Quella Masnada di poeti dalle Parole Erranti,

a Cropani torna il Festivaletteratura

(da stasera a lunedì)

 di Elisa Longo | 29 Luglio 2017

«Avete presente la potenza degli abissi? Quel circolare di sangue nuovo che solo l'arte e l'amore sanno dare? O la bottiglia amica delle notti insonni? Ecco, se avete presente ciò posso parlare tranquillamente».  Matteo Mazza è un poeta, un imbrattacarte (come si definisce lui), outsider ma per finta, intriso di parametri estetici ereditati dai sentimenti letterari dell'est (cresciuto con gli scrittori russi), stratega quando c’è da vivificare l’amore, appeso al filo degli incanti poetici ma concreto, politicante, remoto. Ci racconta di come è nato il progetto culturale che ha dato vita al Festivaletteratura Parole Erranti di Cropani e che dal 2004 porta in scena, in Calabria, personalità corpose del panorama artistico-culturale italiano. Ci dice di come ci si riconosca, fra tanti, di come ci si scelga non sempre solo per amore ma certamente per una causa comune di bellezza universale: la poesia.

A Cropani dove la rivoluzione sa di poesia

È da quasi 20 anni che a Cropani si muove un vento di rivoluzione che ha la forma del verso poetico. E da stasera torna a spirare con la poesia (e la musica e la letteratura) protagonista  della XIV edizione di Parole erranti: fino al 31 Luglio nella cornice della Piazza Duomo,  Domenico Dara, scrittore di Girifalco selezionato per il Premio Strega presenterà i suoi Appunti di Meccanica Celeste (Nutrimenti edizioni) e ne discuterà con Andrea Giannasi (oggi alle 22 ); Emidio Clementi e Corrado Nuccini proporranno Quattro quartetti (visual album), una reinterpretazione della omonima opera letteraria di T. S. Eliot (domenica 30, stessa ora); Diego Fusaro, presenterà Pensare Altrimenti (Einaudi) accompagnato da Nunzio Belcaro (lunedì 31, alle 22).  Anche nelle edizioni passate si sono succeduti  artisti e scrittori di grande calibro come Alessandro Haber, Tetes de bois, Gianni Vattimo, David Riondino, Dario Vergassola, Pierpaolo Capovilla, Goffredo Fofi, Paolo Nori, Andrea Chimenti, Alessio Lega, Francesco Colella. 

Le visioni di George Gissing

Come si insinui, però, la poesia all'interno della vita in Calabria, qui,  in quella che dal 2015 è la  Città del Libro - ma che da ieri è anche un comune sciolto per mafia con un provvedimento del ministro dell’Interno Marco Minniti - in questo perimetro naturale agghindato di “colline dai contorni leggiadri”, scriveva George Gissing in uno dei suoi spostamenti tra Crotone e Catanzaro, qui lo si può percepire senza troppi voli intellettuali. Quale sia l’utilità della poesia, se ce l’abbia poi, al di là del valore estetico, se abbia nella società moderna una funzione diversa rispetto al solo diletto o all’elevazione di spirito, se agisca anche solo per riflesso sulla vita pratica dell’uomo, questa è questione difficile da sbrogliare.  Ma in questi luoghi, dove gli ulivi sono rigogliosi, invigoriti dalla verticalità delle montagne e dalla linea orizzontale che allunga il mare oltre la vista, in questi luoghi la poesia parla di lotta e di fuga, della consapevolezza estrema del reale ma anche del suo capovolgimento in una dimensione aliena, che forse è mistificazione, ma con un’accezione nobile del termine.

Gianluca Pitari e Carlo Scaccia

A quei tempi c’era Angelo che scriveva di Jim Morrison...

