Un villaggio per artisti

sulle rive del Crati per fertilizzare la città

 

Dalla street art alle performance, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al fumetto, nei Boc Art tutto racconta di Cosenza, del Crati e del Busento,

della luce umanistica di Bernardino Telesio, dei palazzi, delle chiese, 

degli scorci più reconditi, dei ritratti degli eroi, delle persone comuni

immortalate negli slanci  della vita quotidiana

di Elisa Longo | 14 Marzo 2020

Prima ancora che la metropolis brettia nascesse sul colle Pancrazio, fu il fiume a tessere i confini di una realtà urbana e culturale ricca di fascino, ancora oggi sempre tesa tra leggenda e  storia . Per la mitologia Krathis è, prima di tutto, il nome del pastore che generò Pan, Dio della poesia. Per la storiografia, invece, Krathis segna, già intorno al 356 a.c., i limiti naturali del primo insediamento umano della regione brutia, la nascita di Consentia. Città romanizzata già un secolo dopo, conserva ancora oggi, nei dettagli  espressivi della sua fisionomia i segni di un glorioso passato. La passeggiata lungo le vie della città vecchia cattura gli sguardi, riflette sui vetri delle finestre - tra le crepe delle balconate  dove non è lecito spiare - i passi barcollanti dei viandanti, le incredule teste all’insù. Qualcosa ancora sopravvive, altro tace: silenziosa la trasformazione visibile della casa in rudere, qualche volta dignitosa, altre volte sezionata in macerie autogestite. Eppure, queste di oggi sono le vie che furono del commercio, della vita culturale e artistica, il fulcro della fervente Cosentia.

Dalla Città Brettia ai Bocs Art

Forse non è un caso se il destino della Città Brettia si manifesti ancora oggi ai margini, lì  dove la periferia più degradata fa da specchio alla città e dove risuona l’eco armoniosa delle sponde del Crati e del Busento. L’operazione voluta e progettata dal sindaco di Cosenza Mario Occhiuto nel 2015 si inserisce in qualche modo in questo disegno di riflessi e rimandi, come un ritorno alla vita primigenia della città, a quelle rive del fiume  simbolo di fertilità e prosperità globali. Una riqualificazione 2.0 per restituire valenza estetica e funzionalità a un luogo degradato e marginalizzato: così il progetto Bocs Art ha ridefinito  il rapporto del centro urbano con la periferia, della storia con la modernità, dell'arte - contemporanea -  con il territorio.

Opere su tessuto di artista in residenza

Una proposta di rinascita

Il 4 luglio 2015 si inaugurava sul viale Norman Douglas il villaggio per artisti di Cosenza (costo, oltre 2 milioni di euro),  il più grande “Borgo d’arte” d’Europa. Ventisette strutture  progettate per funzionare, allo stesso modo, come strumenti e contenitori di un’idea innovativa di produzione culturale. Sotto il segno dell’acronimo The BoCs (the box of conteporary spaces) si apre in città, in un clima tutto di innovazione,   una pagina di storia contemporanea carica di ambizioni e prospettive future.  Studiate per ospitare e filtrare nuove - altre -  visioni, queste piccole scatole prospettiche cambiano oggi definitivamente la fisionomia del Lungocrati, presentandoci una scenografia di ambienti in una relazione costante. Sulla scena artisti di ogni provenienza geografica, supervisionati da un curatore – Alberto Dambruoso fino al 2017 e Giacinto di Pietrantonio fino a oggi - regalano alla città e alla sua popolazione uno sguardo nuovo, attraverso cui essere messi a fuoco e ridefiniti nelle forme e nei linguaggi dell’attualità. Un’operazione che, in poco meno di 5 anni, ha già portato nella città circa 500 artisti, d’età compresa tra i 20 e i 60 anni, con formazioni differenti, inserendo Cosenza  all’interno di un vasto circuito internazionale.

 

Premio Smart Communities

Un progetto ambizioso, che nel 2015 ha regalato alla città  il premio Smart Communities dello Smau di Napoli, facendo dei Bocs Art una delle tappe imprescindibili per curatori, artisti, studiosi ed estimatori dell’arte contemporanea. Ma non solo. Strutturato in tre aree, il piccolo villaggio si apre ai passanti, ai curiosi, a chiunque voglia immergersi nello spettacolo della rivelazione dello spazio privato: cadute le barriere, le soglie strutturali e sociali che separano  l’ambiente intimo della casa da quello pubblico del paesaggio, l’operazione artistica si mostra, attraverso i suoi attori, sin dalla sua fase progettuale. Ogni Bocs riesce, poi, a condensare, con un alzato di due piani, la zona leaving con quella laboratoriale: ridotto ai minimi termini il raggio d’azione quotidiana dell’artista, la vita sulle rive del Crati si ridimensiona verso l’essenzialità.

