di Elisa Longo | 14 Marzo 2020

Intervista al sindaco-architetto Mario Occiuto

Sviluppare la forza potenziale dei Bocs Art

Sindaco, com'è nata l'idea dei Bocs Art?

«L’idea dei Bocs Art è maturata come naturale espressione delle mie passate esperienze lavorative di architetto in giro per il mondo: ho potuto confrontarmi con espedienti diversi di crescita urbana, appurando con entusiasmo che in ogni caso, dietro ad una crescita e rivalutazione di contesti in via di degrado, c’è una spinta culturale importante che porta all’innovazione. E Dove c’è innovazione c’è crescita».

A quali realtà si è ispirato?

Sono molti gli esempi di questo genere e molto spesso il fermento culturale è frutto di aggregazioni spontanee di artisti e di addetti alla cultura. Per citarne solo uno tra i più illustri, l’esperienza del distretto 798 di Pechino, in cui un gruppo di artisti ha spontaneamente occupato delle fabbriche dismesse, facendo diventare quel luogo destinato al degrado una realtà residenziale ed artistica di grande impatto, a tal punto da farsi negli anni promotori di interessi culturali ma anche economico-sociali.

A Cosenza invece il progetto è stato veicolato da un’amministrazione pubblica, da me in qualità di Sindaco della Città e si è sviluppato sin da subito con le stesse premesse. Cultura, innovazione e crescita umana ed economica, relativamente a interessi interni ed esterni alla città.

Quanto ha a che fare l'arte con la rigenerazione degli spazi urbani?

Ho ragionato in termini di riqualificazione di una porzione di paesaggio, legata alla storia della città e dunque anche al suo centro storico. Bisogna tener conto che la prospettiva di un’idea innovativa di rigenerazione urbana ci ha anche permesso di adottare soluzioni di ingegneria naturalistica e di architettura ecosostenibile. Ma, dal momento che le residenze d’artista non sono solo contenitori esteticamente funzionali ad un effetto migliorativo dei luoghi, tali effetti, associati ai contenuti culturali che naturalmente si sviluppano nell’economia interna della residenza, si riversano anche sul tessuto sociale.

Ad esempio, ho potuto notare con piacere negli anni che i ragazzi delle cooperative sociali che lavorano alla manutenzione dei Bocs, caratterizzati da un passato  di esperienze segnanti e non sempre positive, sono  entrati in contatto con tutti gli artisti e hanno cambiato visioni, prospettive, espressioni, sentendosi sicuramente parte di un processo che migliora i luoghi ma anche le persone. È la contaminazione la portatrice sana di questi nuovi valori per la crescita umana ed economica della nostra città. Ma che ha portato anche la Città stessa fuori dai suoi naturali confini geografici ad essere conosciuta e apprezzata nei circuiti internazionali dell’arte e non solo.

 

Ritiene che il suo intento sia stato compreso e apprezzato?

Mi auguro che questo progetto possa essere valutato, nella prospettiva della sua sopravvivenza, come un complesso processo di crescita che, sebbene nutra dei bisogni umani astratti, legati alla sfera della conoscenza e della sensibilità culturale, potrà sempre farsi promotore anche, proprio a partire da questi presupposti, di bisogni più pratici legati al territorio.  Desidero  che non resti solo uno sforzo vano, una memoria legata a un frammento di storia attuale, ma che continui e sviluppi negli anni tutta la sua forza potenziale.

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