A Paratissima (Milano) le installazioni

e le fotografie di due calabresi 

fuori dagli schemi (e dagli schermi)

di Gianluca Palma |  23  Giugno  2018

«Compra compra l’elisir del lavoro!». E stage, tirocini non retribuiti e contratti inaccettabili non esisteranno più. Merito dell’enzima CDG, capace di intervenire sulla corteccia cerebrale per implementare in modo esponenziale le memorie correlate all’esperienza maturata durante lavori e lavoretti e facilitare così il reinserimento occupazionale.  Il prodotto si trova nelle migliori farmacie italiane, certificato “per il suo innegabile impatto sociale” dal ministero della Salute. Attenzione, però, al foglietto illustrativo: assumere una volta al dì per un intero anno dopo aver svolto l’attività professionale nella quale si desidera specializzarsi. Insomma una sorta di pozione magica anti-precarietà.

È quella che Benito Ligotti, in arte Caos Ssc, ha spacciato nei giorni scorsi alla fiera d’arte contemporanea Paratissima, organizzata a Milano, nel grande spazio espositivo Base, quartiere Tortona, nell’ambito della Milano Photo Week. Più che una formula magica, però, quella di Ligotti - avvocato di 30 anni, originario di Scigliano, in provincia di Cosenza e trapiantato sin dai tempi dell’università sotto la Madonnina - è una provocazione sulla crisi del mercato del lavoro, sulle tante formule contrattuali atipiche e precarie che vengono proposte (o imposte) ai giovani , spacciandole come esperienza e acquisizione di nuove "skills”, diverse competenze.

"La latta trova-lavoro " a Paratissima

Latta magica trova-lavoro

Ligotti era al secondo piano di Base, con suo fratello Gianmarco e il resto dello staff, tutti “dipendenti” della società fittizia Caos Ssc, il cui acronimo sta per “Società senza coscienza”. Fermavano i visitatori e li invitavano a prendere un flaconcino di prova, selezionato dalla latta “Esperienza sul lavoro – confezione da 1 anno”. Un contenitore bianco, poco più grande di un pacchetto di sigarette che riporta come avvertenza: “Formula ideata, progettata e inscatolata interamente in Italia. Non contiene solfiti o allergeni alimentari”.  Evidenziato a caratteri cubitali : “Tenere fuori dalla portata degli studenti”.

Tra il serio e il faceto Benito, visibilmente divertito dietro il suo bancone informativo, spiega: «Tanta gente avvicina incuriosita, alcuni mi chiedono se sia una sostanza da assumere per via orale e se comporti rischi o controindicazioni. Quando svelo il trucco parte il confronto sulle difficoltà nel mondo del lavoro, soprattutto su quanto siamo noi giovani a doverci reinventare e adattarci a nuove competenze. Spesso diverse dal nostro percorso di studi». Ma la “latta magica trova-lavoro” - sulla quale è indicata non a caso come data di produzione il 2 giugno, festa della Repubblica - non è la sua unica opera di provocazione.

Benito Ligotti durante l'allestimento della mostra Social Control

"Social Control", le impronte digitali fanno arte

Dal 2012, infatti, Benito si è messo in testa di raccogliere le impronte digitali di persone incontrate per strada, perfetti sconosciuti, per la realizzazione delle tele “Social Control”. Una sorta di denuncia contro la dipendenza da internet e dai social network, che ha anticipato lo scandalo “Facebook-Cambridge Analtytica”. Subito dopo, infatti, in molti lo hanno contattato, interessati al suo progetto.

Con alcuni amici dell’associazione Rivolta, organizzazione dell’hinterland milanese,  cui è piaciuta l’idea, hanno iniziato a raccogliere impronte digitali in luoghi culturali. Anche durante  gite fuori porta a Torino, Modena, Bergamo: «Ogni volta si formavano code lunghe di passanti che volevano farsi prendere l’impronta digitale - racconta stupefatto il giovane avvocato che finora ha riempito 5 tele con oltre 800 impronte l’una - Da quando ho iniziato ne ho raccolto quasi 5000».

L'edizione milanese della fiera itinerante Paratissima

Paratissima, il battesimo dell'arte per gli emergenti

Ligotti non è nuovo nel circuito dell'arte contemporanea. Per la 5 giorni milanese dal titolo “Through the black mirror” lo ha contattato la direzione artistica di Paratissima dove nel 2016 aveva portato “Social Control”. 

