Canto la Calabria, la “pazza idea”

di Francesca Manna e la Compagnia della Pigna

di Gianluca Palma | 28 Maggio 2018

Tutti pazzi per il teatro. Perché il teatro è la vita e la sua libera rappresentazione. Ciò che avviene in scena, tra realtà e finzione, a volte “è tutto un equilibrio sopra la follia”, come cantava Vasco. Specie se sul palco compare una compagnia di attori molto speciali, che si è messa in testa di raccontare e interpretare le usanze e le tradizioni calabresi, omaggiando gli interpreti della nostra terra.

È la “pazza idea” partorita da Francesca Manna: portare i pazienti del Centro di salute mentale di Rende sul palco del Teatro dell’Acquario di Cosenza due giorni di risate, sorrisi e divertimento. E perché no, anche di cura e riscatto.

 

Il teatro sociale e la Compagnia della Pigna

Trentatré anni, fondatrice della Compagnia della Pigna, operatrice e regista di teatro sociale,  dopo aver frequentato un corso specialistico a Roma, Francesca opera come volontaria nel centro diurno della struttura sanitaria, con un laboratorio permanente che propone a pazienti con disturbi psichici “la cura” più efficace possibile.  Insegna ai suoi ragazzi le tecniche della recitazione e i principi fondamentali della teatroterapia: la familiarizzazione, la gestione del corpo e della voce, la condivisione dello spazio. Trasformando uno spettacolo in un setting di ricerca e di sperimentazione. 

«Quando ho iniziato a lavorare con queste persone temevo di fare male a loro e a me stessa – racconta dalla postazione di regia dell’Acquario - Non è facile relazionarsi con chi soffre di certe patologie, non si può prevedere come possano reagire a stimoli differenti. Il teatro tocca nel profondo, suscita emozioni. Su quel rettangolo che è il palcoscenico avviene tutto tranne che finzione. Il teatro è verità”. Una totalità di reazioni fisico-mentali, come diceva Jerzy Grotowski. E la verità che è in questi 5 anni l’appuntamento del mercoledì con il suo laboratorio è diventato  imperdibile per i pazienti del centro diurno. “Si è creato un legame molto forte tra noi, vederli recitare insieme ai miei attori della Pigna è stato un grande risultato. Anzi - aggiunge con un pizzico di ilarità –  sono diventati più bravi e disciplinati di loro”.

Francesca Manna

Nove sketch con sottofondo musicale

Eccoli dunque sul palco di via Pasquale Galluppi, in quello che prima era un deposito di medicinali scaduti, e che da metà anni ’70, grazie all’intuizione di Antonello Antonante è diventato un punto di riferimento del teatro civile, sociale e contemporaneo per il Sud Italia. Hanno portato in scena “Canto la Calabria”, nove sketch con sottofondo musicale, dalle note di Brunori Sas a quelle di Peppe Voltarelli, passando per i Villazuk, la tarantella di Carmelo Pansera, i Musicanti del Vento e, naturalmente, Rino Gaetano. Le storie intonate e raccontate di “Guardia 82” (Brunori Sas) oppure quelle di “Si guardu fora”, canzone dei presilani Villazuk sulla vita dietro le sbarre, e “Qui si campa d’aria”, brano di Otello Profazio nella nuova versione di Voltarelli. Poi via con i balli popolari, giocando a staffetta con una chitarra usata come “chiave” per passare da un episodio a un altro.

Lo show, sul palco i pazienti del Centro di salute mentale di Rende attori per una sera

L'altruismo nel dna

Gli attori “veri” (della compagnia teatrale) e quelli “acquisiti” (della struttura sanitaria) formano insieme un ottimo ensemble. «Per noi è stato un dare e ricevere», commentano stremati e felici i ragazzi della Pigna dopo la replica di sabato sera. «Non era neanche più un laboratorio - dice Salvo Caira, 30 anni performer volontario - Il mercoledì di teatro al centro diurno è diventato un ritrovo tra amici. Questi ragazzi ci hanno consentito di guardare la realtà fuori dagli schemi tradizionali». C’è da dire che Caira l’ha l'altruismo nel dna. Prima della Pigna regalava e strappava sorrisi con la clown-terapia ai bambini malati e alle loro famiglie, ricoverati nel reparto di Pediatria oncologica dell’Ospedale di Cosenza.

