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Emilia Zinzi e la Calabria dell’arte

senza confini: da Catanzaro

 all’Ermitage di San Pietroburgo

di Elisa Longo | 15 Gennaio 2019

La si può immaginare ancora, la professoressa Emilia Zinzi, mentre insegna alle persone a parlare alle pietre, a cavare dalla matericità delle cose inestimabili trattati sull’amore. Perché Emilia Zinzi, che ha vissuto ottantatre primavere, per tutta la sua vita ha agito, lottato, parlato, insegnato, appreso, costruito, soltanto per amore. Quello ineguagliabile per l’arte e la bellezza - o, come specificherebbe lei, per la verità e l’autenticità dei valori umani in tutto ciò che è letto come figurazione - per ogni traccia dell’uomo esplicata attraverso le sue innumerevoli possibilità d’espressione, che comunemente chiamiamo cultura.

Emilia Zinzi, inestmabili trattati d'amore

Nata a Catanzaro il 15 settembre del 1921 da famiglia aristocratica, Emilia Zinzi cresce in un clima di altruismo e religiosa fratellanza, in intermezzi di vita quotidiana caratterizzati dal suono armonioso della natura, mescolato alle nobili note della composizione musicale, sotto l’ombra algida della madre.

Si forma tra le mura del prestigioso Liceo Galluppi di Catanzaro, negli anni tra il 1932 e il 1939. Poi, la sconcertante consapevolezza di una regione così povera di mezzi benchè forte di storia secolare: il viaggio per la prosecuzione degli studi sarà lo strumento della sua emancipazione e della sua inseparabile aura di nomadismo, fino alla laurea in Lettere e la specializzazione in Storia dell’arte all’università la Sapienza di Roma. Qui,  allieva di Lionello Venturi, matura una coscienza nuova del suo essere donna e studiosa, figlia e apologeta della cultura mediterranea. Si muove, sin dal suo esordio, in un ambito di ricerca teso alla valorizzazione dei territori meridionali considerati nella complessità del dialogo tra il territorio storico e il suo ambiente urbano, con uno speciale riguardo per la Basilicata e la Calabria, così che tutta la sua esistenza viene caratterizzata dalla passione per la ricerca e per la condivisione, da una tensione costante tra le partenze, gli spostamenti in Europa e i ritorni a sud. E già, all’alba del 1956, è la prima donna a vincere il primo concorso a cattedra per l’insegnamento della storia dell’arte, allora limitato ai soli licei classici. Lei, “figlia del Galluppi”, vi ritorna da insegnante, negli anni di Franco Piperno e Domenico Corradini, in cui lo sguardo verso il futuro si faceva speranzoso e combattivo.

Due Giornate internazionali dedicate alla studiosa

La figura e il suo ruolo nella ricostruzione della storia dell’arte, con il suo operato all’interno delle istituzioni, con le sue battaglie per la consapevolezza dell’importanza del patrimonio culturale calabrese, con l’ampiezza dei suoi studi messi a disposizione della comunità scientifica è l'obiettivo del progetto “Emilia Zinzi (1921-2004). Storia dell’arte, tutela e valorizzazione dei beni culturali in Calabria", promosso dall’Associazione Culturale “Emilia Zinzi”, curato da Maria Saveria Ruga e Giovanna Capitelli.
Il 25 e il 26 marzo, nel Complesso monumentale del San Giovanni e il Parco archeologico Scolacium di Roccelletta di Borgia si svolgeranno le Giornate internazionali  dedicate alla studiosa. Il progetto è finanziato dalla Regione Calabria all’interno di un protocollo d’intesa siglato dal Magnifico Rettore Università della Calabria, con la consulenza del Dipartimento di Studi Umanistici, della Bau e della Fototeca Zeri dell’Università di Bologna. Si avvale della collaborazione del Polo Museale Regionale-MiBAC, dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, del Comune di Catanzaro, Fai Calabria, Deputazione di Storia Patria per la Calabria, Fondazione "A. Cefaly", Liceo Classico Galluppi, Associazione “Italo-Slava”, Associazione La Masnada, UMG - Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro, 4Culture.Srls.

