foto di Letizia Lucignano

Arianna, ragazza con-turbante

«Ogni mattina è un nuovo inizio. Mi sveglio presto, alle 5.30 di solito. Mia madre si svegliava sempre a quell’ ora quando ero bambina. Mi piaceva guardare le persone che camminavano o correvano lungo la strada per il loro allenamento mattutino. Passavano davanti casa  mia, a San Sostene, nei pressi di Soverato. Correvano a dispetto delle condizioni atmosferiche e osservarle mi procurava un senso di profonda ammirazione per loro.  Un giorno - era un periodo di ricerca per me - ho scelto di provare anche io. Una delle prime volte, camminando sul lungo mare con la musica nelle orecchie, mi sono ritrovata a sorridere improvvisamente, da sola.

Da lì, non ho più smesso di camminare. Il sorgere del sole, il mare, la musica ed io rappresentiamo ogni giorno un nuovo inizio. È meditazione. Vado di fantasia a volte, altre volte, ad ogni passo, immagino di distruggere muri, limiti. Prendo energia dal sole e dal mare. Dò un accento nuovo alla giornata e lo concordo con il mio mare. Mi ha insegnato a lasciare andare le cose nel loro flusso, senza troppa opposizione.  

Vivo a San Sostene da quando avevo 14 anni, poi mi sono spostata a Squillace e alla fine sono tornata lì, in campagna vicino al mare, con il mio laboratorio di ceramica. Un amico, Oreste, quando ho preso casa a San Sostene, è venuto a fare un servizio fotografico mentre lavoravo, e lo ha intitolato “Tra gli ulivi”. Mi ha definito “la ragazza con-turbante”, perché portare le fasce tra i capelli è diventato ormai il mio tratto distintivo.

Lavoro all’aperto il più delle volte, perché cambia completamente la percezione di ciò che sto facendo. La ceramica è vita. Si parte dalla massa informe e si arriva agli oggetti definitivi. Ho scoperto questa passione da grande. Ho sempre avuto la predisposizione alla manualità, ma sono stata ingannata dagli insegnanti di arte da piccola. Il messaggio che lasciavano passare era quello che l’arte fosse un dono innato, impossibile da coltivare. Da sempre affascinata dal disegno, a causa di queste false credenze, ho ripiegato su altre espressioni: la calligrafia, l’uncinetto, il decoupage. Trovavo oggetti e con i pennelli e i colori li dipingevo. I colori sono una tentazione. Ho sempre desiderato immergere le mani nei colori. Lavoravo la plastilina, la pasta di mais. L’elemento comune è sempre stato la necessità di sporcarmi le mani.

Poi ho trovato nell’argilla la mia anima gemella. Ho sperimentato, studiato, ma ho seguito soprattutto l’istinto. Scopro continuamente tecniche nuove, sono irrequieta nella mia curiosità. Vorrei provare di tutto. Il bianco e nero corrisponde all’eleganza, alla raffinatezza. Amo l’astrattismo e il minimalismo e il bianco e nero si associa per me all’essenziale. Faccio i laboratori con i bambini, per trasmettere loro quello che gli insegnanti non hanno trasmesso a me, che l’arte è qualcosa che può essere scoperta e coltivata con il tempo, con la curiosità e con la dedizione. Trasmetto loro ciò che camminando lungo il mare di San Sostene ogni mattina, o lavorando nel mio laboratorio, scopro: che la propria identità va ricercata costantemente, che è qualcosa che muta con il tempo e che il più delle volte coincide con il prendere coscienza delle proprie passioni profonde, alle quali, sempre e in qualsiasi caso, bisogna con gioia sorridere».

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