Il fenomeno della residenza d’artista trova, dunque, nella città di Cosenza una sua peculiare unicità nella progettazione ex novo di un micropaesaggio che, pur nell’autonomia dei propri sistemi essenziali, dovrebbe accrescere le proprie potenzialità nelle costanti relazioni con il contesto urbano.  Al punto che, al di là delle acclamazioni ufficiali, la vera sfida, non ancora vinta in maniera definitiva, resta quella di dimostrare come l’investimento cospicuo dell’amministrazione pubblica su un progetto di residenze d’artista possa diventare motore per l’economia locale, di turismo culturale d’ampio respiro, di riqualificazione di uno spazio come centro nevralgico di una comunità, di paesaggi umani e fisici, d’identità culturali, di specificità territoriali.

500 opere in catalogo

Ogni artista che arriva nei Bocs si ispira, crea e poi lascia un'opera che diventa patrimonio culturale  della città di Cosenza, custodito all'interno del Bocs Art Museum. Così si è aggiunto al già cospicuo patrimonio culturale della città brutia  un catalogo di oltre 500 opere. Dalla street art alla performance, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al fumetto, tutto racconta di Cosenza, del Crati e del Busento, della gloria di re Alarico, della luce umanistica di Bernardino Telesio, dei palazzi, delle chiese, degli scorci più reconditi, dei ritratti degli eroi, delle fisionomie delle persone comuni immortalate negli slanci eroici della vita pratica. La Cosenza inquadrata dagli occhi degli artisti in residenza  si mostra variopinta ed estremamente concreta, in ogni suo dettaglio più caratteristico, tradotto attraverso soluzioni formali sempre originali, a volte anche bizzarre.

"Cosenza Novel" e altre visioni

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Pluralità di Cosenza

Come la Cosenza in bianco e nero raccontata da Luca Matti - pittore e scultore con la grande passione per l'animazione -  che nel suo romanzo grafico “Cosenza Novel”, si mostra in una discordante dualità, come lo scenario dei suoi ponti,   architettonici e culturali, quello Calatrava e quello artistico dei Bocs, che si propongono di unire, nel segno di un nuovo umanesimo, l’animo più moderno e sovraffollato della città nuova e quello ancestrale, selvaggio, incantevole della città vecchia.

Visioni concrete o più semplicemente sospese, come la città immortalata da Giovanna Martinelli: sospesa tra due fiumi e due idee del futuro, tra qualcosa che sfugge e si nasconde dietro ai piani e alle quinte architettoniche, che, a loro volta, nel gioco dei pieni e dei vuoti di questa sospensione, sono la città stessa.

Una città che suona di ogni rumore, che invoca melodie antiche come colonna sonora del presente. È la Cosenza vissuta da Arash Radpour, che ha invaso le mura fortificate del Castello Normanno Svevo con un esercito di voci angeliche: il progetto Tourdion ha portato nella città una danza goliardica del Rinascimento francese e l’ha trasformata, con il canto di 30 giovanissimi componenti del Coro delle voci bianche del Teatro Rendano, in un inno all’amore e alla fratellanza, in risposta agli attentati di Parigi del novembre 2015.

Ma Cosenza è anche lo spettro di ciò che non c’è più, ed è lì che la poesia urbana di Diego Miedo e altri artisti murali, nella solitudine di poche case quasi tutte disabitate, ha lasciato che i suoi personaggi, con veste caricaturale, lavorassero ad una ripopolazione fantasiosa. Sono i fantasmi che si materializzano e producono l’effetto di una particolare riqualificazione degli oggetti, delle macerie, della memoria sbiadita. In questi e altri modi il progetto Bocs Art ha disseminato la città di impronte profonde.

