(PAESAGGI UMANI)

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Annalisa, le “intermittences du coeur” 

Quando parlo della mia infanzia la mente torna a San Lucido. In quel piccolo paesino calabrese sul Tirreno, ho trascorso le estati più felici della mia vita da quando avevo solo 6 mesi. Sono nata a Cosenza nel mese di gennaio e a luglio ero già a San Lucido, in una casa che dava direttamente sulla spiaggia e da cui si poteva ammirare il tramonto del sole e il percorso della luna che dalla montagna sorgeva, si faceva più alta in cielo ed andava a posarsi sul mare lasciando una scia argentea fino a scomparire del tutto. Così per tanti anni. Poi, i miei genitori hanno venduto la casa e per me  è stato un duro colpo, una specie di lutto. Perdevo tutto, anche quell'idea di unione, di aggregazione familiare che la casa al mare rappresentava per me. D’altro canto ciò mi ha dato la spinta a fare lo zaino e partire per andare a trascorrere le mie estati in giro, prima in Europa e poi sempre più lontano.

 

La mia natura di viaggiatrice mi ha portata in diverse parti del mondo. Ero e sono continuamente attratta da ciò che è diverso da me e, quindi, arricchente e stimolante. Col passar del tempo ho compreso che ad affascinarmi era un qualcosa a cui non avevo fatto caso negli anni passati e cioè quel comune denominatore che unisce le cucine di alcuni paesi. Sapori che mi riportavano ai miei luoghi d’origine, specialmente alle mie estati al mare in famiglia dove erano le “mamme granne” a cucinare. “Intermittence du coeur”, per dirla con Proust, quando mi capitava di assaggiare un piatto di verdure in Turchia che mi ricordava lo “sciuscieggiu” di mia nonna oppure le melanzane e le zucchine impanate e fritte mangiate in Grecia, molto comuni  a casa mia: le trovavo in tavola quando tornavo dalla spiaggia e anche se fredde erano talmente buone da “commuovermi”.  Così per i dolci della pasticceria marocchina come questi  qui sotto, con il miele, che hanno il sapore dei nostri “turdilli” e la forma delle “pitte impigliate” di San Giovanni in Fiore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grazie a queste “reminiscenze”, ho riscoperto da poco il piacere di mettermi ai fornelli e imparare piatti che mi piacevano tanto e a cui non volevo rinunciare. E visto che vivo a Roma, mi porto tutto l'occorrente da Cosenza. Il caciocavallo per la “spuma di patate” o la mollica di pane raffermo che giù si vende già pronta e a Roma invece non si trova. Beh, sì se devo mangiare la “pasta con la mollica” o preparare l’impasto delle polpette di melanzane, non posso rinunciare al sapore autentico di quel pane. Ma anche una colazione con latte e taralli ha la sua solennità! E dunque ben vengano i sapori della mia terra non solo in Calabria ma dovunque mi trovi per ravvivare memorie d’infanzia e d’appartenenza che ravviso in quelle “intermittences du coeur” in giro per il mondo.

Dolcetti marocchini simili a quelli natalizi del cosentino

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