ‘70 scelse il borgo calabrese  come luogo d’elezione. Così ne fece un museo all’aperto, affrescando monumenti e chiese e lasciando sculture a impreziosire le piazze del centro storico. Che ora torna a vivere grazie a nuovi modelli di sviluppo del territorio. 

di Stefania Emanuele

Fiumefreddo Bruzio è un borgo slow, che accoglie con calore i visitatori integrandoli nella vita della comunità. Chi è straniero si sente a casa. E' l'offerta di una ospitalità autentica che sottointende un centro da rivitalizzare e una comunità partecipe al progetto. Che  riporta vita dentro le case. Da poco tempo il paese promuove il turismo esperienziale e l’innovazione sociale con progetti che recuperano il patrimonio storico minore e valorizzano le bellezze del territorio. In particolare l’albergo diffuso che, come già in altri borghi della regione (Amantea, Bivongi), si propone come nuovo modello di sviluppo del territorio.

La residenza di Vico Granatello

A giugno dello scorso anno, con questo spirito è nata la residenza padronale Vico Granatello,  un palazzo storico del '600 restaurato nel rispetto degli elementi architettonici tradizionali. Travi in legno, archi, pavimenti in cotto e muri in pietra, riportati a nuova vita da un attento recupero. La Residenza torna a riempirsi di vita, nel rispetto dei principi dell’ecoturismo che valorizza le bellezze del territorio. Due appartamenti e cinque camere per cominciare. Ma il progetto prevede di inglobare prossimamente nuove strutture. L’idea nasce da Raffaele Leuzzi, oncologo a Roma, originario di Delia Nuova, ma di casa a Fumefreddo dove con i genitori ha trascorso parte della sua infanzia: nella vita e nella sua pratica medica si ispira al “buon vivere, alla bellezza e al mangiare sano”.

 

Foto di F. Di Benedetto

Vico Granatello, la residenza

Borgo di Fiume e la cooperativa di comunità

Con l'impiego di maestranze locali, ha recuperato e rivitalizzato i luoghi restituendo dignità e bellezza a muri in pietra,  travi e architravi nascosti da intonaci e cemento, tornando a fissare le pietre con la calce, un sistema  in disuso da più di un secolo. La calce è ecologica per produzione, utilizzo e smaltimento.

Alla base del progetto c’è un movimento etico, tradotto in una cooperativa di comunità alla quale partecipano i giovani del luogo, tutti coinvolti nella gestione dell’albergo diffuso: l’obiettivo è di sensibilizzare cittadini e visitatori alle tematiche di uno stile di vita sano, con progetti legati alla comunità locale. La formula delle Cooperative di Comunità sta riscuotendo grande interesse in tutta l’Italia: territorio e persone sono risorse.  Maria Teresa Sansone, ad esempio,  originaria di Fiumefreddo,  23 anni e  una laurea in lingue,  ha girato il mondo prima di conoscere Leuzzi ed essere coinvolta in Borgo di Fiume.  Adesso si occupa della gestione della struttura e si impegna responsabilmente per tutte le attività che le ruotano attorno. E' turismo di comunità,  questo, che valorizza le tradizioni a rischio di estinzione e attribuisce  valore sociale e commerciale al patrimonio naturalistico e culturale del borgo. 

 

Lo chef Francesco Santelli e Maria Teresa Sansone

La tavola bio del  Convivium

Sulla tavola dell’osteria Convivium, collegata alla residenza, arrivano i prodotti del contadino e di quelle aziende attente all’ambiente e alla salubrità dei prodotti e quindi alla salute:  solo prodotti e  vini biologici, verdure che l’orto produce secondo i ritmi della natura e delle stagioni e si predilige pescato locale e carne di suino nero di allevamenti non intensivi. Radici e futuro.

Il Convivium (affiancato  da un' enolibrobirreria e  una bottega per la vendita dei derivati del bergamotto, di prodotti artigianali, di  presìdi Slow-Food) non  è un'osteria come tante, ma il luogo di nuova comunità del cibo, in cui produttori, ristoratori e consumatori stanno costruendo un'alleanza. Il giovane chef  Francesco Santelli in cucina utilizza solo farine antiche del mulino di Paola con macine a pietra, costruito nel 1400, che consente la conservazione delle caratteristiche del grano grazie alla macina lenta, con un basso contenuto  glicemico. Francesco si è formato all’Alma, nella scuola di Gualtiero Marchesi di Colorno. Poi ha fatto esperienza in giro per l'Italia, ma gli mancava il contatto con il proprio territorio. "Per anni ho cercato un posto che mi desse l’opportunità di cucinare cose buone e sane. L'ho trovato qui, a casa mia".