Progetto Tourdion

e il Coro delle Coro

delle voci bianche

del Teatro Rendano

Mario Occhiuto,   «Arte e innovazione

per la crescita urbana e umana della città»

Bocs art, riva destra del Crati

Bocs art Museum, una cornice storica per il futuro

Alla pubblicazione del primo catalogo Bocs Art 2015/2016, firmato da Alberto Dambruoso e Annalisa Ferraro, si contavano già, in soli due anni di attività, 221 presenze e altrettante opere donate . Nella prospettiva di un piano di conservazione e fruizione del nuovo patrimonio acquisito, nasce nel 2017 il Bocs Art Museum. Allestito all’interno del complesso monumentale di San Domenico, il museo rende fruibili attraverso mostre temporanee e cicliche, tutta la vasta produzione Bocs Art. Ancora una volta si conferma decisiva la scelta del luogo, cornice  di grande fascino, collocata su una linea di confine tra la città vecchia e la nuova, alle spalle del palazzo municipale. Una collocazione ottimale, che consente al Museo di garantire, tra le altre, la funzione di cerniera tra il passato ed il presente, restituendo un bene storico alle sue naturali funzioni culturali, se pure con una declinazione estremamente attuale e futuribile. Il progetto di residenze d’artista ha permesso dunque di dotare la città di un nuovo centro per l’arte contemporanea, che si alimenta in maniera consecutiva di opere non storicizzate, non acquisite canonicamente ma prodotte con l’intercessione di una committenza pubblica.

 

La sintassi dell'arte

Con una sintassi  strutturata, il Bocs Museum si è proposto, sin dai suoi esordi e in continuità con le premesse del suo progetto pilota, come strumento indispensabile per una più concreta riflessione sulla trasversalità delle espressioni contemporanee dell'arte e sulla necessità di indirizzare il pubblico a una lettura corretta dell’attualità immaginifica. Attraversato il chiostro dell’antico monastero domenicano, in un passaggio che restituisce al contempo l’anima medievale e rinascimentale nelle sue splendide sillabe architettoniche, aperto nella cornice verde strutturata esteticamente dell’artista cosentino Maurizio Orrico, si approda al museo come porta di una dimensione nuova e addizionata. Una modernità quasi spiazzante, ma coinvolgente , esplica una gamma assortita di opere e di questioni pratiche e teoriche, peculiari di una collezione nata da residenza d’artista. Tra i molti esempi, la musealizzazione di opere site specific, che raccolgono essenzialmente i dati particolari di un determinato spazio in cui e per cui vengono prodotte; oppure la documentazione della forza dinamica e incontenibile di una performance, con il suo corredo di supplementi documentari. E ancora l’attualità della video e della mailing art, la  presenza del concettuale, dell’arte povera, della fotografia. Partendo dall’immagine stenopeica di Luigi Cipparrone, che restituisce con libertà di categorie temporali, una visione più o meno nitida della città, sospesa in una porzione non ben definibile della realtà fisica.

Questo nuovo museo della città è il frutto di anni di progettazione, che vede l’intervento di diverse professionalità. Tra queste Anna Capparrone, attualmente direttrice del Museo multimediale Consentia Itinera e consigliere del coordinamento regionale Basilicata-Calabria di Icom (International Council of Musium), già direttrice del sistema museale provinciale cosentino.

 

Schedatura digitale con i tirocini dell'Unical

«Ancor prima che il museo nascesse fisicamente nel 2017, nell’ambito della rete museale provinciale il progetto dei Bocs Art si è proposto, anche attraverso la collaborazione di tirocinio convenzionale con l’università della Calabria, di garantire un lavoro di schedatura digitale, per una gestione ottimizzata delle informazioni relative alle opere e agli artisti», spiega Anna Cipparrone.

Un lavoro intessuto di relazioni che, il 12 Luglio 2019, ha portato a Roccelletta di Borgia l’esempio del Bocs Database in occasione  del convegno “Alla scoperta del Patrimonio”, con gli interventi di Fabio Viola e Anna Maria Marras sulla relazione necessarie tra digitalizzazione e museo. 

«Con l’apertura del Museo nel 2017 - continua Anna Cipparrone – sono stata sempre più legata alla promozione del progetto, che io ho inteso, in maniera più estensiva, nella idea di comunicarlo come luogo di raccordo con la comunità locale. Ho costruito pertanto un nuovo gruppo di lavoro per la didattica, intesa come continuità tra pratica museale e mediazione concreta con il pubblico, che  ha avuto grande riscontro. Personalizzando e differenziando le attività , lavorando anche sulla comunicazione social, si è registrato un notevole livello di crescita, nei numeri e nella qualità, dei visitatori».

Prospettive per i Bocs e il loro Museum? Con lo sguardo rivolto al futuro e con l’operosità sinergica della rete museale regionale, si potrebbe puntare sulla costruzione di mostre permanenti per radicare nel territorio i valori dell'arte attraverso una costante attività didattica e culturale.

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