Bollari, Memorie dallo Ionio ,

Carlo Gallo  riscopre i riti dei pescatori crotonesi al Teatro della Maruca (presto in tour)

di Veronica Otranto Godano | 2 Ottobre 2017

 

Crotone è  baie, insenature, lembi di costa esposti a scirocco e tramontana. Crotone è la città del vento. E  del mare, un mare sofferto, tra Capo Colonna e il porto. Crotone è Bollari, il grido a squarciagola dei pescatori emesso a ogni avvistamento di tonni, sottocosta. Quasi una supplica davanti alle bolle che fanno i pesci a pelo d'acqua,  prima del lancio delle bombe in mare: una vecchia pratica per rendere la pesca più redditizia. Oggi è  un metodo illegale. Ma allora, nell'Italia tra le due guerre, era una pratica di sopravvivenza.

Bollari, Memorie dallo Ionio, è una storia tramandata oralmente dagli anziani, protagonisti di un’epoca di profonda miseria. È un monologo, scritto e interpretato da Carlo Gallo, di origini crotonesi,  che racchiude la testimonianza di una comunità di mare, dove contava solo il lavoro, la fatica,  il desiderio di offrire un’esistenza migliore alla prole. E la certezza nella provvidenza divina.  Come una fiaba musicale, l'opera ripropone insieme alla storia e ai riti dei pescatori, anche gli antichi canti della tonnara di Pizzo.

Da qualche anno l'attore gira l’Italia con la sua composizione per esplorare il rapporto tra l’uomo e il mare, topos letterario, luogo dell’anima in cui riporre sogni e speranze e, allo stesso tempo, ostacolo da superare con la sua immensità. Se ne discute nei teatri e sui moli.

 

Bollari, Memorie dallo Ionio, al porto di Crotone

E cantavanu tutt 'i dui, cantavanu semp 'a stessa canzuna,

'a canzuna da fame e da miseria. 

E pur 'a panza cantava... ah no... chira cantava cchiù di tutti,

che alcune sere dal dolore di pancia 

mi veniva da piangere dentro al letto. 

Ma si avvicinava la mamma, che mi abbracciava e diceva:

 "Resisti che con l’amore non si sente manco la fame”. 

E pensavo a Suricicchio, che anche la sua mamma doveva fare così 

perché stava peggio di noi la sua famiglia.

Bollari, Memorie dallo Ionio, un collage

La Maruca, il primo spazio off di Crotone

“Bollari-Memorie dallo Ionio” è frutto di un lungo lavoro. Non solo quello del suo autore Carlo Gallo, che si è diplomato alla Civica Accademia d’arte drammatica “Nico Pepe” di Udine, insieme ad Alessio Totaro. L'opera si avvale anche dei costumi e della collaborazione di  Angelo Gallo, fratello di Carlo. Tutti insieme gestiscono dal 2012 Il Teatro della Muraca, il primo spazio Off di Crotone,  una struttura indipendente e necessaria, che fa da stimolo educativo, in una città dove la chiusura del Teatro Stabile ha creato un enome vuoto.  

La Cicella di Mastu Rafele

Un passo indietro. Siamo nel 1940 a Crotone. La Cicella di Mastu Rafele è il peschereccio più grande dello Ionio. Diventa teatro di tensioni e contrasti con  Mastu Peppe. I due,  amici da sempre, lavorano insieme, ma la povertà alimenta una contesa irreparabile.  Finiranno travolti dal regime e dalla guerra.  Attraverso il rito della pesca, lo spettacolo recupera l’identità di un'intera comunità, con la gestualità e l’uso delle espressioni dialettali tipiche del parlato crotonese.

La scena madre di Bollari

Ma come è nata l'idea? Crotone 2011: è una giornata di sole. Sul porto non accade nulla, solo lo sciabordio dell’acqua contro le barche e il tipico odore di pesce che sancisce l’inizio delle giornate. C'è qualche pescatore nei paraggi. Anche Carlo Gallo è lì,  lui ama la pesca. Scruta i pescatori ma non si avvicina, non prende iniziativa. Aspetta che siano loro a farlo,  vuole ascoltare ancora una volta le gesta della Cicella.

Nella Biblioteca comunale Carlo rintraccia documenti, studia, approfondisce  i racconti del nonno che su quel peschereccio c'è salito davvero. L’input decisivo arriva a Udine, durante l' accademia,  quando, nel bel mezzo di una soireeè, l'attore propone al pubblico la scena madre di Bollari che ancora era solo un'idea. «Stai raccontando un mito della tua terra,  Carlo» gli dice un regista napoletano che insegna  nella scuola. È un successo. Cresce la voglia di costruire per intero lo spettacolo. “C’era gente che non aveva mai visto il mare quella sera, visibilmente emozionata - ricorda Carlo Gallo - all’inizio avevo paura , perché non sono uno scrittore, ma quella visione è stata la spinta propulsiva alla costruzione della vicenda”. A distanza di anni, l'epopea dei pescatori crotonesi resta la sua opera del cuore: «Sto scrivendo un altro testo dedicato agli operai della Montedison  ma non smetterò mai di replicare Bollari. Quel grido nel mio teatro si udirà per sempre».