Il ricordo dell'archeologo Francesco Cuteri

Francesco Cuteri, archeologo, docente di Beni Culturali all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, impegnato in numerose campagne di scavo a Stilo, Tropea, Castelmondardo, Monasterace Marina, sa bene quale sia ancora oggi il peso e il privilegio del lascito di Emilia Zinzi. È autore, tra le molteplici pubblicazioni scientifiche, di “Con Emilia Zinzi. Sentieri di cultura e d’amore”, pubblicato da Monteleone nel 2004. Una testimonianza garbata ma incisiva, per mezzo della quale emerge limpida, a quanti non hanno mai avuto il piacere di conoscerla, la figura di Emilia Zinzi. “Piccola ma terribile” si è mossa con grazia femminile riconoscibile e con l’audacia “di un uomo”, in contesti ancora fortemente caratterizzati da consuetudini sociali e culturali degradati, di discriminazioni di genere e di ceto sociale.

«È nei momenti di crisi, di grandi cambiamenti, di instabilità, che appaiono sulla scena personalità di grande rilievo, pronte ad offrire agli altri la propria esperienza, a trasformarsi in un sicuro punto di riferimento. Magari dopo un certo tempo, dopo un sofferto crescere e mutare. Come Magno Aurelio Cassiodoro ed Emilia Zinzi, tornati a scrutare lo Jonio, dopo aver percorso, con sacrifici, terre e paesi di quella che è oggi l’Europa. Credo che in questa ottica vada visto l’inserimento di Emilia tra Le Grandi Menti del 21° Secolo e cioè tra le “personalità storiche che più hanno contribuito nel loro campo al progresso della ricerca, tramite azioni, atti e scritti” e quelle che “contribuiscono al progresso silenziosamente ma lasciando la loro impronta indelebile nel cammino dell’Umanità”», racconta nel suo libro Francesco Cuteri, che con la storica dell’arte ha condiviso momenti di commovente familiarità.

Le campagne e le lotte per la tutela del patrimonio artistico calabrese

Il riconoscimento è arrivato nel 2003 dal North Carolina e si inserisce all’interno di un vastissimo apparato di onorificenze, nazionali e internazionali. Come il primo della sua carriera, che le conferì nel 1957 il titolo di "Ispettore onorario per la conservazione dei monumenti e degli oggetti d'antichità e d'arte per la provincia di Catanzaro”, concessogli dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Medici, invitato in Calabria dalla stessa Zinzi e dallo studioso Alfonso Frangipane, per constatare lo stato di abbandono delle chiese di Taverna, custodi di importanti opere di Mattia Preti. Da allora inarrestabili furono le campagne e le lotte per la tutela del patrimonio artistico calabrese, dalle ruspe bloccate nelle città magno greche di Scolacium, di Botricello-Myria negli anni ’60, al coraggioso intervento, nel 1973, dal titolo “Calabria: terra di pastura per la Montedison” sulle pagine di Magna Grecia. Siamo nel 1982 ed Emilia Zinzi, già docente di Storia dell’Arte presso la facoltà di Architettura dell’Università di Reggio Calabria e relatrice in convegni internazionali, promuove, insieme alla  storica Maria Mariotti, il Congresso per la Deputazione di Storia Patria per la Calabria. Dà coraggiosamente inizio a un ulteriore serrato dibattito su tutte le costanti problematiche del patrimonio calabrese, le falle nei rapporti tra la storia e l’operatività tecnica, denunciando ancora una volta le inaccettabili condizioni dei siti archeologici e cultuali, il degrado ambientale e strutturale, spostandosi dall’ “ecomostro di Copanello” all’Oratorio del Carmine e del Rosario, fino alla Chiesa di Sant’Omobono e, una delle sue battaglie simbolo, Palazzo Serravalle a Catanzaro. Sono anni di lotte solitarie e di minacce, di vittorie e di sconfitte.