Rosa nell'orto

L'orto di Rosa

La madre di Maria Teresa Sansone coltiva l’orto nella casa in campagna. La strada per raggiungere il campo è così stretta che ci si può arrivare solo con gambe e zappa,  nessun trattore. Semina le verdure annualmente, a rotazione, in parti diverse del terreno per lasciarlo riposare. Aspetta che crescano: impiegano anche 6 mesi per venir su rigogliose, ma il sapore ha un'altra intensità. L’erba che cresce tra le colture è il segno che non si utilizzano concimi chimici perché “dove c’è il concime l’erba non cresce”, dice Rosa. Le galline razzolano felici: le loro uova sono ingredienti preziosi per i piatti del  Convivium. 

Cos'è Borgo di Fiume? Raffaele Leuzzi racconta

Il modello “Borgo”, anche uno stile di vita

Il Borgo, dunque, non è solo un albergo diffuso, ma la proposta di uno stile di vita slow, che tiene conto anche del nesso causale tra alimentazione scorretta e malattie. "Non bisogna solo cambiare abitudini alimentari facendo rivivere la dieta mediterranea, diventa importante conoscere qualità e provenienza degli alimenti di cui ci nutriamo e dei vini che beviamo": Raffaele Leuzzi applica concretamente la sua missione professionale e umana nel progetto Borgo di Fiume. “Ciò che si vuole evitare è il degrado, per avviare, invece, una nuova economia sociale attorno a un ritrovato bene comune - spiega il medico - ovvero  la tutela del paesaggio, dei terreni agricoli e del patrimonio storico-artistico-architettonico. Possiamo offrire soluzioni esemplari per i Borghi. Vogliamo creare occasioni per incontrare esperti del cibo, vignaioli agricoltori, piccoli produttori, anche i pescatori conclude il medico-imprenditore -  tentando di ricostruire un rapporto diretto tra chi mangia e chi produce. Dovremmo prenderci cura dei luoghi e in particolare dei borghi. Che spesso sono musei naturali all’aperto, un inno alla storia, alla natura, alla bellezza, al gusto". 

Per una paesologia di Borgo di Fiume

Una filosofia del paesaggio, da tempo divulgata da Franco Arminio, "paesologo" della Calabria e di tutta l'Italia interna: "Il mondo ha bisogno di paesi, ma non come luoghi obbligati, come prigioni per ergastolani condannati a vivere sempre nello stesso luogo. Il paese deve essere organizzato come se fosse un premio, non come una condanna. Lo sviluppo locale si fa pensando a un luogo dove si premia un’esistenza, si dà una possibile intensità, quella che viene dall’essere in pochi, quella che viene dall’avere tanto paesaggio a disposizione. Allora non si dà sviluppo locale facendo ragionamenti quantitativi, mettendo il pensiero economico metropolitano nell’imbuto del paese. Ci vuole un pensiero costruito sul posto, ma non solamente dagli abitanti del posto. Il segreto è l’intreccio e deve essere un intreccio reale, non il prodotto di un’assemblea, di un incontro estemporaneo. Chi vuole salvare i paesi deve entrarci dentro e in un certo senso deve buttare fuori chi ci vive dentro. Si deve realizzare uno scambio continuo, qualcosa di simile al meccanismo del sangue venoso e di quello arterioso. Lo sviluppo locale deve imitare la circolazione del sangue. In un certo senso si tratta di mettere mano agli organi interni. Spesso i paesi più belli sono quelli vuoti, come se fossero uccelli svuotati dello loro viscere. È come se la parte viscerale del paese fosse quella più malata, quella più accanita a tutelare la sua malattia. Un’azione di sviluppo locale allora deve essere delicata ma anche dura, deve togliere al paese i suoi alibi, i suoi equilibri fossilizzati, deve cambiare i ruoli: magari le comparse possono essere scelte come attori principali e gli attori principali devono essere ridotti a comparse. E allora non si fa sviluppo locale senza conflitto. Se non si arrabbia nessuno vuole dire che stiamo facendo calligrafia, vuol dire che stiamo stuccando la realtà, non la stiamo trasformando” (…)

(Franco Arminio, paesologo da “Appunti per chi si occupa di sviluppo locale”)

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