Per chi se lo ricorda, a Cropani la poesia è nata addossata a una chiesa, tra le mura dell’oratorio. “Prendete la voglia di evadere di menti corrose, unitele insieme e il quadro che ne verrà fuori sarà già una parte significativa di questa vicenda. Si fece gruppo con gran naturalezza in un contesto in cui l'unione era non solo necessaria ma salvifica - aggiunge Matteo Mazza -  A quei tempi c’era Angelo che scriveva di Jim Morrison:  la sua follia è tutt'ora tangibile e nonostante i tentativi di mostrare una sana economia del pensiero è uno che giostra mondi con il solo batter delle ciglia; Gianluca scriveva di Madonne emorragiche rincorso  dalla censura e il suo animo, ricucito in stoffe fini, aveva il prezzo dei mercanti; Raffaele scriveva di politica, parlava di rivoluzione prima ancora che diventasse superstizione; Carlo invece scriveva di esistenza, un animo tenero dalla sensibilità spiccata; Carmine era un poeta per propria scelta apocrifo, mai musicista fu più vicino alla perfezione del verso. Io ero una forza ancora inconsapevole, scrivevo alle donne messaggi di conquista che si costituivano versi poetici con una grande indipendenza d'anima. E sono ancora il masnadiere errante impossibile da acchiappare tra le mani, come sabbia fuggevole. Si può dire che mi scelsero ed io li scelsi. Si faceva politica in fondo, si pensava a come cambiare qualcosa, partendo dall'intangibile delle idee e ripercuotendolo sul concreto. E così è stato, qualcosa è cambiato per davvero”.

Per chi se lo ricorda, a Cropani la poesia è nata addossata a una chiesa, tra le mura dell’oratorio. “Prendete la voglia di evadere di menti corrose, unitele insieme e il quadro che ne verrà fuori sarà già una parte significativa di questa vicenda. Si fece gruppo con gran naturalezza in un contesto in cui l'unione era non solo necessaria ma salvifica

Raffaele Mercurio e Pierpaolo Capovilla

La Masnada, un miracolo pagano

E allora, cos’è oggi il festival di Cropani e cosa sono diventati i suoi organizzatori e ispiratori? «Prendete un poeta ossessivo e un cantautore architetturale. Mischiateci assieme un letterato che ama lo slang, un libraio anti-commerciale e un poeta etilico. Legateli a un politico mancato, a un presidente tuttofare e a un avvocato civilista. A questi, misturateci pure un prosatore da strapazzo e un editore toscano, che ogni anno approda in Calabria con la scusa di un millantato festivaletteratura (in realtà, a lui, interessa solo la buona cucina). Ecco, se quest’amalgama la si lascia lievitare in una piccola borgata della costa ionica per una ventina d’anni, il quadro clinico è completo: abbandonata la sterile sponda della ragione scientifica, gli eventi che hanno permesso la formazione di questa piccola, grande cosa che è la Masnada, si ammantano di un’atmosfera da miracolo pagano»,  afferma Vincenzo Montisano, aggiungendo dettagli che descrivono con più forza l'impegno della Masnada oggi, una rivista e una culla con fattezza embrionale che offre al mondo l'espressione libera di poeti, prosatori, artisti visuali. E che accoglie progetti fino a farsene anche promotrice.  Tra i protagonisti, liberati dai loro epici epiteti,  il cantautore Carmine Torchia, premio Siae e premio Afi a Musicultura, quattro album pubblicati tra il 2008 ed il 2015 ed una pubblicazione letteraria, Piazze d’Italia (sulle tracce di de Chirico) – d’un viaggio il reportaggio, edita nel 2009 da Prospettivaeditrice ; Matteo Mazza con la sua raccolta poetica Clitoride, edita da Tra le righe Libri nel 2015; Gianluca Pitari, tra i fondatori energici della Masnada, ha pubblicato nel 2013 il suo Diario del complotto, edito da Prospettivaeditrice; Vincenzo Montisano, unico romanziere, nel 2014 il suo romanzo Roy Scarlatt esce con I Disgeli Edizioni; Angelo Tolomeo con La balena ed altri cetacei, edita da Tra le righe libri nel 2015. Fondamentale il contributo di Nunzio Belcaro e Andrea Giannasi.
E spicca di più oggi  la storia lunga e positiva de La Masnada e del suo Festival, che ha saputo offrire al territorio calabrese infiniti spunti per un sano e necessario sviluppo culturale, che ha saputo incanalare energie intellettuali e moti creativi, esplicando al meglio, come in una veduta paesistica, la forza espressiva di un territorio, eppure superandone i confini.  Oggi ha anche il sapore del riscatto.

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