IL RITORNO DEI GELSOMINI LUNGO LA RIVIERA DELLA LOCRIDE, È ECONOMIA CREATIVA, ANTIDOTO CONTRO L’ABBANDONO

Evert Verhagen, esperto di rigenerazione urbana, e altri talenti del pensiero laterale, lanciano idee e nuovi progetti per una terra di emigrazioni e ritorni pronta a ripartire dal recupero di siti e borghi dismessi, cultura, innovazione sociale e tradizioni. E da nuove visioni d'insieme, come quelle proposte da AltRove e Reggio Zentitale.

di CalabriaCult | 12/05/2017

Ispiratori e “rigeneratori” a vario titolo hanno messo a sistema le proprie esperienze per ripensare la Locride. E si sono incontrati a Roccella Jonica, all’interno dell’Ex convento dei Frati Minimi Paolotti, per un confronto a più voci. E il varo di nuovi progetti.

 

Organizzato dal Centro Servizi Turistici e dal Rotaract Club di Locri, l'evento dedicato alle città creative si è posto l'obiettivo di rianimare le aspettative di generazioni in fuga. Partendo dall'esterno:  trasformare gli spazi in luoghi. Non solo a dimensione di artista, ma contesto attrattivo per i talenti comuni, quella creative class definita dal sociologo ed economista Richard Florida, tra i primi a concepire i principi dell’ ”economia creativa”. 

L'incontro è stato anche l'occasione per presentare storie di un successo insperato, testimonianze di soluzioni diverse a uno stesso problema: l’abbandono. Che sia del paese di origine, di tradizioni millenarie, della speranza di costruirsi un futuro a km zero non ha importanza. I rimedi partono dalle penalità per restituire vantaggi. «Tutte muovono dall’analisi di un ritardo, di uno svantaggio, di un degrado - spiega Annamaria Crupi, presidente Centro Servizi Turisti della Locride -  In economia si dice che esistano soggetti first movers e late comers. Noi viviamo in paesi, realtà comunemente considerate “late comers”, cioè siamo in coda rispetto ad altri sistemi territoriali che, per certi aspetti, ci precedono, sono più strutturati e compiuti dei nostri. Ma questa non è una condizione di non ritorno. Anzi ci può aprire a numerose possibilità, se solo sapessimo sfruttarle. Una ricetta per la Locride? Torniamo a piantare gelsomini».

Presenti all’incontro Evert Verhagen, esperto di rigenerazione urbana e speaker di fama internazionale: partito dall’Olanda in treno, ha attraversato i Balcani, la Grecia, la Puglia ed ora fa tappa nella Locride per un lungo viaggio di ricerca sul fenomeno dell’emigrazione. Immaginando, appunto, soluzioni. E Vincenzo Costantino e Eddie Suraci, founders di Altrove, don Ampelio Cavinato, missionario e parroco di San Nicola di Caulonia, Maria Olimpia Squillaci, linguista, Università di Cambridge, Maria Lorenza Crupi, architetta e presidente del Rotaract Locri e Annamaria Crupi, esperta di sviluppo territoriale e presidente del Centro Servizi Turisti della Locride.

Evert Verhagen

«Cos'è che rende una città, un vuoto urbano, veramente attrattivo? L’istruzione, l’emancipazione, il mercato. La cultura, la socialità, l’economia. La città del presente (e quella del futuro) sa trattenere i talenti, si affida alla classe creativa. Li mette in rete in una dimensione collaborativa.  E da qui spesso nascono nuovi modelli economici. Il processo della trasformazione urbana è lento, si costruisce giorno dopo giorno. Le comunità realizzano all’interno degli spazi il proprio spazio di vita e ne fanno centri di innovazione dal basso,  con un approccio aperto e inclusivo. Alcune realtà procedono più lentamente, evolvono a piccoli passi e così rimangono indietro. Altre, anche inaspettatamente, hanno subito successo. Ma potenzialmente, i processi di rigenerazione e trasformazione urbana, che poi comportano sempre anche una rivoluzione sociale, sono un'occasione di crescita per qualunque territorio. Ho girato il mondo, mi sono occupato di tanti progetti, alcuni calati in contesti sociali ed economici veramente critici, come in Marocco, in altri le condizioni di partenza risultavano molto meno problematiche. Spesso mi sentivo ripetere: Qui ci sono troppi problemi, non si può fare. E invece, ogni volta, è andata diversamente».