Così ‘mbrazz ai remi 'a varca nosta già scivulava ammmenzu 'u mare, 

'inta chillu blu verde macchiato di scogli. 

A ruoli definiti come sempre io a remare e papà a fumare. 

E senza perdere tempo, a seguire le indicazioni 

di mastu Rafele, che è mio padre, là sotto costa, 

da Irto in poi verso Capo delle Colonne:

 'na lingua 'i terra che s’allunga a levante ammenzu 'u mare, 

e gioca a favor di pescatore, 

ca quannu soffia scirocco ci si mette a Irto a protezione, 

e quann mina tramuntana ci si sposta a sud dall’altra parte.

Teatro sui moli e nelle case

La prima è nel 2014 al teatro della Maruca a Crotone, poi nelle leghe navali e nei gli spazi privati. Bollari, Memorie dallo Ionio, da subito è più di una rappresentazione teatrale:  entra nei porti, sui moli, sulle terrazze e nei giardini,  in molte occasioni anche dentro le case, perfino in quelle del Nord Italia. Incanta il dialetto, anche se non si afferreranno tutte le parole. La scenografia è essenziale, solo un palco e Carlo che, vestito di nero, recitando, costruisce visioni. 

Il lavoro vanta la collaborazione artistica di Peppino Mazzotta, il Fazio de“Il commissario Montalbano”, anche  fra i protagonisti del film “Anime nere”.

Il 14 ottobre Bollari sarà al Festival delle storie in tasca di Besozzo (Va). Il 21 ottobre a Mendicino (Cs).

 

 

La Maruca, il teatro della meraviglia

 

Poco più grande di un salotto, il Teatro della Maruca è frequentato  da adulti e bambini: per tutti è un appuntamento con la meraviglia. Che offre diversi spunti di riflessione. Teatro di parola e di figura, la Maruca è innanzitutto un'associazione che prende il nome dal mondo animale: la chiocciola, che in dialetto si dice appunto Maruca.  Porta con sé il suo guscio, alla stregua degli attori che si muovono con un bagaglio carico di trucchi, costumi, esperienze. «Abbiamo voluto dare un imprinting tutto crotonese alla nostra esperienza», sottolinea Angelo Gallo.

Ed è un teatro nel teatro quello di Carlo, Angelo e Alessio  quando, sul piccolo palco, creato ad hoc, compaiono burattini, marionette e pupazzi. Interpretano ogni sfaccettatura dell'animo umano. È il teatro di figura che resiste nel tempo, anzi si  rinnova.

 

La tradizione dei burattini in Calabria

 

In scena c’è stato Zampalesta U Cane Tempesta, Zampalesta e lo Zi Crapu, Pulcinella e Zampalesta nella terra dei fuochi, Zampalesta e il quadro della Madonna. La saga del personaggio ideato da Angelo Gallo ha inserito la Calabria nella mappa internazionale delle regioni in cui è ancora viva la tradizione dei burattini. La prima edizione di Zampalesta si è aggiudicata, nel 2014, il Premio Otello Sarzi-Nuove figure di Teatro, “per essere riuscita a mescolare in maniera originale gli stili delle guarattelle, reinventadole attraverso la lingua calabrese, con un uso sapiente del ritmo e della manipolazione dei burattini, valorizzando in maniera autonoma la lezione registica di uno dei maestri del  genere”.

Le figure nascono dalle mani sapienti di Angelo, coadiuvato da Gaspare Nasuto, burattinaio napoletano e ambasciatore della maschera di Pulcinella nel mondo. Zampalesta è un cane malmenato dal suo padrone: ma l'uomo, nel corso della narrazione, riesce a evolversi e a pentirsi, fino ad assumere atteggiamenti gentili nei confronti del suo animale. Una favola adatta a tutti, che parla di rispetto per tutti.

L'attore crotonese Carlo Gallo

Zampalesta e il Drago di Caulonia

Nel gruppo della Muraca c'è anche Pasquale Ranieri, che ha girato l’Italia in compagnia di Angelo. Si occupa di luci e audio. «Sto lavorando a una nuova produzione per Zampalesta e dopo quest’ avventura, il nostro personaggio diventerà immortale», annuncia Angelo. E aggiunge: «È il nostro cavallo, anzi il nostro lupo di battaglia. Ma ce ne sono altri che amiamo e che hanno avuto successo. Ad esempio, il Drago Blu, un enorme Muppet di oltre 3 metri che salva la sua amata dalle grinfie di uno stregone cattivo. Ho preso spunto dal mosaico del Drago di Caulonia». Scoperto nel 2012 nell’antica Kaulon, l’attuale Monasterace, è il più grande mosaico della Magna Grecia. 

Insieme al Drago Blu, altri personaggi,  hanno partecipato al “Calabria Puppet Festival” nel mese di Gennaio, un progetto pilota, cui seguiranno eventi di carattere nazionale dedicati al teatro di figura, che in Italia rappresenta un  patrimonio artistico da salvaguardare. A Crotone il primo esperimento è andato a buon fine. L’obiettivo della Maruca, nei prossimi anni, è quello di far diventare la città un importante crocevia per artisti e compagnie di livello nazionale.

Da oggi ricomincia la stagione: partono i laboratori. In via di definizione le date del cartellone.

 

Teatro della Maruca, presentazione

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