Paratissima  è nata a Torino 14 anni fa con un obiettivo preciso: «Offrire ai talenti emergenti la possibilità di esporre la loro arte senza doversi affidare al gallerie o a associazioni culturali  -spiega Francesca Canfora, direttrice artistica di Paratissima - Che tra l’altro spesso stabiliscono il prezzo delle opere e impongono di dividere il ricavato con gli artisti».

«L’idea del “black mirror” si ispira all’omonima serie tv-web su Netflix - continua  Canfora - che è incentrata sull’attualità, sul potere della tecnologia, dove lo schermo nero è quello dei tablet e degli smartphone. Ma è anche una critica dell’apparire. Lo specchio in cui ci riflettiamo spesso ci rimanda solo la nostra estetica, non la sostanza. Anche i social e gli strumenti di comunicazione virtuale sono diventati un’immagine distorta di noi stessi».

La fiera è itinerante da diversi anni. Parte dal capoluogo sabaudo e poi gira tra, Milano, Bologna, Napoli, Cagliari e città estere come Skopje, in Macedonia - dove l’ultima edizione si è tenuta a luglio 2017 - e  Lisbona.

Gli artisti (130 quest'anno)  sono tutti emergenti. Pittori, scultori, fotografi, illustratori, stilisti, registi, designer, che non sono ancora entrati nel circuito ufficiale dell’arte, oltre che nomi affermati disposti a mettersi in gioco in un contesto dinamico rivolto a una vasta platea.

"Riverberi" lo scatto di Karen Cucci  a Cracovia

Fra gli specchi dell'anima di Ida Karen Cucci anche la Città dei Bruzi

Tra gli specchi dell’anima in mostra a Base, uno in particolare ha attirato l'attenzione dei visitatori. È  “Riverberi”,  scatto del 2017 tra le vie di Cracovia. L’autrice è una fotografa calabrese, Ida Karen Cucci, 29 anni, anche lei cosentina, con laurea in Scienze delle pubbliche amministrazioni all’Unical. A Paratissima espone per la sua prima volta Through me,  11 immagini concettuali,  alcune delle quali accompagnate dal titolo di una canzone.

«Mi trovavo in Polonia per un workshop di fotografia – racconta Karen - Passeggiando con un’amica, ho notato questa bici interamente specchiata e non ho potuto fare a meno di catturare quella immagine, dato che giravo sempre con la reflex a portata di scatto».

Due fotografie sono state scattate a Cosenza e dintorni. Una è proprio la città dei Bruzi by night, vista con un gioco di zoom da un belvedere di Laurignano e si intitola, appunto “Città”, con il brano “Please don’t cry” della band pop statunitense “Cigarettes after sex” a fare da sottofondo. 

"Città," lo scatto di Ida Karen Cucci dedicato a Cosenza

La seconda  ritrae un cumulo di cubetti di ghiaccio riversati sopra le pietre per spegnere un falò. «Eravamo in Sila con alcuni amici per un pic-nic.  Abbiamo svuotato il ghiaccio di una borsa termica  sulle fiamme. Ne è uscita un’opera d’arte che non potevo non immortalare».  Il risultato è “Si sta come ghiaccio nel fuoco”, a cui ha associato le note di “Shake it out”, dei londinesi “Florence and The Machine”.

«La fotografia e la musica sono il balsamo della mia anima – spiega l'artista - per me è stato naturale creare questo connubio. Si dice che la fotografia sia sorda e la musica cieca, quindi mettere insieme queste due arti significa dotare la fotografia dell’udito e la musica della vista». 

Per Karen sembra essere l’inizio di un lungo e promettente percorso artistico.

Che vedrà già dal prossimo autunno quei raggi a specchio di Cracovia far parte di un catalogo internazionale che uscirà in Sud America e in Europa, grazie alla casa editrice “Le pecore nere editorial”, di Rosario, capoluogo della provincia di Santa Fe, in Argentina. Pubblicazione che raccoglierà le opere di 7 scrittori e 7 fotografi tra cui i cosentini, Matteo Dalena, Francesco Vitale, Carmela Bianco, Piefranco Costa, Maria Cristina Esposito, Nicola Iuvaro, Stefania Lecce, Rachele Zumpano e, appunto, Karen Cucci.

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