Don Amelio Cavinato

«La mia missione in Africa, in Uganda, è stata un'esperienza totalizzante che ho vissuto cercando di offrire a quelle popolazioni gli strumenti necessari per poter camminare un giorno con le proprie gambe. Con pochissime risorse e un minimo di organizzazione abbiamo sperimentato nei villaggi piccole formule di microeconomie. In poco tempo le loro condizioni di vita sono migliorate.  E le donne hanno un ruolo essenziale nell'innescare processi di cambiamento. Da due anni sono il parroco di San Nicola di Caulonia e affronto con lo stesso spirito la nuova missione. La Chiesa è il centro di questo agglomerato popolato da pochissimi giovani. La mia casa è sempre aperta, al piano di sotto si fanno attività di doposcuola, si radunano i giovani, cerco di creare momenti di socialità.

Un gruppo di  donne ha deciso di avviare una cooperativa agricola. Già producono conserve e sottaceti con gli ortaggi di loro produzione. Il loro progetto ha riacceso la speranza anche tra gli anziani del paese».

M. Olimpia Squillaci

«Sono una linguista ma prima di tutto sono una delle poche che a Bova e nel resto dell'area grecanica ancora parla il grecanico. La lingua di una cultura millenaria che lentamente si stava perdendo. Attraverso lo studio del greco di Calabria sono arrivata a comprendere anche le forme più invisibili del nostro dialetto. Espressioni che testimoniano le usanze di un tempo. E che restituiscono le dimensioni dei valori di una cultura. Ma ci pensate che in grecanico esistono ben 22 aggettivi per descrivere il manto di una capra? Questo significa quanto fosse importante ai tempi possederne una. Da quando a Bova ci si è resi conto di quello che si stava perdendo, il  borgo ha intrapreso una strada di rinascita. Anche a Cambridge si sono appassionati a quella che considero una missione: recuperare la lingua perduta. Quando organizzo i corsi di greco calabrese, in estate o in inverno - l'ultimo è stato a gennaio -  arrivano studiosi da tutte le parti del mondo. Ma il mio obiettivo è soprattutto un altro: voglio che a partecipare siano i ragazzi del posto. Devono capire che se abbandonano la loro lingua antica rischiano di perdere un pezzo importante della loro identità». 

Annamaria Crupi

«Quanto ci costa il patrimonio dell'abbandono? Tantissimo e non solo in termini economici. C'è anche una componente sociale da non sottovalutare. Uffici, scuole, stazioni, abitazioni, che hanno perso da tempo la propria funzione possono ancora avere un ruolo. La rigenerazione urbana creativa ha il compito di fornire altro senso a questi contenitori del nulla. Anche per i borghi semi-deserti si può pensare ad un altro futuro. Sfruttando la creatività e partendo dai bisogni delle comunità, gli spazi abbandonati simbolo di rassegnazione possono diventare luoghi di azione sociale per dare dimensione e di opportunità ai giovani.

E noi vogliamo entrare subito nel vivo con una proposta. Come? Riprendendo la coltivazione dei gelsomini, qui, lungo questo tratto di litorale jonico, un tempo famoso per la loro presenza e il profumo che diffondevano nell'aria. Era la Locride che riforniva l'industria profumiera di gelsomino. Poi niente più. L'idea ha già raccolto l'adesione di Legambiente, del Porto delle Grazie di Roccella Jonica e piace al sindaco  Giuseppe Certomà ». 

