controcopertina

La Calabria Greca di Francesco Maino,

lo Ionio immoto e il sole ultraterreno

 Resoconto (molto) letterario di una villeggiatura nella Locride 

di Francesco Maino* | 21 Settembre 2019

"Eh... ma Llocrii, è Llocrii", sentenzia la vedova Merisca, nobilitata mistericamente dalla boccata di Merit multifilter con il ghigno geratico della pizia... io registro mentre taglio la cotoletta al tempio e mi faccio un cirò importante. A Locri (Epizefiri) ri-soggiorno, recidivo, con la mia famiglia (Madonna Laura e l'infanta Anna), ospite (felice) della signora pizia Valeria Filocamo, docente di lettere in un liceo fenicio della provincia (immagino), credo in pensione, moglie d'un alto pritano (parimenti in pensione), alla Via Roma, il civico mi sfugge (è importante?), incrocio Viale Duca della Vittoria, a modica pigione, in dignitoso appartamento essenzialmente accessoriato, posto alla contiguità d'una birreria artigianale condotta dal figlio della Filocamo medesima, Andreòcate, di anni quaranta (apparenti), quasi-calvo, sposato di Afrodite, separato in Poseidone, padre-unigenito, simpatico-loquace, ambrato, tarchiato, uno e sessantotto, vestito alla guisa del facchino, industrioso, e mite.

 

S'esco di casa e giro il canto alla destra, conto numero quattro di passi ortogonali (hortòs), sto di fronte alla casa circondariale, un fatto questo curioso per me: penalista pentito, passato in cavalleria, e divenuto: un "collaboratore" della scrittura cosiddetta letteraria, la "casa-prigione" come in un pitto di Magritte, lumeggiata dal faro centrale, si staglia da Viale Matteotti in un giallo aureo-sibillino, lucido come il filo di miele d'acacia, solenne per le palme gentilizie su ambo i lati e le panchine in legno su marciapiedi a mattonelle di motivi etruschi quasi eleganti, quand'anche allogate, sventuratamente, di fronte a cassoni libico-tunisini d'immondizie promiscue, si nota di continuo l'andirivieni cocciuto di mogli e figlie dei prigionieri già giudicati, o in attesa di processo, in ogni caso già condannati (a priori), recanti borse vaste in plastica per alimenti, in attesa, sotto la canicola grandegreca, d'auscultare il suono (benigno) del chiavistello che prelude al colloquio col caro. 

Io me ne vado solo, la mattina, con i miei sandali di Simatis (Corfù), le mie bermudine di lino, la t-shirt un po' punk da utente veneto, i capelli disuniti, lo sguardo aperto, mi vedo, da turista, io che vorrei apparir affatto viaggiatore; in ogni caso a mio merito v'è il girar a piedi, passare l'incrocio Viale Duca della Vittoria con Viale Matteotti, attraversare tronfio, da scrittore solo, nella Locride di Senocrito e proseguire per Viale Vittorio Emanuele, che altro non è se non la pestifera strada statale ionica (106!), sinistra: Taranto! destra: Reggio Calabria!... Grandegrecia da ambo i lati... ! Di che parliamo...! La banda destra del Viale (Duca della Vittoria) sembra l'ala ricreativa d'un centro di salute mentale a cielo aperto: compare lo scemo di Locri (Andò), lo dico nel modo più casto e rispettoso, un tiresia bàmbolo grasso e grosso, vestito bene, tornito di mento, di guance, seduto sulla sedia bene-impagliata, sul marciapiede, con la porta di casa al pianoterra, in metallo d'obitorio, e li vetri zigrinati, aperta sulle retrovia da cui si intravvede il tavolo in formica, il divano del Ventennio, i teleroi dal grande-schermo piatto sulla parete infiltrata... l'ho visto urlare al mercato comunale in ciabatte smoderate, con l'alluce fuoriuscente mostruosamente, i calcagni neri, l'ho visto davanti all'ingrosso di frutta e verdura, urlare, pazzo, a nessuno, i prezzi di meloni e angurie, a nessuno se non a me, in un orario assurdo per la Locride-Opunzia, e credo per le Calabrie intere tutte pre-post-risorgimentali, l'ho visto dalla prospettiva del Bar "Mister Cappuccino", ove mi scaraventavo ogni mattina a pigghiari per li donne mia, i bomboluna alla crema, le shfogliatelle alla mela, i cornetti...

