Lamezia-Milano e ritorno, un giro intorno al mondo di Brunori Sas

"In Calabria ci sono nuove possibilità,  creatività peculiari,  sperimentali, che non seguono le mode e a piccoli passi si fanno spazio"

di Donata Marrazzo  28/01/2017

Foto di Arturo De Rose

“Mai come adesso - e mai come in questo disco - ho avuto sul mondo uno sguardo calabro, alla Corrado Alvaro. Quella visione che tiene conto di cose importanti. Uno sguardo d’amore che contempla e riconosce anche ciò che di questa terra - e di tutto il resto -  non mi piace”. Dalla finestra di di casa, all’ultimo piano di un vecchio palazzetto di San Fili, a pochi chilometri da Cosenza,  Dario Brunori tutte le volte che vuole spazia con la mente e plana sulla Valle del Crati, sorvola boschi di castagno e nel punto più alto intravede mare. “Ho una passione per i paesaggi che qui sono sconfinati, cangianti. E detesto un certo pragmatismo locale, diciamo così, che dà per scontato tutto questo. Anzi nemmeno lo considera. Più mi allontano, più la mia terra si diluisce nella distanza in altri luoghi, più quella bellezza aumenta”.

 

La bellezza e il suo rovescio

Una bellezza che contiene anche il suo rovescio. Don Abbondio sono io affacciato alla finestra, a guardare le macerie, a contare quel che resta, canta Brunori e non fa sconti a nessuno. Neanche a se stesso. Don Abbondio è mia madre, la mia terra, il mio dialetto, la Madonna che s’inchina per paura e per rispetto, per un pomodoro rosso come il sangue di un Cristo che ha la pelle così nera che nessuno lo ha mai visto.

 

Canzoni da sfogliare

“A casa tutto bene” è un disco duro, che un po' raggela e poi scalda e rassicura, in prospettiva. Dodici canzoni, registrate nella Masseria Perugini a San Marco Argentano, in provincia di Cosenza (incise anche su vinile, con la produzione artistica di Taketo Gohara), da sfogliare come racconti che ti salvano la vita, che ti acchiappano alla gola senza tanti complimenti. Brunori ha tante voci racchiuse nel suo canto e diverse traiettorie. Così lo trovi in bilico sulla paura a sorseggiare un amaro sui Navigli (pensando: in fondo va tutto bene, mi basta solo non fare figli. E invece no). E' in volo da Lamezia a Milano, come un lupo della Sila fra i piccioni del duomo. Riappare senza forma, invocando Bauman, lungo le fiumare dell’Aspromonte, quel monte aspro, già per morfologia, luogo di briganti e di paure ancestrali: lì è liquido, in attesa di evaporare e diventare nuvola (magari temporale). Spaesato, di fronte all’Italia che sventola bandiera bianca.

Brunori nella Masseria Perugini, durante la registrazione Foto di Arturo De Rose

Una murder ballad contro il femminicidio

Canzoni dense, quelle di Brunori,  immersive, tridimensionali: con una murder ballad segue il punto di vista distorto del mostro. Di quell’animale che ci portiamo dentro, che cancella l’amore con un colpo di pistola, con uno schiaffo per cena. C'è la rabbia omofoba, sprezzante, e c'è uno che, in un pub di provincia, ha solo voglia di ballare e di  una femmina da castigare. Brunori si cala senza giudizio in altre umanità. Poi, ironico (la vena non si è esaurita),  allenta la tensione e canta Secondo me non è che devi esagerare con la lotta al capitale, ogni tanto ci puoi andare pure al centro commerciale, e lo so che è disgustoso, disonesto e criminale, ma d’estate si sta freschi e puoi sempre parcheggiare. E una risata ci sta.

 

Una fiaba per Frida

A metà disco cambia registro e dimensione. Sfiora la poesia con una ballata romantica, piano e archi, composta a quattro mani con Antonio Dimartino. Brunori canta le parole esatte - d'amore disperato e di perdono - che Frida Kahlo scriverebbe ancora oggi a suo marito Diego Rivera: E volano i pavoni sembrano aeroplani contro le finestre, siamo il mostro e la bambina, il trionfo e la rovina noi".

A casa tutto bene, la copertina

Le risposte di Brunori

Anche in questo lavoro, come nei precedenti, Brunori si fa un sacco di domande, e non è vero, come dice,  che non c'ha le risposte. Non ne ha solo una. Perché cambia di continuo piano di ragionamento, trova nuovi punti di osservazione,  tra sensi di colpa e prese di coscienza.  "A casa tutto bene" è un disco pieno di risposte. Non sarò tanto stupido  da credere che il mondo possa crescere se non parto da me, canta nel brano Il costume da torero.  Questa non è una risposta? 

I ritmi sanguigni della Calabria (e quelli freddi della metropoli)

Nel disco si sente l’influsso sanguigno dei ritmi della Calabria: “Io in Calabria ci faccio i dischi, i video, le canzoni. Certo che qui c’è una possibilità, ci sono creatività peculiari, sperimentali, che non seguono le mode e si fanno spazio”, dice Brunori. Cita ad esempio Captain Quentin, la rassegna La Sila suona Bee, il Color fest di Lamezia. “Bisogna intercettarlo il cambiamento e darne conto”. Che poi è un concetto chiave del disco:  Brunori è Don Chisciotte con un coro di bambini che canta la realtà è una merda ma non finisce qua. Canzone contro la disillusione, per chi ci crede ancora.

Simona Marrazzo

Simona Marrazzo, musica e vita con Brunori

Emergono anche i suoni più freddi e sintetici della metropoli. Le mandole del ‘700, suonate da Stefano Amato, si mischiano ai sintetizzatori, l’orchestra si fonde con i loop e le drum machine. Al piano e alle tastiere c’è Dario Della Rossa, Mirko Onofrio ai flauti e al sax, Massimo Palermo alla batteria, drum machine, percussioni. Simona Marrazzo, che insieme a Brunori e a Matteo Zanobini ha fondato nel 2011 l'etichetta Picicca,  è ai cori, alle percussioni, ai sintetizzatori. Da 18 anni accanto a Dario, nella musica e nella vita.

Qui le prime date del tour.

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Brunori Sas - Canzone contro la paura (estratto Sky Arte)

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