Lamezia international con gli artisti del Crac di Nicoletta Grasso

di Annamaria Crupi  14/01/017

“Il mio CRAC trova più senso qui, a Lamezia,  che in qualsiasi altro luogo”. Nicoletta Grasso, fondatrice del Centro di Ricerca per le Arti Contemporanee di Lamezia Terme, è convinta e orgogliosa  della sua scelta: portare in Calabria un progetto culturale indipendente, una fattoria sperimentale, una spazio internazionale - ricavato in una vecchia scuola di informatica -  per connettere arte contemporanea e  territorio. Una realtà fuori dagli schemi che si propone come incubatore per la produzione e la condivisione di contenuti, come collettore delle migliori energie creative  per la costruzione di esperienze ed eventi di respiro internazionale. Uno spazio di educazione sentimentale (e sperimentale) alla bellezza.

 

Nicoletta in FRAC

Prima l'università a Roma, al Dams, poi in tour per il mondo come performer in alcune compagnie teatrali. Nicoletta lavora sul corpo come strumento di comunicazione non verbale. E' ricerca su se stessa e sugli altri. Approfondisce i suoi studi e migliora i suoi processi creativi con il training grotowskiano e la danza classica indiana Odissi. E' determinata ed entusiasta come solo chi ha da dire qualcosa sa essere. Per questo  non torna a casa a mani vuote: porta con sé il fermento del mondo e l’euforia di una nuova idea. Creare un luogo per i nuovi linguaggi dell'arte contemporanea: teatro, installazioni site specific, musica, video e arti performative. Tutto quello che fino ad allora  aveva visto altrove, a Parigi, Berlino, Bologna, al Festival Drosedera in Trentino, vuole proporlo a Lamezia. Consapevole dei limiti e delle difficoltà.

La prima prova, due anni fa, è con il Frac, Festival della Ricerca per le Arti Contemporanee: tre giorni di eventi dedicati alle arti figurative e performative a base di musica elettronica all’interno del Palazzo rinascimentale di Aieta, nel cosentino, borgo tra i più belli d’Italia. “Un contenitore storico per contenuti contemporanei”, specifica Nicoletta. Al festival, giunto oggi alla terza edizione, partecipano artisti della scena nazionale ed internazionale. Tutte le volte è un successo. Ma era solo una parte del progetto.

Da evento a start up

Con i finanziamenti ottenuti da un bando Invitalia a supporto delle microimprese, Nicoletta ristruttura una vecchia scuola d’informatica, trasformando  450 mq in uno spazio  a misura d' artista. Lo spazio si configura da subito come un  centro di ricerca e di sperimentazione, con auditorium, foresteria, laboratorio e sala di lavoro attrezzata per spettacoli e performances, un temporary store (dedicato a libri, dischi, articoli vintage, serigrafie), uno spazio per le mostre. Corsi per tutti i gusti (meglio se sperimentali) tenuti da artisti, attori, danzatori, sound designer, scrittori.

 

“Lights in the storm ”

Il calendario è fitto di appuntamenti, anche settimanali. Il 6 febbraio riparte “Lights in the storm”, rassegna di arti visive, musica e performing arts  che fino al 21 maggio alternerà mostre, concerti, live set, arti visive, danza, installazioni ed eventi legati al food. Per la prima volta si sperimenteranno  residenze abbinate: artisti affini vivranno insieme  all'interno del Crac per progettare in due settimane  opere e permormance site- specific. “Le luci, rimandano alla speranza, al desiderio di ricreare in Calabria ciò che esiste da tanti anni in molte metropoli italiane. La tempesta è in senso figurato la rabbia che si scatena nei giovani calabresi dovendosi confrontare con una realtà che non li stimola abbastanza ad andare oltre lo stereotipo, il già noto”, spiega Nicoletta. La luce però vince sulla tempesta. Ed il Crac, che punta a mixare i  nuovi linguaggi dell' arte, è testimone della sua forza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Reggio Calabria in una prospettiva zenitale

Particolare interesse ha suscitato il progetto fotografico “Reggio Zenitale” di Lidia Errante e Luca Pitasi: un percorso di “straniamento” nella distanza, attraverso  una raccolta di immagini satellitari e aerofotogrammetrie fornite da Google e DigitalGlobe che  ridisegna gli spazi e una nuova prospettiva. Quella di un punto di vista atipico, con un margine  di osservazione tale da sacrificare l’esperienza a scala umana per restituire un disegno più grande. Un distacco che spesso aiuta a comprendere la complessità dei sistemi in cui svolgiamo le nostre attività quotidiane. Ci si ritrova così lontani da perdere la comune percezione delle dimensioni, ma più vicini alla comprensione della grande scala, dell’architettura delle aree urbane e delle infrastrutture più imponenti. Obiettivo degli autori,  entrambi reggini con studi di architettura e l'interesse per la progettazione grafica e fotografica, è la realizzazione di un osservatorio  sui territori  tra Calabria e Sicilia. Non solo per stupire lo spettatore e stimolare confronti - nel tempo e nello spazio - delle inquadrature, ma soprattutto per formare una nuova  coscienza critica  attraverso l’esplorazione di luoghi della nostra terra spesso dimenticati. E dare ai territori un'opportunità di riscatto.

Nella sezione "Confronti" del sito web è possibile comparare immagini che immortalano i luoghi a distanza di alcuni anni. Tra le tante, quelle suggestive del porto di Saline Joniche, insabbiato dal 2002. La testimonianza di un fallimento, di quelle opere che hanno fatto sognare per poco la Calabria.

Nicoletta Grasso

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