 

Vorrei aggiungere che sono in Locri nell'età coeva a tre (3) avvenimenti nazional-localistici: lo speech del Conte-bis Professor "Giuseppi", della involontaria storpiatura di President: Donald Mr. Trump, ai fini del voto di fiducia (fides) alla Camera dei Deputati (belli de mamma!) a cura dell'Amministratore Delegato (C.E.O.) della politica (politiké) dei vanveranti vitelli taliàni; la liberazione di Mimmo Lucano, già sindaco di Riace (demo dei ben noti bronzi), il quale potrà, dice la Gazzetta del Sudan, riabbracciar il morente padre, infine: la ripresa del processo penale nato dall'operazione "Mandamento Jonico", nel bel tribunale rinascimentale, a cura della DDA di Reggio. Vorrei dire che venendo qui in, chiamiamole, vacanze, mi sono un po' informato (poco a dir il vero), - preferisco giungere in mondo esotico con la "virgin mind" nelle "località della villeggiatura"- Locri fondata nel 680 a.C. dai cittadini di Opunte... nella regione della Locride Opunzia... dove si trova? non lo so, cioè ho guglato con il programma di foto istantanee "strada-veduta", mi son fatta un'idea di massima tutta provvisoria: la mia... poi un signore, un bagnante vicino mio di rena, una mattina in spiaggia, con lo Ionio immoto e il sole ultraterreno, e l'onda  infantile, e il fondale lucentissimo e i sassi a perle, e Anna accoccolata a sorbire lo yogurt di capra, dicevo un signore, lontanissimo parente, ho pensato, d'un colono giunto in terre di Calabria, sei secoli prima del nostro Saggio di Nazareth, a far offici di mercature, un uomo vittima, sicuramente, d'una paresi alla bocca, parzialmente rientrata, altino, pingue di pancia com'è l'indole dei grecanici, brizzolato, gentile, cinquantenne, che dava l'idea d'esser un cancelliere, o un insegnante delle medie, matematica o storia...? o un impiegato delle Poste Italiane, ecco un signore un momento prima sul seggiolino reclinabile a buon mercato che mi aggancia in acqua territoriale, io spinno a mo' di delfino, lui ombelica in acque basse, mi gioco la carta di Pindaro e Agesidamo, il pugilatore-fanciullo, e cito l'OLIMPICA n. 10, e faccio l'intellettualissimo credendo d'essere l'unico al mondo ad aver affrontato l'Olimpica n. X, lui mi parla di Opunte... io ovviamente non so dove si trovi Opunte, dove si trovasse, ovviamente faccio finta di saperlo, ma penso ho tutto il diritto di non sapere dove di trova Opunte, ammesso che Opunte esista, e chi ha fondato Locri-Epizefiri e quando, e cos'è il culto di Persefone, chi se ne ciava di Ade e Demetra, le Locali di 'ndrangheta, i capibastuni, e mammasantissima... e cosa sono i pinakes, e il Keramikòs nella città vecchia vicino alla necropoli e ai templi dei culti, e le tavolette votive tutte pitte, zitte (simili a quelle che ho visto a Este), cinghiali grotteschi col corpo di nani che inseguono leoni, e Paolo Orsi, e i sei (6) semi di melagrana in bocca, e gli accenti ossitoni, l'astragalo che cura il fegato, e il Barone Macrì, la ferrovia ionica del 1865, monorotaia, e la faida dei Cordì-Cataldo per il controllo della città (ma quale?), cui dovremmo chiedere la storiografia al Dott. Gratteri, e Ivana Spagna a Siderno, non volevo neppure scriverti questi resoconti, non sono calabrese, non ne so nulla di Calabrie, di Cantabrie, posso solo infilare le cose che mi son rimaste più attecchite in sette soli, compresivi: di aurore e sunset, bibite escluse... ma poi stavo sull'autobus della linea per Treviso, via Roncade, bus blu e lo slogan (tristissimo sulla fiancata) "viaggiamo con voi", non è vero che viaggiate con voi, ho pensato, non viaggiate voi, non viaggiamo noi, non lo fate voi, vi limitate a trasportarci in frode come: bestiame, buoi e polli, bestiame tenuto in vita, sì, è vero: stiamo meglio noi, seduti, dondolati, c'è l'aria condizionata, le sospensioni, la gommapiuma, scorre la campagna centuriata dell'Ucraina di Venezia, non vomita nessuno, ma l'atteggiamento del passeggero è lo stesso, come di chi accetti passivamente un destino sinistro per una colpa innata, la colpa d'indole, la colpa della pelle, della provenienza, della mansione, del genere, per gli scrittori: dell'ardire nel dire che esistiamo, quando esistiamo, cioè mai... (mentre scriviamo siamo già morti, o forse moriamo mentre scriviamo, o forse consapevoli della morte vogliamo dire al mondo, a noi, che, diversamente dagli altri, siamo in vita, che bramiamo di vivere, che non vogliamo svegliare nessuno, resuscitare nessuno, solo vivere, non respirare, ma vivere) e chi lo cucca 'sto autobus...? mio padre per liberarsi del terrore li chiama: filobus... dice: "prendo il filobus"... come si fosse in città, davvero, in una Vienna imperial-regia, una Parigi ottocentesca: e tram per simbolisti girandolassero per le evenue e boulevard... chi li adopera questi bus nazisticamente in orario che bofonchiano e ragliano nelle totemiche rotonde dei "progetti sicurezza" nelle nulle-città-diffuse...? Operai-opliti di Touba (Senegal), donne della ex Russia di tutte le Russie, Kiev...? Odessa...? denti in ferro, cavilli tinti di biondo neon, e calze al dado (Star), e leggermente gonfie di ventre, e dissidenti del regime di Erdogan (?), o polacchi-cosacchi che non si capisce dove vadano, perché vadano, con chi vadano, e s-patentati italici, inoccupati, per via d'ebbrezze alla guida di veicolo, con corredo di madre in gesso al seguito ultra-ottantenne sottoveste lisa xoccoletti verdi gambe di sedano come il sapone 'sutto, radici di capelli di setola, e zero-trucco: sicché l'incarnato, se così si può nomare, appare quale maschera di premorienza, ma senza dignità, o con la dignità minima sempre riconosciuta alla servitù del bracciantato, del contadinaggio...