Ugo Lanzafame, un altro volontario, sulle prove al Csm dice di più: «Durante gli incontri erano i pazienti a correggerci quando sbagliavamo, ci suggerivano le battute e improvvisavamo con grande naturalezza».

La scena come  una terapia

Nel gruppo c’è anche chi al centro diurno ha lavorato per anni come assistente sociale e quei pazienti li conosce molto bene. «Ho incrociato molte storie e diversi disagi da quando ho preso servizio nel 1979 – ricorda Gabriella Miscione – Per questi pazienti il teatro è stata una grande occasione, alcuni sono migliorati notevolmente, è un’ottima arma contro i disturbi psichici”. Ma ormai da tempo c’è un problema serio. «La mancanza di risorse e i tagli alla sanità – si lamenta Gabriella - non ci consentono di portare avanti tanti altri laboratori artistici con regolarità. L’azienda ospedaliera dovrebbe farsi maggiormente carico della carenza del personale».

Al Centro di salute mentale lavorano attualmente 5 medici, 3 psicologi, 4 infermieri, 2 educatori professionali e una figura amministrativa. Purtroppo da quando è stato bloccato il turn-over, i pensionamenti hanno influito soprattutto sul centro diurno, dove si fa teatro. Aperto ora da lunedì al giovedì fino alle 13, mentre prima funzionava fino alle 17. Venerdì e sabato, invece, solo la mattina. «Fino a qualche anno fa organizzavamo molte più attività – spiega la dottoressa Maria Rosaria Telarico, responsabile della struttura – laboratori di pittura ed esposizione dei quadri al centro commerciale Metropolis, laboratori di musica, di danza e corsi di yoga».

 

Il volontariato  per resistere ai tagli alla sanità

Ce n’era poi una imprescindibile di attività: la cucina. «Ho sempre rifiutato l’idea della mensa, che fosse un catering a dare un pasto caldo ai malati – rivendica la docente di Psichiatria clinica e sociale all’Unical –  Gestire insieme una cucina presuppone dover organizzare la spesa, andare al supermercato e avere relazioni con l’esterno, tornare e condividere il pranzo, importante momento comunitario e di crescita”.  Ne è convinta la dottoressa, la migliore riabilitazione ai disturbi della psiche è quella sociale.

 

Il laboratorio di Francesca Manna, invece, resiste ai tagli alla sanità, proprio perché si basa sul volontariato. Ma per la Compagnia della Pigna rappresenta un’ardua impresa anche trovare uno spazio dove esibirsi. Eppure sono tornati in scena anche il giorno dopo, con un’altra “pazza idea”. Hanno trasformato tutto il teatro dell’Acquario in un ristorante della “belle époque”. Dove di bello però c’era solo l’ingresso.  Ad accogliere il pubblico - o meglio - la clientela nel “Pigna Verde Restaurant”, due mâitre che davano il benvenuto già nel foyer, mentre “Saiq”, un venditore ambulante bengalese irrompeva per regalare mazzi di fiori ai passanti. “Non vendo rose, regalo bei pensieri, ma la gente non capisce”, precisava. Una volta dentro la sala, ecco tre “garçons” che offrivano tarallucci a chi prendeva posto e due giovani fanciulle, in stile “majorettes”, che si rivelano poi ispettrici della Guida Michelin, pronte a chiudere quel terribile ristorante che riciclava pietanze scadute e sfruttava i dipendenti “con laurea in Scienze Politiche”. Un’ambientazione tutta “al verde”, per non dire da incubo che nemmeno un miracolo dello chef Cannavacciuolo sarebbe bastato.

 

Per i pazienti è stata un’esperienza straordinaria. Ma gli operatori temono per il futuro: «In Italia alla psichiatria va solo il 5% della spesa sanitaria totale»,  denuncia Maria Rosaria Telarico. Dal monitoraggio del Sistema Informativo per la salute mentale (Sism) emerge, inoltre,  che nel 2015 i pazienti che si sono rivolti per la prima volta a strutture psichiatriche erano circa 370 mila. E se si fa un confronto tra le regioni, il primato se lo aggiudica la Calabria con il 95%. Con un ulteriore campanello d’allarme, avverte Telarico: «Molti studi hanno confermato che, tra qualche anno, la depressione sarà la malattia più grave al mondo».

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