Brunori canta per Lilli

sotto gli occhi di Mammarella Sas

di Gianluca Palma | 23 Marzo  2018

Ha ragione Dario Brunori che l’altra sera, la verità, oltre che cantarla, l’ha anche rivelata: «Grazie al progresso delle neuroscienze la Calabria diventerà presto la Silicon Valley italiana”. Fuori piove anche se la primavera è ormai alle porte. Siamo al Teatro Rendano per la seconda data “casalinga” della Brunori Sas. Dopo il sold out di sabato 17 nel teatro comunale, il cantautore "nazional-cosentino", lo scorso fine settimana ha fatto avanti e indietro da Bari per tornare nella sua città e cantare in memoria di Lilli Funaro. Studentessa di medicina volata in cielo il 26 febbraio 2004, a causa di un tumore al cervello. Una serata  di canzoni con un obiettivo preciso: con il ricavato dei biglietti la Fondazione Lilli sosterrà l’Associazione Oncorosa nell’acquisto di un caschetto anticaduta dei capelli per le donne che affrontano la chemioterapia. Per la festa della mamma,  a metà maggio, dovrebbe arrivare all’Ospedale dell’Annunziata.

Rituali contro la paura

Quello che Brunori propone al suo affezionatissimo pubblico è un collaudato rituale per esorcizzare paure e incertezze. Ironico e autoironico. È un animale da palcoscenico, «anche per la panza -  come lui stesso ammette - del resto c'ho scritto pure una canzone». Dissacrante e profondo. Consapevole di aver travalicato ormai con la sua fama i confini della “provincia ferma agli anni ‘80”. «I giornalisti mi chiedono dove vivo e io per darmi un tono rispondo che mi divido tra le salsicce calabre e il ramen sui Navigli». Racconta e canta forte e chiaro. È il suo teatro canzone, stand up comedy.

Brunori e BernardinoTelesio

Si spengono le luci in sala e sul sipario bianco appaiono tre sagome luminose del suo faccione barbuto: intelletto, cuore e istinto iniziano a dibattere. Fare o non fare lo spettacolo? «Ci servono i soldi Dariù, dice il primo, dobbiamo comprare la casa a tua madre come ha fatto Mino Reitano».  

E parte con "Secondo me", "Vita liquida" e "Canzone contro la paura".

«Se penso che ho scritto un brano ispirandomi, o meglio, copiando tre quarti dell’opera di Zygmunt Bauman e lui dopo qualche giorno dall’uscita del disco è morto, mi faccio paura da solo. Però ho capito come reagire con chi mi fa arrabbiare, inizierò a minacciare le persone: vedi che ti dedico una canzone», dice ridendo. E  aggiunge, con un chiaro riferimento alle ultime elezioni: «Però parlo anche di Salvini, eppure è più forte di prima....». Poi quello che tutti vogliono sapere: «Dopo aver cantato che mi sono rotto i coglioni di guardare Rai 3, mi hanno persino affidato un programma televisivo, divertente vero?”.  Prima puntata il 6 aprile, come ha anticipato, ospite di Manuel Agnelli sulla terza rete. E come annuncia  il video promozionale della Rai che già da qualche giorno gira sui social: c'è Dario che passeggia avvolto nel suo impermiabile beige per il centro storico bruzio fino alla statua del filosofo Bernardino Telesio.

Lilli Funaro studiava medicina all’Università Tor Vergata di Roma ed era una ragazza solare e  generosa. I suoi fratelli Michele, Maria Pia e Francesca mantengono viva da anni la sua memoria con una fondazione che ha come obiettivo la promozione della ricerca contro i tumori.  Di recente la Fondazione Lilli ha consegnato cinque borse di studio ad altrettanti ricercatori calabresi. «Anche quest’anno siamo riusciti a finanziare con 10mila euro alcuni progetti di ricerca nel campo oncologic – spiega Michele Funaro - In questi anni abbiamo raccolto circa 160mila euro e siamo molto contenti di aiutare il lavoro dei nostri conterranei che studiano in altre università italiane». 