Quando il mio dentista, io seduto, vinto, sul lettino speciale con l'assistente sbrigativa al mio fianco, bocca aperta e tubo aspiratore della mia intimità fluida, il mio dentista, Dott. Bedònte, giuro! di Treviso, adusto di viso per via di ultravioletti raggi in tutte le stagioni, in tutte le direzioni, e camice vérto e camicia bianco-disinibita e braccialetto aureo da liberto al polso, e mocassino tragicamente auto-nobilitante, e dialetto speso subito a voler cresimar l'alleanza tra i professionisti smart, (io e lui) tra noi eterosessuali che ci capiamo, o dovremmo farlo! e se l'intendono in termini di mòna, bat-spider-sport, balòn, refezioni luxury, fiscalità sommersa e la Ferrari gialla da 400-mila rivenduta l'indomani a un miliòn de euro e Bedonte, penso, Bedònte che rivaleggia, perdente, con: Creonte Laocoonte Fetonte, quando quest'uomo parla dei due nuovi denti da rifare, in "ceramica", io penso: a keramicòs, a Locri, al mare mio, Adriatico, all'Atene del 1997, ad Adria e Spina, alle aquile di Zeus, le rondini di Corfù, i passeri del Piave, che mi venissero a prendere, come fossi mia figlia a venti mesi, che mi portassero via, auriga araldo e testimonio, discreto, di "eventi accaduti tra sedici secoli, che accadranno cento generazioni fa"...

*Premio Calvino 2013 con "Cartongesso" (Einaudi editore), Francesco Maino -  " lingua impetuosa,  sintassi acrobatica" - vive e lavora tra Venezia e il Veneto di terraferma.

Ospite della University of Oxford, nel 2016 tiene la lectio magistralis “Le lettere dei Piavenauti”, lezione-orazione dedicata alla connessione tra i suoi modelli letterari e il fiume Piave.

È ideatore e curatore, con il cultural manager Alberto Cotrona, della rassegna letteraria euro-mediterranea Jalò, con prima edizione a Crotone nel 2016, presentata a Corfù nel 2018 (in collaborazione con Marco Polo System).

Maino è ideatore e animatore di letture sceniche e recitativi, che coinvolgono giovani musicisti e creativi, provenienti tanto dalla scena indie quanto dal panorama classico, come i reading tratti dai testi Cartongesso e Ratatuja (2016), fino a Inferno Indolore, sperimentazione scenica che ha debuttato al festival dantesco Dante2021, a Ravenna, nel settembre 2016, e laforzalavoro (2017). Nel 2011 fonda, con l’amico Daniele Marcassa, l’innovativo progetto di promozione territoriale in chiave culturale Perdipiave, percorso multidisciplinare dedicato al fiume e alla scoperta del suo territorio.

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