In catene a Palazzo Serravalle

Né i titoli accademici né la fama mondiale, raggiunta con i convegni tenuti in tutto il mondo, fino all'Ermitage di San Pietroburgo, e neppure le oltre 150 pubblicazioni scientifiche hanno dato un crisma, come direbbe lei, alla sua persona, quanto la sua resistenza morale, il suo costante operare per il bene comune, per i luoghi e le memorie degli uomini.

La Catanzaro odierna ci appare come immemore del suo passato, anche se non pochi sono i nostalgici delle passeggiate lungo il vecchio salotto buono della città, il corso Mazzini di un tempo, quando ancora primeggiavano il vecchio Teatro Comunale, lo storico Banco di Napoli e l’importante Palazzo Serravalle, distrutto per “migliorare la viabilità del centro” e banalmente sostituito, poi, da un giardinetto pubblico.
La triste vicenda di Palazzo Serravalle è oggi anch’essa un segno, come lo avrebbe definito la Zinzi, la testimonianza di un paragrafo buio della storia catanzarese, in cui la discordanza di interessi, pratici ed etici, tra le istituzioni politiche e quelle culturali, ha portato alla distruzione, alla smaterializzazione, di un frammento importantissimo della storia e della cultura materiale della città. Così come rimane segno indelebile nella memoria, l’immagine della storica dell’arte in protesta, incatenata davanti all’architettura prossima all’abbattimento.

Virginia Silvano con i colleghi Leonardo Migliaccio, Antonio Di Cori sulle tracce di Emilia Zinzi

L’attualità di Emilia Zinzi e la necessità du una Scuola di specializzazione in Beni Storico Artistici in Calabria
Virginia Silvano è nata e cresciuta a Catanzaro. Laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università della Calabria ha lasciato, a sua insaputa, un suo personale contributo a questa narrazione calabrese, riaffiorato da una pellicola fotografica; un tracciato sulla pelle di un’immagine che oggi simboleggia la viva attualità dell’azione di Emilia Zinzi. VIene immortalata nel Maggio del 2017 mentre, durante la tappa catanzarese del Grand Tour della Calabria, insieme a Leonardo Migliaccio, Antonio Di Cori e altri colleghi aspiranti storici dell’arte, stringeva tra le mani la memoria di palazzo Serravalle nel luogo esatto della sua più ingombrante assenza. Da allora si intreccia la sua storia con quella della Zinzi. Anche lei, attenta alle dinamiche storico artistiche del territorio calabrese, sarà tra gli oratori delle due giornate di studio dedicate a Emilia Zinzi . Ci racconta che « una delle cose che mi ha più colpita, leggendo i suoi scritti, che ha toccato la mia indole calabrese e le miei esigenze di studentessa di storia dell’arte,  è la forza con cui si batteva, già nel lontano 1995, sulla necessità di istituire una Scuola di specializzazione in Beni Storico Artistici in Calabria, con tono quasi implorante. Sono pagine commoventi per noi studenti - pensiero condiviso con tutti i miei colleghi - che vorremmo poter scegliere di restare in Calabria e di avviarci alla professione con tutti i titoli e i livelli di preparazione necessari. Perché una scuola di specializzazione non solo porterebbe la Calabria sullo stesso piano di altre Regioni italiane ma restituirebbe a ogni giovane studioso la possibilità di vivere interamente nella propria terra d’origine l’intero iter di formazione. Anche se, per fortuna, e noi ne siamo testimoni, qualcosa già si è mosso negli ultimi anni. L’università si sta aprendo in modo molto più dinamico alla conoscenza e alla valorizzazione del territorio, dallo sguardo attento del professore Giorgio Leone al progetto Arte e 800 in Calabria della professoressa Giovanna Capitelli, fino al nostro Grand Tour e l’importante avvenimento dell’arrivo del Fondo Zinzi all’Università della Calabria, la cui gestione, a partire dal coordinamento dei lavori di digitalizzazione e catalogazione del lascito, sono seguiti con grande cura dalle professoresse Maria Saveria Ruga e Giovanna Capitelli »