Vincenzo ed Eddie 

"Tutto è nato nel 2014.  Abbiamo girato tanto per poi ritrovarci a costruire a Catanzaro il nostro luogo ideale. Altrove nasce per rispondere al bisogno di vedere realizzato qui quello che avremmo voluto vedere da qualsiasi altra parte. Volevamo rieducare alla bellezza in contesti urbani trascurati e rassegnati al degrado estetico e sociale. A distanza di tre anni dal primo Festival, siamo soddisfatti: siamo partiti dalla periferia della città per offrire nuovo senso a questi spazi e far conoscere Catanzaro al resto del mondo. E ci stiamo riuscendo. Le persone sono entusiaste e questo ci spinge a proporre iniziative culturali sul territorio. Promuoviamo con festival e altri eventi la ricerca d’avanguardia nell'ambito dell’arte urbana contemporanea. Noi pensiamo che soltanto azioni azzardate, di rottura, a volte, possono portare a una reale crescita culturale.  Ora con i nostri interventi vorremmo raggiungere il centro storico della città. Non tutti sono d'accordo, ma capiamo, è giusto così, il nostro compito è anche questo, smuovere le coscienze, animare il dibattito. Lo facciamo, ad esempio, programmando interventi di riqualifica estetica su muri di grandi dimensioni, attraverso la realizzazione di opere di arte urbana contemporanea. Ora cominceremo a pensare alla Locride».

Maria Lorenza Crupi

«La lezione di Verhagen è decisiva. L'importanza della componente intagibile di un progetto, la delicatezza del processo partecipativo nella pianificazione degli interventi urbani, l'opportunità che nasce dal problema, il talento e la creatività, sono aspetti necessari per la riuscita di qualsiasi progetto di architettura. Un'architettura che diventa anche progetto sociale, contro la dispersione delle migliori risorse umane e delle loro idee. Il suo contributo arriva al momento giusto nella Locride, che ha bisogno di ripensare a se stessa in modo innovativo e slegandosi da logiche calate dall'alto. E le associazioni e i privati cittadini in questo processo di trasformazione e rivitalizzazione hanno un ruolo fondamentale. Anche come Rotaract ci siamo impegnati nella valorizzazione dei beni culturali della Locride. Il segreto è l'unione e la capacità di concretizzare le idee che da essa scaturiscono. Non servono grandi risorse ma creatività!».

Creative Cities, il dibattito
Creative Cities, gli ispiratori
DOMANI VEGNU,
La rigenerazione urbana secondo AltRove

REGGIO ZENITALE, ESPLORATORI DALL'ALTO

L'allestimento della mostra di Lidia Errante e Luca Pitasi nel cortile del convento 

Piazzale Botteghelle, Reggio Calabria

«Il nostro sguardo non giudica, non entra nel merito di cosa è giusto, sbagliato, bello o brutto.  Prende atto di quello che c'è adesso e della sua trasformazione rispetto al passato.  Vogliamo documentare la varietà del paesaggio con  le  sue contraddizioni e la sua decadenza, varcando anche lo Stretto. Quello zenitale è un punto di vista atipico, con una distanza di osservazione tale da sacrificare l’esperienza a scala umana per restituire un disegno più grande. Un distacco che spesso aiuta a comprendere la complessità dei sistemi in cui svolgiamo le nostre attività quotidiane».

Il porto insabbiato a Saline Joniche
L'installazione di Reggio Zenitale  vista dall'alto, nell'ex convento di Roccella

«Emergono forti le contraddizioni derivate dall’attività umana, nonostante la potenza visiva di alcune delle immagini selezionate e l’apparente ordine delle comunità osservate ad una scala così grande. Ma non è questione di estetica delle immagini: dobbiamo andare oltre in modo che il nostro progetto contribuisca a formare una coscienza critica costruita attraverso l’esplorazione di luoghi della nostra terra spesso dimenticati. Aiutando a immaginare i luoghi di domani».

  • https://www.facebook.com/calabriacul
  • https://www.instagram.com/calabria_c
  • https://twitter.com/calabria_cult
  • https://www.youtube.com/channel/UCh1

Il progetto non ha scopo di lucro: tutte le collaborazioni  si intendono a titolo gratuito

© Cambiamo il finale!

via Caparroni 15,

c/o Home for Creativity

87046- Montalto Uffugo (CS)

e.mail  calabriacult@gmail.com