Ma non c’è solo la ricerca. La Fondazione ha contribuito all’installazione di nuovi giochi nel Parco senza barriere Piero Romeo. Ha anche in programma di realizzare il giardino “LiFe” dedicato a Lilli e Fernando Blues (musicista cosentino scomparso prematuramente) in collaborazione con la Ong Moci nell’area delle Officine Babilonia.  I  fratelli Funaro hanno dato il via poi  a una serie di iniziative per favorire l’integrazione multiculturale: “La Primavera di Lilli” è un progetto che prevede  laboratori nelle scuole dell’hinterland cosentino e due spettacoli teatrali, “Le vie del Pepe”, di e con Massimo Carlotto e “Davanti le mura di Gerusalemme”, tratto dalla Trilogia Gioachimita scritta da Adriana Toman (Rubbettino Editore). “Nostra sorella era sensibile al tema dell’integrazione, a Roma collaborava con l’associazione ‘Nero e non solo’ e insegnava italiano ai migranti. Nei prossimi giorni andremo nelle scuole a parlare agli studenti per spiegare loro, con i linguaggi del teatro, che non bisogna avere paura dell’uomo nero, come canta il nostro caro amico Brunori”.

Simona fa volare i pavoni

Un po' di ironia sulle serie tv "Crime"(«Dopo Suburra e Gomorra, ne sto scrivendo una sulla mafia delle agenzie immobiliari, si chiamerà Caparra»), poi ecco Vincenzo, quello gelosissimo della sua nuova Giulietta, cui dà fuoco perché la guidano tutti. È così che Dario introduce il tema della violenza sulle donne e canta “Colpo di pistola”. Invece Simona Marrazzo,  sua compagna da 19 anni, fa “volare i pavoni” in teatro, cantando  “Diego e io”: è Frida Kahlo che parla con amore a Diego Rivera. Al Mudec di Milano il brano è stato la colonna sonora della retrospettiva dedicata all'artista  messicana.

 

Siparietti con Mammarella Sas

Immancabili i siparietti con Mammarella Sas: la madre di Dario è seduta in platea. Spopola sui social con alto gradimento. Che nemmeno "la signorina Gugol” riesce a eguagliare. «Qui a Cosenza sto sempre con l’ansia che salga sul palco per sgridarmi come faceva quando ero bimbo e giocavo sulla spiaggia di Guardia», confessa Brunori. E al padre dedica “Come stai”.

 

Prima di chiudere confessa le dieci cose di sé che più lo imbarazzano. Quando è andato a suonare in Val di Susa per i No Tav, “viaggiando però in Freccia Argento”. O quando ha cercato su internet chi fosse il personaggio cosentino più seguito: «Per quanto sono vanitoso ero sicuro di conoscere la risposta, invece quando ho cliccato sul link è partito  il video di quel ragazzino che urla buonaseeeera». Quello del tormentone Saluta Andonio.

 

Siamo al finale. Dal pubblico chiedono  - anzi pretendono - “Guardia 82” e “Rosa”. Lui ringrazia, è commosso. Saluta la  platea e gli altri “poveri lassù” assiepati sui palchetti. Saluta anche i Funaro,  «persone non solo perbene ma per il bene».  Canta “Kurt Cobain” e “Arrivederci tristezza”. Parte una lunga e meritatissima standing ovation.  Del resto, come direbbe Dario, a casa va sempre tutto bene!

  • https://www.facebook.com/calabriacul
  • https://www.instagram.com/calabria_c
  • https://twitter.com/calabria_cult
  • https://www.youtube.com/channel/UCh1

Il progetto non ha scopo di lucro: tutte le collaborazioni  si intendono a titolo gratuito

© Cambiamo il finale!

via Caparroni 15,

c/o Home for Creativity

87046- Montalto Uffugo (CS)

e.mail  calabriacult@gmail.com