Il Fondo librario- archivistico Emilia Zinzi nella biblioteca d“Fagiani” dell’Unical

Il “Fondo librario-archivistico Emilia Zinzi” si compone di una sezione di materiali bibliografici a stampa, di circa 4.500 volumi a stampa e 165 pubblicazioni seriali, e di una sezione archivistica di circa 16.000 unità, incluse fotografie, diapositive e negativi che documentano l’evoluzione di alcuni siti culturali calabresi tra gli anni ’70 e ’90.
Stando alle volontà espresse in vita da Emilia Zinzi, la donazione incrementerà  la conoscenza del patrimonio artistico e culturale e la consapevolezza della storia regionale della Calabria, soprattutto tra gli studenti e i giovani ricercatori, ai quali la professoressa  si è dedicata per tutto l’arco della sua attività di docente universitaria e di ricercatrice. Si iscrive perciò in modo ottimale nelle raccolte della Biblioteca, già arricchite da precedenti donazioni di fondi privati specialistici (Tanino De Santis, Goffredo Gambarara, Ilario Principe, Luigi Spezzaferro) di particolare interesse per gli studi sulla Calabria. Ciò determina una positiva concentrazione documentaria in grado di supportare nuove ricerche in campo storico-artistico e archeologico. Maria Saveria Ruga, docente di Storia dell’arte moderna, Storia del Disegno e della Grafica d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, professore a contratto di Arte e territorio per il corso di laurea magistrale in Storia dell’arte dell’Università della Calabria, è anche la responsabile del progetto di riordino e digitalizzazione dell’Archivio Fotografico del Fondo Zinzi. «La storia dell’arrivo del fondo a Cosenza non è semplice. È una vicenda che si è trascinata dietro molte fratture in città. Ma a Catanzaro nessuna biblioteca pubblica ha potuto dare garanzie di gestione e valorizzazione e la famiglia Zinzi, non trovando le condizioni minime necessarie alla tutela del fondo ha deciso di destinarlo all’Università della Calabria, di cui la Biblioteca “Fagiani” è la più grande Biblioteca di ricerca di area umanistica in tutta la Calabria» , spiega  Maria Saveria Ruga. E sui progetti e le speranze future aggiunge: «Il progetto in corso, dati i risultati interessanti che già si intravedono, ci lascia ben sperare in una seconda edizione, che potenzi proprio le borse di studio e tirocinio. L’obiettivo è coinvolgere studenti e ricercatori fuori regione». L'Archivio rappresenta dunque una risorsa importantissima per la storia della documentazione del patrimonio calabrese, ed è l’unico in Calabria già inserito nel Censimento degli Archivi Fotografici italiani promosso dall’Istituto centrale del Catalogo e della Documentazione del MIBAC (censimento.fotografia.italia.it).

 

Una mostra fotografica e un workshop

Alle Giornate Internazionali dedicate alla studiosa calabrese è abbinata anche una mostra e un workshop. "Archivi fotografici. Immagini e percorsi dal Fondo Emilia Zinzi” è curata da Maria Saveria Ruga e Giovanna Capitelli e allestita nelle sale del Complesso Monumentale del San Giovanni. Il percorso espositivo è stato concepito in occasione della Notte dei ricercatori 2018 e presenta al pubblico degli appassionati d’arte e della storia della Regione  materiali di pregio del Fondo Zinzi, permettendo ai curiosi di entrare nei recessi dell’officina della studiosa.

Martedì 26 marzo, dalle ore 14.30, workshop itinerante che coinvolgerà gli studenti dell'Università della Calabria, dell'Accademia di Belle Arti di Catanzaro, del Liceo Classico Galluppi, con l’obiettivo di ripercorrere i siti più significativi delle ricerche della studiosa, tra i quali il Museo e Parco Archeologico Scolacium (Roccelletta di Borgia), i luoghi cassiodorei.

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